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(ilfattoquotidiano.it, 29 luglio 2026)
L’autrice di Harry Potter, J.K. Rowling, ha attaccato duramente Amnesty International Uk, accusandola di aver colpito le vittime di violenza sessuale dopo che l’organizzazione ha inserito in un rapporto interno la sua fondazione benefica Beira’s Place tra i gruppi «anti-diritti».
Poche opere culturali hanno lasciato tracce indelebili nella formazione di una generazione come Harry Potter ha fatto con i Millennial. L’opera di J.K. Rowling ha funzionato come strumento di educazione per milioni di persone, con effetti verificabili nel comportamento civico e nella partecipazione politica di un’intera generazione.
Per decenni c’è stata una regola non scritta nelle comunità di appassionati che scrivevano “fanfiction”, il genere dei racconti che si basano su storie e personaggi appartenenti a immaginari e universi narrativi inventati da altri: lo si fa per passione, non per guadagnarci. Monetizzarli era sostanzialmente impensabile, dato che le leggi sul diritto d’autore vietano di sfruttare la proprietà intellettuale altrui a scopo di lucro.
Quando J.K. Rowling compì cinquant’anni, il 31 luglio del 2015, i giornali di tutto il mondo lo raccontarono sottolineando come non fosse soltanto una delle autrici più ricche e lette del pianeta, ma anche una delle più amate in assoluto. I libri della saga di Harry Potter – cominciata nel 1997 con Harry Potter e la Pietra Filosofale e finita nel 2007 con Harry Potter e i Doni della Morte – erano stati tradotti in più di 70 lingue e avevano venduto più di 450 milioni di copie.
di Antonella Boralevi (huffingtonpost.it, 12 gennaio 2023)
400mila copie vendute in un giorno, 40 milioni di dollari per l’autore. Spare, “Il pezzo di ricambio”, firmato da Harry d’Inghilterra (ma scritto dallo stesso ghostwriter, J.R. Moehringer, che ha creato il best seller Open di Andre Agassi) è un successo epocale di vendite. Alla pari con la saga di Harry Potter. A Londra, ci si picchia per conquistarne una copia. Perché succede?
Martedì nel Regno Unito sono state vendute più di 400mila copie di Spare, l’autobiografia del principe Harry, uscita in giornata. Nessun libro che non fosse un romanzo aveva mai venduto così tanto in un solo giorno prima d’ora. Larry Finlay, direttore della casa editrice Transworld, che fa parte del gruppo Penguin Random House e ha pubblicato l’edizione britannica del libro, ha commentato così il gran numero di vendite.
Lo scorso 28 febbraio l’artista di strada polacco Kawu ha pubblicato sul suo profilo Instagram un murale da lui realizzato a Poznań, una città della Polonia occidentale. Raffigura il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nei panni di Harry Potter e il presidente russo Vladimir Putin come il suo antagonista Voldemort. L’immagine ha avuto successo sui social network, suscitando reazioni diverse: accanto a chi ha trovato calzante il parallelo tra i due capi di Stato e i personaggi di J.K. Rowling, autrice della saga di romanzi per ragazzi Harry Potter, c’è chi l’ha criticata per la superficialità con cui tratta un conflitto complesso e tragico, riducendolo a una banale lotta tra il bene e il male. Negli ultimi anni, infatti, la serie di Harry Potter è stata spesso utilizzata per commentare la cronaca politica, tanto da aver ispirato un meme che è tornato a circolare, soprattutto su Twitter, in questi giorni: “Read another book”, ovvero “Leggete un altro libro”.
Il presidente russo Vladimir Putin ha citato l’autrice di Harry Potter J.K. Rowling per riferirsi a una presunta abitudine dell’Occidente a “cancellare” persone e avvenimenti storici, paragonando le recenti sanzioni e provvedimenti contro la Russia seguite all’invasione in Ucraina alle accuse e alle campagne di boicottaggio che si sono diffuse negli ultimi anni nei confronti della scrittrice per via di alcune sue affermazioni su sesso e genere. «A Hollywood fanno i film in cui l’esercito che ha sconfitto il fascismo è quello americano, ma se si guarda ai numeri dei soldati che combatterono nell’Est furono i russi. (…) Non citano nemmeno chi ha lanciato le bombe su Hiroshima e Nagasaki, dicono solo che sono stati degli indefiniti “alleati”. (…) Cancellano la verità.
In Thailandia nelle ultime settimane migliaia di studenti universitari e delle scuole superiori hanno partecipato a manifestazioni di protesta contro il governo e contro il re, e per chiedere maggiore democrazia. Sono proteste inusuali per un Paese in cui il re è considerato una specie di divinità e dove per chi lo critica è previsto anche il carcere. La Thailandia ha, infatti, una delle legislazioni più severe al mondo per il reato di lesa maestà: chi «diffami, insulti o minacci il re, la regina, gli eredi o i reggenti» rischia una pena detentiva fino a quindici anni.
Il video dell’attrice alle Nazioni Unite è stato visto milioni di volte online, ma le è costato una serie di minacce e attacchi su Internet
di Giulia Siviero (ilpost.it, 24 settembre 2014)
Emma Watson è partita da sé, come nelle migliori tradizioni oratorie femministe: ha detto di essere stata scelta ambasciatrice dell’ONU sei mesi prima e ha parlato delle difficoltà legate alla parola “femminismo”, soprattutto per come viene recepita dagli uomini ma anche da alcune donne: «Più ho parlato di femminismo e più mi sono resa conto che troppo spesso battersi per i diritti delle donne era diventato sinonimo di odiare gli uomini. Se c’è una cosa che so con certezza è che questo deve finire. Continua la lettura di Il discorso di Emma Watson sul femminismo→