Il governo della Florida contro Disney, di nuovo

(ilpost.it, 27 febbraio 2023)

Il governatore della Florida Ron DeSantis, Repubblicano, ha firmato una legge che mette fine allo status speciale che Disney, la più famosa azienda dell’intrattenimento al mondo, aveva nel suo Stato. La Cnn spiega che la nuova legge equivale a un’acquisizione da parte dello Stato del Reedy Creek Improvement District, uno tra i moltissimi distretti speciali che esistono in Florida e che possono gestire in maniera autonoma i propri spazi. Fu istituito nel maggio del 1967 per permettere alla Walt Disney Company di costruire un parco di divertimento, Disney World, a Sud-Ovest di Orlando.

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Per oltre cinquant’anni ha garantito a Disney il controllo del territorio, oltre a sconti fiscali e finanziamenti agevolati per lo sviluppo di servizi e infrastrutture che potessero essere usati anche da tutti i residenti e attirare turisti. Durante una conferenza stampa, DeSantis ha spiegato che Disney godeva fin dagli anni Sessanta di uno status speciale che le consentiva un’ampia autonomia e che la esentava da una serie di normative statali valide invece per altre aziende. La nuova legge cambia il nome del Reedy Creek Improvement District in Central Florida Tourism Oversight District e lo sottopone a vari livelli di supervisione statale.

Consente ad esempio al governatore di sostituire l’attuale consiglio distrettuale, composto per lo più da persone legate alla Disney, con un nuovo consiglio di Stato composto da cinque membri scelti da DeSantis: sono molto vicini al partito Repubblicano e alcuni hanno sostenuto finanziariamente il governatore durante la sua campagna elettorale. Il nuovo consiglio si riunirà per la prima volta la prossima settimana. La firma della nuova legge porrà fine anche all’esenzione di Disney dal codice edilizio e dal codice di prevenzione degli incendi della Florida. Il governatore ha spiegato che Disney World sarà trattata come SeaWorld e altri parchi a tema dello Stato.

Lo scontro tra Disney e il governo della Florida era cominciato lo scorso anno, durante le discussioni per la proposta di legge chiamata informalmente “Don’t say gay” (“Non dire gay”), che, tra le altre cose, proibisce di parlare di orientamento sessuale e di identità di genere nelle scuole. Inizialmente Disney non si era esposta contro la legge ma, dopo aver ricevuto numerose critiche e pressioni dai suoi circa 75mila dipendenti in Florida, si era scusata e aveva sospeso le donazioni che devolveva ogni anno ai politici dello Stato, di entrambi gli schieramenti politici. A fine marzo, dopo la firma della legge da parte di DeSantis, Disney aveva inoltre diffuso un comunicato in cui diceva che il provvedimento «non avrebbe mai dovuto essere votato».

Dal canto loro, i Repubblicani e DeSantis avevano accusato Disney di «essersi approfittata troppo a lungo» dei privilegi concessi dal governo della Florida, di voler «governare lo Stato», oltre che di voler portare avanti un programma di ideologia «woke», parola che definiva l’atteggiamento di chi è particolarmente attento e impegnato contro le ingiustizie sociali, ma che oggi ha una connotazione spesso dispregiativa e sarcastica. Per questo, il governo locale aveva minacciato di revocare lo status fiscale speciale di Disney World e poi, nell’aprile del 2022, l’aveva fatto. La Walt Disney Company è l’azienda privata più influente dello Stato e Disney World attira ogni anno decine di milioni di turisti.