Banksy: l’artista e l’impegno in mostra a Roma

di Elisabetta Stefanelli (ansa.it, 8 settembre 2020)

L’invisibilità, la scelta di distruggere le icone pop, le collaborazioni con altri artisti, l’impegno senza bandiere politiche. Oltre il muro da cui nasce l’opera di Banksy, lo spazio Cinquecentesco del Chiostro del Bramante a Roma ospita fino all’11 aprile A visual protest, una mostra posticipata a causa dell’emergenza sanitaria che apre oggi al pubblico con nuove modalità di visita: prenotazioni solo on line e piccoli gruppi distanziati ogni quindici minuti, ma libertà di circolazione all’interno dello spazio espositivo per non limitare la liberà di godere delle opere nei tempi desiderati.BANKSY A VISUAL PROTESTSi tratta di un percorso di oltre cento opere – molto ben descritte – che raccontano nel dettaglio la ricerca di Banksy, artista misterioso, di cui si sa poco o nulla, e che di questa invisibilità ha fatto parte rilevante della sua fortuna. Molto popolare, soprattutto tra un pubblico giovane ma non solo, che ha conquistato con ironia, denuncia, politica, intelligenza, protesta. Un linguaggio semplice il suo, tipico della street art da cui trae origine, con temi ricorrenti che vengono ben espressi in questa mostra, dove ci sono molte delle sue opere iconiche, oramai entrate nell’immaginario comune. Opere spesso portatrici di contenuti importanti ma mai assimilabili ad una posizione politica, e in questo Banksy rivela la sua anima fortemente punk: la denuncia della violenza, il pacifismo, la battaglia contro le contraddizioni del capitalismo, il potere dell’amore, la povertà ai margini di una civiltà ricca e molto altro.

Battaglia che l’autore non lascia solo sul muro o sulla carta, ma che accompagna con progetti concreti. Come l’hotel «con vista peggiore al mondo» costruito a Betlemme, vicino al Muro; oppure la Louise Michel, la nave da lui finanziata, destinata a salvare i migranti nel Mediterraneo. Progetti che finanzia e che portano la sua firma da tutti i punti di vista. «Un percorso che dà una visione globale del mondo di Banksy», spiega Natalia de Marco, della direzione artistica del Chiostro e curatrice della mostra, «dove troverete le opere destinate al collezionismo. I capolavori ci sono tutti. È una mostra completa». Da Love is in the air a Girl with balloon, da Queen Vic a Napalm, da Toxic Mary a Hmv, dalle stampe realizzate per Barely Legal, una delle più note mostre realizzate, ai progetti discografici per le copertine di vinili e cd. E poi un bel video che illustra le opere che qui non sono potute arrivare, quelle rimaste sui muri perlopiù scrostati delle città simbolo che entrano nelle sue opere: Bristol, Londra, New York, Gerusalemme, Venezia.

Le opere in mostra sono certificate nella loro autenticità dal Pest Control, dal 2009 l’ente ufficiale in grado di autentificare le opere di Banksy. Certifica solo i pezzi prodotti per la vendita e quindi non le opere di street art, non essendo state concepite per il mercato (salvo alcune eccezioni). Sul documento di autenticazione è spillata la metà di una banconota da dieci sterline che riporta l’effige di Lady Diana. «Non so perché le persone siano così entusiaste di rendere pubblici i dettagli della vita privata: l’invisibilità è un superpotere»: e la sua capacità di sfruttarne la seduzione è illimitata.

Spread the love