Anche i talebani indossano sneaker bianche

(ilpost.it, 31 gennaio 2021)

La moda delle sneaker bianche è arrivata anche in Afghanistan: qui però non sono indossate da rapper, modelli alle sfilate, ragazzini a scuola e, in verità, da chiunque segua un minimo le tendenze, ma dai talebani. Come ha raccontato il New York Times, il gruppo radicale islamico è affezionato allo stesso modello da trent’anni. Le Cheetahs sono scarpe da ginnastica in pelle bianca che ricordano vagamente le Puma, con il collo alto e delle riconoscibili rifiniture verdi e gialle. Vengono prodotte da Servis Shoes, una delle più grandi fabbriche di scarpe del Pakistan, che nel 1983 lanciò sul mercato il suo primo marchio di scarpe sportive. Le Cheetahs infatti erano inizialmente pensate per gli atleti – molti di rilevanza nazionale fecero anche da testimonial – e solo di recente ne sono stati introdotti modelli più casual e anche per le donne: sono ancora il modello più venduto di Servis.

Ph. Rahmat Gul / Ap
Ph. Rahmat Gul / Ap

Prima di essere associate stabilmente ai talebani, in Afghanistan vennero indossate per la loro comodità da vari gruppi di combattenti e ribelli. Per esempio il generale Khair Mohammad Timor, un ex comandante di origine uzbeka che combatté sia contro i sovietici sia contro i talebani prima di diventare nel 2011 capo della polizia di una provincia afghana, ha raccontato che più di trent’anni fa il suo superiore gli ordinò di procurare le Cheetahs per far apparire i suoi combattenti più professionali: «da allora divenne una tradizione». Nel 2013 Timor venne licenziato dal governo per la sua brutalità e nel 2015 venne accusato di violazioni dei diritti umani dall’associazione Human Rights Watch. Le sneaker divennero una tradizione anche per i talebani, che presero il potere in Afghanistan nel 1996 dopo un’atroce guerra civile. In quegli anni riuscirono anche a trasformarle in un simbolo di terrore e violenza: «sono fissate nei ricordi di molti, insieme alla morte e alla distruzione sfrenata che il Paese ha sopportato dall’invasione dell’Unione Sovietica nel 1979», ha scritto il New York Times.

Le truppe americane, che entrarono in Afghanistan nel 2001, le associarono invece subito ai talebani, tanto che a molti soldati e membri dei servizi segreti veniva raccomandato di trattare come un sospetto chiunque le indossasse, e quindi di fermarlo e interrogarlo. Ne parla anche Matt Bissonnette, l’ex Navy Seal che partecipò alla missione che uccise Osama bin Laden e la raccontò nel libro No Easy Day, uscito nel 2012. Bissonnette racconta che nell’estate del 2009, mentre era in missione nelle zone montagnose dell’Afghanistan centrale, circa due ore a Sud di Kabul, trovò i cadaveri di tre combattenti talebani: indossavano «camicie larghe, pantaloni e Cheetahs nere, scarpe da ginnastica simili alle Puma alte, portate abitualmente dai talebani. Nello squadrone scherzavamo sempre dicendo che se uno indossava delle Cheetahs nere in Afghanistan era automaticamente un sospetto». Tra i soldati americani le scarpe divennero famose anche come Haqqani High-Tops, dal nome del gruppo di guerriglieri afghani affiliati ai talebani dal 1995, molto violento e che combatte soprattutto nell’Est del Paese.

Anche i talebani le riconoscevano come un simbolo di appartenenza: Najibullah Aqtash, un comandante locale nella provincia di Kunduz, ha per esempio raccontato al New York Times che «il più delle volte, quando indossavamo le scarpe bianche, ci veniva fatto un segno di pace»; ha anche ricordato che inizialmente la bandiera dei talebani era interamente bianca, poi venne aggiunta in nero la shahada, la testimonianza di fede musulmana (la stessa scritta che compare anche nella bandiera verde saudita). Un altro combattente talebano di alto rango ha raccontato che due anni fa, prima di condurre un’importante battaglia contro il gruppo affiliato allo Stato Islamico, inviò nella città di Jalalabad dei tassisti a comprare duecento paia di Cheetahs per i suoi soldati, per farli stare più comodi.

Da settembre sono in corso in Qatar i colloqui di pace tra governo afghano e talebani, che stanno cercando di accreditarsi come un esercito più serio e presentabile. Nei video e nelle fotografie più recenti, infatti, portano spesso stivali e uniformi militari, a volte rubate, insieme ad armi fornite dagli americani alle truppe afghane. Le vendite di Cheetahs però continuano, ed è possibile scovare un paio esposto tra stivali, sandali e scarpe più formali nelle bancarelle dei bazar: è un modo discreto per far sapere che sono in vendita. Il New York Times le ha trovate da circa dieci venditori del mercato della città settentrionale di Mazar-i-Sharif, ma tutti si sono rifiutati di parlarne tranne uno, il 36enne Hashim Shingal. Shingal ha spiegato che non fa mai troppe domande ai suoi clienti, che sono acquistate soprattutto in inverno e che quest’anno ne ha vendute quasi trecento paia al mese, soprattutto a uomini provenienti dai dintorni della città, dove ci sono ancora scontri tra i soldati del governo e i talebani.

Oggi un paio di Cheetahs costa tra i 13 e i 25 dollari, in base a dove vengono comprate e all’autenticità: girano infatti molte copie cinesi, simili ma di qualità peggiore. Quelle bianche e alte sono il modello più diffuso, ma non sono l’unico. In alcune zone i talebani le indossano solo d’inverno e le sostituiscono con i sandali d’estate. Variano, inoltre, in base alla regione: i comandanti del Nord, dell’Est e dell’Ovest spediscono tassisti o affiliati nei centri cittadini per comprarle in massa. Quelli del Sud, invece, si spingono in Pakistan e le acquistano in città di frontiera come Quetta. L’unico importatore e distributore ufficiale di Servis in Afghanistan si trova nella capitale Kabul. Omar Saeed, direttore esecutivo di Servis fino al 2019 e da allora membro dell’azienda madre Service Industries Limited, ha detto che le scarpe vengono importate nel Paese da più di venticinque anni. In una buona annata se ne possono vendere anche 200mila paia, mentre in Pakistan – l’unico altro Paese in cui sono vendute ufficialmente – possono arrivare a un milione. Saeed è contrariato che le Cheetahs vengano associate al gruppo radicale islamico e ha puntualizzato al New York Times che «in Afghanistan le indossano tutti, non è una scarpa fatta per i talebani».

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