
(ilfattoquotidiano.it, 29 luglio 2026)
L’autrice di Harry Potter, J.K. Rowling, ha attaccato duramente Amnesty International Uk, accusandola di aver colpito le vittime di violenza sessuale dopo che l’organizzazione ha inserito in un rapporto interno la sua fondazione benefica Beira’s Place tra i gruppi «anti-diritti».
Il caso nasce da un documento di Amnesty Uk intitolato Una minaccia crescente: il movimento dei diritti negati (o contro i diritti), pubblicato sul sito dell’organizzazione e poi rimosso pochi giorni dopo. Secondo quanto riportato dal Times, il rapporto ritirato citava tra gli «attori anti-diritti» gruppi come For Women Scotland, Murray Blackburn Mackenzie e Beira’s Place, il servizio di sostegno alle vittime di violenza sessuale riservato alle donne fondato dalla Rowling. Amnesty ha poi spiegato che il documento era stato caricato senza seguire l’iter di revisione interno dell’organizzazione e che il linguaggio usato non rifletteva la posizione ufficiale di Amnesty Uk.
La reazione della Rowling non si è fatta attendere. Gli avvocati di Beira’s Place hanno inviato ad Amnesty Uk una lettera legale che accusa l’organizzazione di aver condotto una «campagna in corso» per diffamare il centro, definendolo falsamente «anti-diritti» e presentando le donne vulnerabili che ne usufruiscono come persone ostili ai diritti trans. La scrittrice ha accompagnato la lettera con un giudizio durissimo: secondo la Rowling, Amnesty Uk «è diventata ciò che era stata creata per combattere», avendo abbandonato la difesa della libertà di parola e di credo per trasformarsi, nelle sue parole, nel «tiranno che perseguita chi non abbraccia le opinioni che essa stessa decreta accettabili».
I legali del centro, riportano fonti britanniche, hanno chiesto ad Amnesty il ritiro permanente del rapporto, scuse pubbliche ai gruppi coinvolti e l’avvio di un’indagine esterna indipendente su come il documento sia stato pubblicato, minacciando altrimenti un’azione giudiziaria per diffamazione. Secondo il Washington Times, alcuni membri dello staff del centro di Edimburgo avrebbero ricevuto corrispondenza minatoria dopo la diffusione del rapporto, mentre la vicenda è ora al vaglio della Charity Commission, il regolatore britannico del terzo settore, sia su segnalazione della stessa Amnesty sia di Beira’s Place e di altre organizzazioni coinvolte.
La scrittrice ha inoltre offerto sostegno legale, tramite lo J.K. Rowling Women’s Fund, a tutte le organizzazioni femminili inserite nella lista nera di Amnesty che intendano intraprendere azioni legali, tra cui Lgb Alliance, Women’s Rights Network, Sex Matters e Gay Men’s Network. Sul fronte opposto, Amnesty International ha dichiarato di restare impegnata a fare ricerca e attivismo sui diritti umani, aprendo comunque a un confronto: l’amministratrice delegata Kerry Moscogiuri ha accettato d’incontrare i rappresentanti di Sex Matters, una delle organizzazioni citate nel rapporto ritirato.
Beira’s Place, va ricordato, è un centro con sede a Edimburgo che offre sostegno esclusivamente a donne vittime di violenza o abuso sessuale, in base a quello che definisce un principio di sesso biologico coerente con l’Equality Act 2010, e non fornisce servizi a uomini né a donne transgender. Da tempo la scrittrice scozzese, sessant’anni, è una delle voci più esposte nel Regno Unito del movimento gender critical, secondo cui i diritti delle donne — in particolare l’accesso a spazi e servizi riservati — devono basarsi sul sesso biologico e non sull’identità di genere. Una posizione che le ha attirato ripetute accuse di transfobia da parte di attivisti e organizzazioni Lgbtq+; accuse respinte con forza dalla stessa autrice, che si definisce sostenitrice dei diritti delle persone trans, pur rivendicando la necessità di tutelare spazi solo femminili per le donne, specie per le sopravvissute a violenza sessuale.
Tra gli episodi che hanno alimentato la polemica: la restituzione nel 2020 del premio Ripple of Hope della fondazione Robert F. Kennedy Human Rights, dopo che l’organizzazione aveva criticato alcuni suoi tweet ritenuti transfobici; le sue posizioni sulla detenzione di persone transgender con precedenti di violenza in carceri femminili; le dichiarazioni sull’uso dei pronomi in tribunale per gli aggressori; e la disponibilità, più volte ribadita, a «finire in carcere» pur di non essere costretta per legge a un linguaggio che considera in contrasto con la realtà biologica. Rowling ha più volte denunciato di aver ricevuto minacce di morte e la diffusione on line del proprio indirizzo di casa da parte di attivisti trans, mentre gruppi per i diritti Lgbtq+ continuano ad accusarla di alimentare, con la sua visibilità e il suo patrimonio, un clima ostile verso le persone transgender nel Regno Unito.