Per vincere l’Oscar come miglior film bisognerà rispettare dei requisiti di inclusione

(ilpost.it, 9 settembre 2020)

A partire dal 2024 i film candidati all’Oscar per il miglior film dovranno rispettare certi requisiti di inclusione e diversificazione nella trama, nei personaggi o, in alternativa, nelle persone che hanno lavorato alla produzione e alla promozione del film stesso. Lo ha deciso l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, l’associazione che assegna gli Oscar, all’interno dell’iniziativa “Academy Aperture 2025”, che era stata annunciata a giugno e si proponeva di «creare una comunità più equa e inclusiva». I nuovi criteri riguardano il genere e l’orientamento sessuale, l’appartenenza a minoranze e la disabilità, e sono divisi in quattro categorie: per potere essere candidato all’Oscar più importante un film dovrà soddisfarne almeno due su quattro.Academy_Aperture_2025Di inclusione e di Oscar si parla almeno dal 2016, quando – per il secondo anno di fila – non si contò alcun afroamericano tra i venti attori nominati nelle quattro categorie a loro dedicate (protagonista e non protagonista, maschile e femminile). Da allora, praticamente ogni anno arrivano critiche sulla sistematica sotto-rappresentazione di donne e altre minoranze, anche in categorie diverse da quelle per chi recita. Due esempi, tra i tanti possibili: solo una donna (Kathryn Bigelow, nel 2010) ha vinto l’Oscar per la miglior regia e nel 2018 Rachel Morrison fu la prima donna di sempre a essere candidata all’Oscar alla miglior fotografia, che ancora adesso non è mai stato vinto da una donna.

Dal 2015 al 2020 l’Academy – che ogni anno invita centinaia di nuovi membri scelti tra i professionisti dell’industria cinematografica mondiale e ha circa 10mila iscritti – ha raddoppiato il numero di donne presenti nell’associazione e triplicato il numero di persone appartenenti a minoranze. Ma resta comunque un’associazione composta all’81 per cento da bianchi e al 67 per cento da uomini, un nucleo di votanti definiti «pale, male and stale»: bianchi, maschi e tradizionalisti. Per quanto riguarda invece gli Oscar dal 2024, le nuove regole sono molto dettagliate ma riguardano solo le candidature a miglior film: documentari, film d’animazione, film stranieri e lungometraggi di finzione candidati in altre categorie non saranno tenuti a rispettarle. Le quattro aree per cui i film saranno valutati riguarderanno: la rappresentazione di storie e personaggi, la parte produttiva, una parte legata agli stage o alle nuove assunzioni di giovani, e un’ultima parte legata alle aree che si occupano del marketing e della promozione dei film. L’elenco completo dei criteri richiesti si può leggere sul sito Internet degli Oscar oppure, tradotto in italiano, su Best Movie.

Il primo criterio, quello di cui si sta parlando di più, chiede che un film abbia almeno uno dei tre sotto-requisiti presentati, che riguardano gli attori principali, il cast e la trama. I tre sotto-requisiti: che abbia tra i suoi protagonisti o personaggi principali almeno un attore appartenente a «un gruppo etnico o razziale sottorappresentato» (asiatici, ispanici, latini, neri e afroamericani, indigeni, nativi americani, nativi dell’Alaska, mediorientali, nordafricani, nativi hawaiani o di altre isole del Pacifico o comunque appartenenti ad altre etnie sottorappresentate); in alternativa, che almeno il 30 per cento di chi recita in ruoli «secondari o minori» sia donna, o appartenga a uno dei gruppi razziali o etnici di cui sopra, o si definisca LGBTQ+, o abbia disabilità cognitive o fisiche o sia non udente o ipoudente. Serve però che il 30 per cento sia raggiunto almeno grazie a due diverse categorie: non basta, quindi, che ci sia il 30 per cento di donne; servono persone appartenenti ad almeno un’altra categoria. Una terza alternativa per questa prima categoria riguarda la trama e il suo essere in qualche modo incentrata su temi concernenti donne, non bianchi, persone LGBTQ+ o persone con disabilità.

Ricapitolando, per rispettare il primo dei quattro criteri, un film deve soddisfare uno dei tre requisiti che riguardano protagonisti, cast o trama. Se non ne soddisfa nemmeno uno può comunque candidarsi se rispetta almeno due degli altri tre criteri previsti. E, in effetti, gli altri tre sono molto più facili da rispettare. Il secondo criterio chiede – con requisiti molto simili a quelli del primo – che in ruoli della troupe (dalla regia fino al montaggio, passando per truccatori, parrucchieri, scenografi e così via) ci sia un certo livello di inclusione in ruoli di leadership, o che persone appartenenti a categorie sottorappresentate siano presenti in un certo numero e con certe quote nella troupe, anche se non in ruoli di leadership. Il terzo criterio riguarda, sempre per le stesse categorie di persone, l’accesso a possibilità di stage e di «apprendistato retribuito». Il quarto criterio prevede regole simili a quelle dei precedenti, in questo caso all’interno delle aree che si occupano di «marketing, pubblicità e distribuzione» del film.

La decisione dell’Academy è stata prevedibilmente accolta da reazioni opposte, tra chi ha elogiato lo sforzo per dare conseguenze concrete ai generici buoni propositi sull’inclusività nei confronti delle minoranze – soprattutto dal momento che la popolazione statunitense diventa ogni giorno meno bianca e mentre le proteste contro il razzismo vanno avanti da mesi – e tra chi la considera l’ennesima illiberale e cervellotica applicazione del politicamente corretto (appoggiandosi spesso al fatto che l’Academy abbia sede a Los Angeles, in California, e sia tradizionalmente associata a una Sinistra elitaria e “radical chic”). Come ha fatto notare su Twitter Kyle Buchanan, che si occupa di Oscar e premi cinematografici per il New York Times, sebbene sia possibile che un film – magari perché girato tutto in una stanza, con un solo attore maschio, bianco ed eterosessuale – non rispetti il primo criterio, ci sono ampi margini perché possa senza grandi sforzi rispettare almeno due degli altri tre. Buchanan ha spiegato che tra i film candidati negli ultimi anni agli Oscar «quasi tutti rispetterebbero anche i nuovi criteri di inclusione». Perché, per esempio, «lavori che riguardano i costumi, il trucco e le acconciature o i casting già ora sono spesso ricoperti da donne», o comunque perché a una società di produzione basterebbe investire un po’ negli apprendistati o nelle assunzioni di minoranze nel marketing per rispettare gli ultimi due criteri.

I due ultimi criteri saranno sufficienti a permettere di candidarsi all’Oscar per il miglior film anche con un film unicamente interpretato da attori maschi, bianchi, eterosessuali e senza disabilità di alcun tipo; e girato da una troupe tutta composta di persone appartenenti a quella stessa categoria. I nuovi criteri, quindi, potranno contribuire in piccola parte ad aumentare l’inclusione in alcune aree dell’industria cinematografica. Ma è altamente improbabile che, da soli, cambieranno qualcosa nei film candidati all’Oscar per il miglior film, mentre è certo che non avranno alcun impatto, perlomeno diretto, in tutte le altre categorie degli Oscar. Nell’attesa che i nuovi requisiti entrino in vigore dalla 96ª edizione (che nel 2024 premierà i film dell’anno precedente), per tre anni le pellicole che intenderanno candidarsi all’Oscar per il miglior film dovranno compilare solo un modulo – a quanto pare non vincolante – in cui si dichiara di aver rispettato certi standard di inclusione.

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