Corea del Nord libera studente Usa: “Ma è in coma”. L’annuncio durante la “missione” di Dennis Rodman

L’eccentrico ex campione Nba è a Pyongyang per riportare a casa i quattro cittadini americani bloccati da Kim. Alla Cnn ha detto che sarebbe tornato in 48 ore con una sorpresa. Il primo “ostaggio”, Otto Warmbier, è vittima di botulismo: gli sarebbe stato somministrato un sonnifero da cui non si è più risvegliato

di Angelo Aquaro (repubblica.it, 13 giugno 2017)

Pechino – Agente Dennis Rodman: in missione per Donald Trump. L’ex campione di basket più pazzo del mondo che cantò “Tanti auguri a te” a Kim Jong-un ne ha combinata un’altra delle sue atterrando nella Corea del Nord che atterrisce il mondo lanciando un missile dietro l’altro.DENNIS-RODMANMa il suo arrivo stavolta ha coinciso con la notizia che l’America aspettava da 17 mesi: Pyongyang ha finalmente liberato lo studente Otto Warmbier, che era stato condannato a 15 anni per avere rubato, povero, un poster. La notizia è stata data dal Segretario di Stato Rex Tillerson e anche se nulla è stato ancora chiarito l’annuncio incrocia appunto lo sbarco dell’ex campione. È il primo gesto distensivo della Corea del Nord verso l’America di Donald Trump? Le notizie sono ancora molto confuse. Il ragazzo, infatti, sarebbe molto malato, tecnicamente in coma probabilmente già da un anno, dice la sua famiglia al Washington Post. “Nostro figlio sta tornando a casa”, dice Fred, il papà, al quotidiano americano. Tillerson, invece, non ha parlato delle condizioni mediche. Otto sarebbe stato trattato, dopo il processo, per un caso di botulismo: secondo le prime ricostruzioni, gli sarebbe stato dato un sonnifero ma il giovane non si sarebbe più risvegliato. La gioia, dunque, si confonde con il dramma. E adesso? Il Dipartimento di Stato finora non aveva neppure voluto commentare la visita di Rodman: gli Usa non hanno neanche relazioni diplomatiche ufficiali con lo Stato Eremita di lassù, il capo del Pentagono Jim “Cane Matto” Mattis davanti al Congresso ha appena definito Pyongyang “la più pressante e pericolosa minaccia alla pace e alla stabilità” mondiali, e figuriamoci dunque se qualcuno possa assumersi la paternità della missione. Ma basta mettere insieme i fili di questa storia per azzardare che Dennis il Rosso possa essere finito a Pyongyang proprio nel tentativo di riportarsi a casa i quattro ostaggi americani che il regime detiene come possibili pedine di scambio. Ai reporter che gli chiedevano i motivi della missione, l’ex Toro di Chicago, l’ex campione dei Chicago Bulls, che per aggiungere mistero al mistero indossava la maglietta con la scritta “PotCoin”, ed era accompagnato da alcuni impiegati della startup che provvederebbe “moneta digitale” al business della cannabis, ha per la verità detto che la trattativa “non è nei miei piani, adesso”, anche se ha specificato che si spinge lassù “per tenere una porta aperta” e spera “che qualcosa accada”. Alla Cnn che è riuscita ad avvicinarlo ha poi vagamente detto “ci rivediamo giovedì”: e chi si piomberebbe a Pyongyang per sole 48 ore se il blitz non nascondesse, appunto, una missione particolare? Il segreto ovviamente è assoluto e “Il Verme”, come è stato affettuosamente soprannominato, è riuscito a sgusciare senza farsi incastrare dai curiosi quando è atterrato dagli Usa a Pechino con destinazione Corea del Nord. Per l’alfiere di questa singolare diplomazia del basket si tratterebbe della quarta visita nello Stato che minaccia di seppellire gli yankees con la bomba atomica. Tre sono documentate dal 2013 al 2014 e storico, si fa per dire, resta il viaggio dove l’omone si è esibito perfino nel più classico degli “Happy Birthday”, tanti auguri a te, rivolto con affetto a quel Kim che lui definisce “davvero un bravo ragazzo”. “Un ragazzo sveglio” è d’altronde la definizione che del Giovane Maresciallo ha dato lo stesso Trump, che ha confessato di essere “onorato” di poter incontrare un giorno il leader comunista “alle giuste condizioni”. Di più: lo stesso Trump in passato aveva elogiato una di queste missioni dell’amico Dennis, che fra l’altro è stato un paio di volte ospite del suo The Apprentice, lo show in tv che ha reso popolarissimo l’attuale presidente degli Usa. Rodman ha ricambiato facendo campagna elettorale per The Donald. E insieme a Dennis il tycoon-showman oggi a capo del mondo libero aveva pianificato la possibilità di fare anche lui un blitz nell’ultima roccaforte comunista: magari per prendersi con Kim un hamburger, come aveva fatto per accaparrarsi i voti degli americani, e tra un boccone e l’altro convincerlo a mollare sul nucleare. La missione di Dennis non si spinge così in alto, ma è chiaro che anche se non ufficiale è comunque un canale che gli americani stanno aprendo all’indomani del decimo lancio di missili dell’anno: non certo il primo, visto che le consultazioni ufficiose della serie “Track 2” sono proseguite anche negli ultimi mesi, con la mediazione della Norvegia, mica per niente la sede del premio Nobel. E perfino, si sussurra, la benedizione di papa Francesco, che ha sempre spinto per il dialogo di fronte alla prospettiva di quella che lui chiama “la terza guerra mondiale a pezzi”. Erano almeno quattro, a quanto risulta, gli americani oggi detenuti nelle prigioni di Kim. Il povero Otto, il giovane dell’università della Virginia ora finalmente liberato, dopo la condanna a 15 anni di carcere per aver tentato – dicono i nordcoreani – di rubare al termine di una gita scolastica un poster con l’effige di Jong-un, che come tutti i tre Kim della dinastia lassù è considerato un semidio. Sempre dalla Virginia arriva, per un puro caso che però ai giudici di Pyongyang sembra giustificare il complotto, Kim Dong-chul, arrestato con l’accusa di spionaggio. Dall’evidente origine coreana sono anche gli ultimi due cittadini americani detenuti, accomunati entrambi dall’appartenenza alla Pust, un’università cristiana che è riuscita a prosperare negli ultimi 15 anni con l’accondiscendenza ovviamente del regime, che tra i suoi banchi ha spedito i figli dell’élite: oggi, i professori Kim Sang-Duk e Kim Hak-song sono però anche loro accusati di spionaggio. Riuscirà dunque il nostro Rodman a portare la missione a canestro? La notizia della liberazione di Otto riempie tutti ovviamente di gioia, malgrado l’ombra della malattia. Resta tutto da vedere dunque il ruolo dell’ex campione. Certo: anche la diplomazia del basket, dopo l’annuncio del presidente sudcoreano Moon Jae-in di voler organizzare con i fratelli-coltelli del Nord i mondiali di calcio del 2030, può essere una strada per uscire dal vicolo cieco dove il mondo intero rischia di cacciarsi. Per colpa, ovviamente, della determinazione di Kim a fare della Corea del Nord, a dispetto delle sanzioni di tutto il pianeta, una potenza nucleare. Ma adesso anche per la promessa di Trump di allontanare la minaccia con qualsiasi mezzo – inclusa dunque quell’azione militare che potrebbe portare a una catastrofica, e atomica, rappresaglia. Tanti auguri a te, stavolta, agente Dennis: e una speranza grande così perché Otto, tornato a casa dopo questo incredibile calvario, possa farcela davvero.

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