Iva Zanicchi dice che Matteo Salvini «è un gran lavoratore»

di Enzo Boldi (giornalettismo.com, 1° ottobre 2019)

I registri delle presenze raccontano un’altra storia, ma stiamo parlando del passato. Iva Zanicchi, però, racconta di un Matteo Salvini lavoratore ai tempi della loro coabitazione al Parlamento Europeo. L’“aquila di Ligonchio”, che dal 2008 al 2014 si è seduta agli scranni dell’Europarlamento nelle file di Forza Italia e del Popolo delle Libertà, è stata una collega del leader della Lega e lo dipinge come una persona sempre attenta a mantenere le promesse.

Ph. Gianluigi Basilietti / Ansa – Riccardo Antimiani / Ansa

Ph. Gianluigi Basilietti / Ansa – Riccardo Antimiani / Ansa

Poi spiega di esser stata una dei primi a lanciare la «questione migranti», ma è rimasta inascoltata perché veniva considerata «solo una cantante». «Salvini è un gran lavoratore. Non mancava quasi mai al Parlamento Europeo, spesso votava e poi correva a Milano per una riunione sul territorio» ha detto Iva Zanicchi nella sua intervista a La Verità. «E poi lui è uno che cerca di attuare quello che ha promesso in campagna elettorale». I registri delle presenze del segretario della Lega all’Europarlamento, però, raccontano un’altra realtà confermata anche dall’atteggiamento tenuto dall’ex ministro per i quindici mesi in cui è stato al Viminale, dove nelle sue stanze risuonava un’eco stantia nel vuoto.

E Iva Zanicchi mantiene la linea salviniana anche quando le viene chiesto di parlare dei migranti. L’“aquila di Ligonchio”, questo il suo soprannome per via della potente voce, ha spiegato di aver fatto «sempre lo stesso identico intervento, e in tempi non sospetti: dicevo che l’Italia è una mano tesa in mezzo al Mediterraneo (per posizione geografica, N.d.R.) e che non può essere lasciata da sola a fronteggiare gli sbarchi di tutti i migranti. Se una persona, però, viene dal mondo della canzone nessuno ti dà retta».

E anche su questo tema strizza l’occhio a Matteo Salvini. Anzi, ai motti leghisti mai messi in pratica: «Comunque è indispensabile trovare una soluzione nella quale tutti si facciano carico del problema. Ma ancora prima bisogna aiutarli a casa loro, su questo sono d’accordo con Salvini». Peccato che questo motto abbia fatto la stessa fine del taglio delle accise, con una profonda differenza: nel primo caso a pagare con la vita sono stati gli esseri umani.

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