di Giorgio Dell’Arti* (linkiesta.it, 16 giugno 2026)
Paul Manafort, appena entrato nello staff di Trump, s’era fatto portare i sondaggi. I sondaggi segreti commissionati dai candidati alla Casa Bianca dicono molte più cose di quelle che gli istituti fanno poi uscire sui giornali.
Prima ha contraddetto Donald Trump citando i documenti dello stesso governo americano. Il giorno dopo, alla stessa domanda, ha preferito non rispondere. Ha fatto presto a cambiare personalità America.gov, il nuovo chatbot basato sull’Intelligenza Artificiale presentato dal presidente degli Stati Uniti per rendere più semplice l’accesso alle informazioni e ai servizi federali.
Lo staff di Donald Trump ha attaccato giornalisti, commentatori e analisti dei maggiori network americani per aver smontato le accuse che il presidente degli Stati Uniti ha lanciato in diretta tv contro la Cina. Secondo Trump, Pechino avrebbe «violato il sistema elettorale americano», acquistando o rubando i dati personali di 220 milioni di elettori.
di Christian Rocca (linkiesta.it, 23 ottobre 2024)
Non se ne parla più, sembra quasi che si sia trattato di un fatto come un altro, normale e naturale. Ma in realtà è stato un tentato colpo di Stato quello ordito da Donald Trump dopo la sconfitta elettorale del 3 novembre 2020, quando l’allora presidente fu cacciato dalla Casa Bianca da una valanga di voti democratici che hanno temporaneamente salvato l’America, l’Ucraina e l’Europa.
di Antonio Pellegrino (linkiesta.it, 8 ottobre 2024)
Giornalismo libero contro media mainstream. Su questo presunto conflitto si regge una retorica che da anni infesta il dibattito pubblico, avallando le attività di blogger indipendenti, reporter amatoriali e altre figure autoproclamatesi «scomode», il cui scopo comune è quello di diffondere propaganda dietro la maschera dell’informazione partita dal basso.
Le parole “Rip America” sono andate in tendenza su X quasi subito. Qualche minuto prima, una giuria popolare di New York aveva dichiarato Donald Trump colpevole di tutti i 34 capi d’accusa nel processo sulla falsificazione dei registri contabili legati a un pagamento effettuato alla pornostar Stormy Daniels per conto dell’ex presidente degli Stati Uniti. Le immagini di una bandiera americana capovolta – un simbolo che era già stato utilizzato nel 2020 da “Stop the Steal”, il movimento di estrema destra secondo cui la vittoria di Joe Biden alle presidenziali del 2020 sarebbe frutto di brogli – hanno inondato i social media, dove i sostenitori di Trump, frange estremiste, opinionisti e politici di destra hanno dato sfogo alla loro rabbia.
Facebook inizierà ad etichettare le pagine di giornali e media che reputa siano totalmente o parzialmente sotto il controllo del proprio governo. L’obiettivo dichiarato è offrire un servizio che migliori la trasparenza per gli editori. «Le persone dovrebbero sapere se le notizie che leggono provengono da una pubblicazione che potrebbe essere sotto l’influenza di un governo» scrive Nathaniel Gleicher, capo delle politiche di cybersecurity di Facebook sul blog della società.Continua la lettura di Facebook ora segnala i media controllati dai governi→