Storia del Coccoluto Radicale

di Luca Roberto (ilfoglio.it, 2 marzo 2021)

Si racconta che quando lo avvicinò Marco Pannella, i due non potevano apparire più distonici, come pescati da universi diametralmente opposti. Eppure il leader radicale, lo ha raccontato all’emittente di partito il suo storico braccio destro, il torinese Sergio Rovasio, “pur non essendo esperto di musica da discoteca, di Coccoluto capì che aveva di fronte un grand’uomo, dalla grande fama”. Tutto ebbe inizio, quasi per caso, con una manifestazione davanti al Pantheon, a metà degli anni Novanta. Il dj cassinate, che era già esondato dall’ambito di notorietà del solo clubbing per diventare una figura di culto, decise di aderire a una manifestazione dei Radicali di cui non ci si ricorda né il contenuto né le rivendicazioni. “Era da sempre vicino alle nostre iniziative. Lo faceva col piglio del militante”, racconta Marco Cappato, che ha avuto modo di coinvolgerlo negli appuntamenti dell’Associazione Luca Coscioni.

Ansa
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Fu l’inizio di una concordanza che lo avrebbe convinto a prestare nome e immagine alle cause più disparate: dalla richiesta di referendum sull’eutanasia alla marcia per l’Orgoglio laico del maggio 2007 in piazza Navona a Roma, per cui decise di rientrare di tutta corsa nella Capitale in piena notte pur di suonare. Poco dopo aver deciso di accettare la candidatura simbolica nelle liste della Rosa nel Pugno, al fianco di Marco Pannella ed Emma Bonino, alle politiche del 2006. “Ricordo ancora il concerto per l’eutanasia legale del settembre 2019 in piazza San Giovanni Bosco, a Roma. Quando mise su i dischi per il gran finale e riuscì a far ballare Mina Welby”, racconta ancora Cappato. “Era l’anti Papeete. Non aveva l’atteggiamento moralistico che hanno certi progressisti, semplicemente era un libertario. Riconosceva la libertà nella musica e la praticava anche in politica. È sempre stato un antiproibizionista responsabile. Viveva il mondo della notte con gioia”.

A Roma era socio di Giancarlo Battafarano, detto Giancarlino, con cui animava le serate del Goa, uno dei primi locali della Capitale a far emergere la cultura del clubbing. “Ci permise di organizzare lì una festa dei Radicali. Fu divertente assistere a un certo scontro di stili tra il nostro impegno militante e l’atmosfera dei club”, spiega Mario Staderini, che dei Radicali è stato segretario e con Claudio Coccoluto, ha coltivato un’amicizia di lungo corso. “Aveva uno spessore culturale a 360 gradi che lo vedeva impegnarsi in battaglie di libertà anche quando sarebbe stato meglio per una figura pubblica sottrarsi, starsene in disparte per non attirarsi critiche. L’afflato internazionale, la sensibilità che aveva nel sentire la pista ce l’aveva anche nell’auscultare quelle che erano le istanze delle persone. La sua non era una militanza di partito ma una militanza per la libertà”. Di solito capitava che ci si rivolgesse a lui anche per le strette contingenze: il tappeto sonoro alle manifestazioni, ai gay pride. Lui rispondeva presente”.

La domanda che chiude il pezzo non può che andare a parare dalle parti del frivolo. Ma c’è riuscito poi, alla fine di tutti questi anni di frequentazione, a far ballare Pannella? “Non ci ho mai fatto caso”, confessa divertito Staderini. “Ma Pannella non si muoveva neanche con la Loffredo Jazz Band, che si portava praticamente ovunque. Un sasso”.

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