Angelina Jolie apre un atelier di moda sostenibile

di Emanuela Minucci (lastampa.it, 29 settembre 2023)

Il luogo in sé non potrebbe essere più iconico, anzi, sacro: Lower Manhattan, il numero 57 di Great Jones Street. Lì è dove Jean-Michel Basquiat e Andy Warhol diedero il meglio del loro essere artisti innovativi e per molti versi di rottura. Bene, Angelina Jolie ha deciso di aprire fra queste pareti ricoperte di graffiti contemporanei un atelier di ricerca dedicato a una nuova moda: quella che fa della sostenibilità il proprio motore immobile.

Vogue

«Ho in mente» ha dichiarato l’attrice a Vogue «uno spazio di collaborazione, una sorta di centro culturale e di laboratorio di design che combina servizi di sartoria e di upcycling con una galleria per artigiani locali e una caffetteria gestita in collaborazione con organizzazioni di rifugiati [lei è anche inviata speciale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, N.d.R.]». E prosegue: «Ho incontrato diversi artigiani nel corso degli anni, persone molto capaci e di talento, e vorrei vederli crescere».

Nulla, dunque, in quest’ultima avventura in cui si è lanciata l’attrice, a partire dalla scelta della location, è lasciato al caso: laddove il genio di Warhol mosse, con le famose lattine Campbell’s, una feroce critica alla società dei consumi, Jolie crea una casa degli stilisti che avranno a cuore il futuro del pianeta. Una mossa che sta sul fronte opposto del narcisismo di cui soffrono le celebrities: il modello di Atelier Jolie andrebbe forse paragonato a quello di The Row, delle gemelle Olsen, dove la fama di queste ultime non fa ombra agli abiti né al lavoro che c’è dietro.

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