I talk e i social: ora Dibba fa il prof

di Ruggiero Montenegro (ilfoglio.it, 25 febbraio 2021)

Riecco Alessandro Di Battista. Mezzo rivoluzionario e mezzo giornalista, un po’ turista e un po’ scissionista, poi professore di giornalismo e da ieri anche docente di comunicazione politica. È questa l’ultima impresa del Che Guevara grillino, che pochi giorni dopo aver annunciato di abbandonare il Movimento, in dissenso con la scelta di sostenere Mario Draghi, sale in cattedra per spiegare le dinamiche social della politica, come si sta in tv e nei talk show. “Arrabbiarsi nella comunicazione funziona, innervosirsi mai. Bisogna trasformare lo stress in energia, quando andavo da Floris funzionava così”. L’occasione per il prof. Dibba è stata un corso di comunicazione politica organizzato da Marco Venturini, un consulente che in questi anni ha lavorato con Nicola Morra e con altri esponenti del M5S per preparare le ospitate tv e il public speaking dei grillini, come si legge sul curriculum che si trova anche sul sito del Miur.

Ansa
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Ieri sera, nel corso di un webinar legato appunto ai social network, è stata la volta dell’ormai ex leaderino del Movimento. Il fiore all’occhiello di questo corso per aspiranti politici del 2021 (costa 540 euro). Per i non iscritti è possibile vedere solo un estratto della chiacchierata. E Il Foglio lo ha fatto. Camicia di jeans e aria spigliata, Alessandro Di Battista racconta compiaciuto le dinamiche dei salotti televisivi: “Ci sono dei momenti in cui capisci che ci sono dei limiti, limiti che non devi superare”. Dipende insomma da chi hai di fronte e dal contesto che ti attende, e infatti “la performance, la prestazione televisiva – dice con il piglio di chi ne ha viste tante – inizia quando arrivi in studio, non quando vai in diretta. Perché inizi a comprendere la situazione: come sta quella sera l’intervistatore, chi sono gli ospiti, come la pensano e come ti guardano. Quanto sono intimoriti da te oppure desiderosi di bastonarti”.

Un esempio? “L’ottima intervista che feci dalla Gruber con Eugenio Scalfari”. Era il 2016, con il Movimento in ascesa e Repubblica tra i principali avversari della compagine grillina. A Otto e Mezzo va in scena lo scontro. “Quella serata fu molto difficile per me, perché Scalfari è stato un grande giornalista. Ma si confondeva spesso, mi attaccava con tanta ira, con una sorta di astio nei miei confronti, che era immotivato”. Gli effetti di un pregiudizio che il fondatore di Repubblica aveva nei confronti dell’ormai ex esponente del Movimento. “Arrivai in studio e c’era Scalfari con una persona che lo accompagnava, seduto sul divanetto della Gruber. Andai e mi sedetti di fianco, ovviamente in giacca e cravatta. Lo salutai dicendo: direttore Scalfari, al di là di quel che si possa pensare, io la volevo ringraziare per quella bella intervista a Berlinguer sulla questione morale. Lui mi guardò e disse: Di Battista… ma… porti anche la cravatta?”.

Dura la vita, se ti chiami Alessandro Di Battista: “In quel momento compresi che Scalfari pensava di avere davanti un troglodita, un barbaro, vestito con pelli di leopardo, che si cibava soltanto di miele selvatico. E io ho capito, questa persona ha un pregiudizio. È inutile che io mi scontri nella diretta. Mi sono concentrato allora nel dare un’immagine tranquilla e rispettosa alla gente che guardava da casa”. Un maestro del bon ton e della comunicazione, a tutti i livelli: “Quella sera sono riuscito a confutare, con il silenzio e con il linguaggio non verbale, la tesi di Scalfari – quella per cui i grillini fossero inaffidabili, violenti e fascisti”. Un grande successo, insomma, per Dibba. “Tant’è che quella sera la Gruber mi ringraziò, mi scrisse un messaggio dicendomi: sei stato un signore”. E come poteva andare diversamente, “rispetto il dott. Scalfari per tutto quello che ha fatto, per cui mi sembrava normale essere educato”.

Insomma, chi si interroga su quale sarà la prossima mossa del Di Battista politico, per il momento resterà deluso e dovrà aspettare ancora un po’. Magari mettendosi comodo e prendendo appunti sulle lezioni del nuovo docente di comunicazione politica. In attesa della prossima giravolta, della prossima invenzione.

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