Michael Moore: «Trump, Salvini e quel vanto di essere idioti»

di Lavinia Farnese (vanityfair.it, 20 ottobre 2018)

Senza studio, senza intelligenza, la provocazione è un’arma piccola, spuntata e irritante da non augurarsi di avere neanche in tasca. Non certo il caso del regista Michael Moore, Oscar per il miglior documentario nel 2002, con Bowling a Columbine, Palma d’Oro a Cannes con Fahrenheit 9/11, oggi al cinema con Fahrenheit 11/9, viaggio contemporaneo che parte nel giorno in cui Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti d’America.Fahrenheit_9-11Un’occasione, alla Festa del Cinema di Roma, per dire (e sostenere) la propria con toni radicali. Dalla Casa Bianca a Palazzo Chigi.

L’italiano

«Mi scuso perché non è granché. Ho studiato un anno latino a scuola, ma credo che qui non funzioni».

Barak Obama

«Ho votato due volte per lui. La prima, nel 2008, entrai nella cabina elettorale e il nome era: “Barack Hussein Obama”. Il fatto che nel mezzo della guerra in Iraq, mentre il partito repubblicano lo accusava di essere musulmano, avesse deciso di mantenere il nome (sapete quanti leader democratici l’hanno implorato? Gli dicevano: “Ma non ti possiamo chiamare Barry Obama? Rischiamo di perdere le elezioni” perché sapevano, sanno, che viviamo in un Paese razzista e se togliere il colore pelle non si poteva, sulla scheda elettorale sì) mi commosse. Lì davanti mi si sono riempiti gli occhi di lacrime, e ricordo che per votare bisognava prendere un pennarello e riempire di colore il cerchietto, e una lacrima cadde proprio sul cerchietto dove avevo colorato la mia preferenza, e sciolse tutto, e allora cominciai a soffiare, ho cercato di pulire il disastro, e uno da fuori disse: “Ma che succede lì dentro?”. Ero così orgoglioso di trovarmi in quella situazione: era così potente che, a meno di 150 anni dalla schiavitù negli Stati Uniti, gli americani stavano superando i propri sentimenti per riuscire a realizzare qualcosa di buono e bello per il proprio Paese. Poi, un mese dopo le elezioni, prese due persone di Wall Street e gli ha messo in mano la conduzione dell’economia americana. Fu il primo di molti suoi errori, come bere l’acqua avvelenata di Flint, colpendo dritto al cuore la popolazione che di quell’acqua si era ammalata, e soffriva, e avallando l’operato delle multinazionali che volevano ricavare milioni di dollari dalla costruzione di quell’acquedotto. E contribuendo al fallimento di Hillary Clinton, perché la gente delusa è stata a casa».

La sinistra

«In crisi: si comporta male, non mantiene i suoi valori, e le persone l’abbandonano perché non rappresenta più nulla. In Italia come in America la sinistra deve decidere cosa vuole fare, cosa deve essere, rimpadronendosi del proprio partito».

L’Italia

«Come regola generale: non ascoltate mai gli americani che cosa hanno da dirvi. Avete dato tantissimo al mondo, non solo come grande cinema, grande letteratura, grande teatro, grandi idee, ma anche come – per esempio – grande sistema sanitario. Lo sapete che non ha pari? Ogni anno è al primo o secondo posto al mondo in termini di efficacia e validità. Funziona. E poi i pomodori. Io, cresciuto ad hamburger e patatine fritte, ho dovuto aspettare di avere trent’anni per mettere in bocca dei pomodori italiani: fu un’esperienza eccezionale, e dice molto di come trattate le cose di cui vi nutrite. Quindi non Italy first, non l’Italia per prima, ma tornate a essere l’Italia».

Steve Bannon

«Credo sia un genio, non sottovalutatelo. In Europa ha già avuto successo, bisogna opporgli resistenza».

Candidarsi

«Quando la maggiore età passò dai ventuno ai diciotto anni, io sono stato il più giovane eletto all’interno del consiglio per istruzione, a scuola. Ho completato il mio mandato, restando in carica fino ai ventidue. Ho fatto il mio lavoro, e ora credo sia il caso di incoraggiare voi a candidarvi. Siete più intelligenti dei politici che oggi ci guidano».

Il peggio

«Trump è il peggio: se avrà successo resterà in carica fino al 2025, e ci sarà tempo a sufficienza per distruggere gli ultimi residui della democrazia come la conosciamo».

Elezioni di Midterm

«Come faranno? Non so che cosa succederà, la sinistra è depressa, demoralizzata, disperata, dopo la nomina alla Corte Suprema di un tizio a cui piace molto la birra. Se milioni di donne, giovani andranno alle urne, a quel punto Donald salta».

Matteo Salvini

«Un razzista. So che la situazione è difficile, soprattutto per l’immigrazione, e da noi non va meglio perché questi presidenti non capiscono che siamo quello che siamo e validi per quello che siamo soprattutto grazie alla diversità. Smettete di essere carini con Salvini: è una persona bigotta, contraria ai gay e alle lesbiche, contrario al loro matrimonio. Bisognerebbe cercasse di capire che l’amore è a prescindere dal sesso a cui appartiene l’amato. Io gli dò un consiglio: “Non ti sposare con una persona del tuo stesso sesso, lascia perdere, ma lascia anche a chi vuole farlo il sacrosanto diritto di farlo. Fatti gli affari tuoi”».

Il neonazismo

«Credo sia vero che non si presenterà più con i campi di concentramento, ma con una faccia sorridente e uno show televisivo».

La satira

«Mi piace, è necessaria a volte per abbattere questi personaggi. Ad esempio, io nel film dico che Hitler è Trump. Ma mai il contrario. La satira cerca di correggere una democrazia che non ha il meccanismo di autocorrezione quando prende la traiettoria sbagliata e il volante rischia di finire, com’è finito, nelle mani di un Salvini o di un Trump che ci fanno precipitare dalla scogliera».

Vincitori perdenti

«Giova ricordare che Bush – che resta un criminale per avere invaso l’Iraq innocente – e Trump – sottovalutassimo dai critici di sinistra – hanno entrambi perso le elezioni. Hanno raccolto il minimo, il minor numero di voti, superati rispettivamente da Al Gore e Hillary Clinton. Se fosse democrazia vera, alla Casa Bianca ci sarebbe la Clinton. I liberali avrebbero dovuto lottare per rimuovere la clausola che consente a colui che non ha ricevuto la maggioranza dei voti di diventare presidente. Avrebbero dovuto farlo sedici anni fa».

L’America

«Sta cambiando velocemente. Contrariamente a quanto si crede, la Clinton ha avuto la maggior parte dei voti della classa operaia con reddito annuo di 30mila dollari o inferiore, mentre Trump di quelli dai 50mila in su. Bianchi. Ma al momento i 2/3 degli elettori è costituita da gente di colore, e donne e giovani tra diciotto e trentacinque anni: porteranno al cambiamento, sono gli ultimi giorni da dinosauro morente».

Tv e potere

«Sto guardando la televisione italiana, in questi giorni, ed è proprio come in America intrattenimento puro, perché quando i ricchi prendono il possesso e quindi il controllo dei media hanno l’interesse acquisito a lasciare che le persone non siano consapevoli di determinate cose. Se Salvini e Di Maio li trovate divertenti è sì anche colpa della sinistra che ha lasciato che questo avvenisse, ha cominciato a pensare che forse per vincere contro queste persone è meglio non essere troppo di sinistra, ma un po’ più al centro, un Berlusconi intelligente, un Salvini intelligente, ma come si può pensare di mettere insieme queste parole? Hanno pensato, sbagliando, che il modo per batterli fosse non mostrarsi troppo socialisti e dire “Non sappiamo troppo chi siamo ma votateci”. Errore imperdonabile. Questi non nascondono niente: se fanno dichiarazioni idiote, ne fanno un vanto, come quando Bush era orgoglioso di essere stato uno studente da sufficienza a malapena. Mica come ai tempi di mio padre, con gli operai della fabbrica che erano felici di potere affidare a Kennedy – che aveva studiato ad Harvard e aveva un intelletto superiore al loro – il Paese che gli stava a cuore».

La stampa

«Tristemente, ha avuto il suo ruolo nell’instupidire la gente perché non sta tra la gente. Adesso qualche rete tv, quando Trump parla, dice che sta mentendo, ma i tabloid di Murdoch per decenni l’hanno amato titolando sulle sue grandi doti di amatore, chiamandolo “Il Donald”, con un soprannome affettivo».

L’incretinimento delle nazioni

«Se si rovinano le scuole, si sottraggono i fondi all’istruzione, se si chiudono le biblioteche e si consente alle grandi multinazionali di acquistare e controllare i media che iniziano a coltivare la stupidità in tutti noi, ci s’incretinisce, c’è l’incretinimento delle nazioni».

Il cinema

«Sono preoccupato della sua condizione oggi, è una forma d’arte che deve essere salvata, anche perché meno cara di un concerto e di una partita. Godersi un film costa ancora dieci dollari. Un lusso che non possiamo rischiare di perdere».

Da bambino

«Sono cresciuto a Flint, una città industriale, che viveva di fabbriche. Eppure ho avuto la possibilità di vedere Amarcord, Il conformista, film provenienti da ogni parte del mondo. Adesso non è più possibile, così sto creando una sala proprio lì, con proiezioni straniere. Perché senza non si sa come vivono gli altri, e non saperlo provoca minore coscienza e consapevolezza, che significa maggiore ignoranza. E un Paese dove si vive nell’ignoranza prende decisioni sbagliate. In America il 70% della popolazione non ha passaporto, significa che non ha mai viaggiato all’estero, e che il cinema per loro è ancora l’unica meravigliosa porta sul resto del mondo».