Salvini e Letta divisi anche sul look

di Federica Mochi (adnkronos.com, 25 luglio 2022)

Quelli del Pd non sudano, dice Matteo Salvini. Ed Enrico Letta che fa? In tv replica sibillino: «Non pensavo fossimo già a questi livelli». In questo botta e risposta da inizio campagna elettorale a dividere i due leader di partito non è solo il sudore, ma anche la differenza di look con i quali si presentano agli elettori. Formal suit del perfetto uomo delle istituzioni, abito grigio e camicia celestina per il segretario dem. Calzoncini, polo colorate, camicia di lino e scarpe di tela per il leader della Lega. E se è vero che l’abito non fa il monaco, non è certo un caso che il leader del Pd sia sempre impeccabile in fatto di stile. Salvini sui look incassa spesso colpi, certo, ma in quanto a mise camaleontiche non risparmia fendenti. E, alla fine, veste sempre come vuole. Divisi, i due, lo sono non solo sulle idee ma anche sugli abiti, come il giorno e la notte.

Uno preferisce la grisaglia, che fa tanto Prima Repubblica ma guai a rievocarla. L’altro, invece, sembra allergico al completo impolverato, tanto da aver trasformato in passato la felpa sformata nella sua copertina di Linus. Cifra stilistica irrinunciabile, anche quando era costretto a dismettere i panni dell’uomo di piazza per calarsi in quelli più ingessati dell’uomo delle istituzioni. Negli ultimi anni, tuttavia, il “Capitano” ha girato in lungo e in largo l’Italia preferendo a felpe loggate con i nomi di città e regioni, una semplice camicia bianca e un paio di jeans, sfoggiando di tanto in tanto giacche delle forze dell’ordine tra una diretta Fb e un comizio. Il suo “rivale”, invece, è inseparabile da completi formali nelle sfumature grigio e blu, cravatte blu o rosse e colletto (quasi sempre) inamidato. Una casualità? Non si direbbe.

In politica, niente è lasciato al caso. Soprattutto se, in vista delle prossime elezioni politiche, puntare tutto sull’abbigliamento potrebbe risultare una strategia vincente per guadagnare consensi. E i vestiti, si sa, sono una dichiarazione politica smaccatamente imponente. Eppure né Salvini né Letta rischiano di fare proseliti in campagna elettorale. A partire dai loro uomini di fiducia. Come il ministro per lo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti che a polo e t-shirt ha sempre preferito il classico completo blu tagliato su misura. Che dire, invece, delle donne dem? Simona Malpezzi e Debora Serracchiani, rispettivamente capogruppo Pd al Senato e alla Camera, non hanno mai scimmiottato il power suit che invece piace tanto alle donne del centrodestra. Mentre la prima preferisce sfoggiare giacche principe di Galles, cappottini ciclamino, biker e tonalità neutre, la seconda opta spesso per camicia bianca, maglioncino écru, dolcevita e giacche di velluto.

Fra i due sfidanti, comunque, non c’è storia. Il più mediatico, il mattatore duro e puro, in perfetto equilibrio tra look da spiaggia e mise più formali è il “Capitano”. Salvini da sempre usa il guardaroba per far parlare di sé e ottenere, spesso, consensi. Come la scelta di radersi il viso, finita nei giorni scorsi su tutti i giornali. «Una promessa che ho fatto a un mio amico che si chiama Silvio» ha detto il leghista a Domodossola, dove, tolto l’abito blu, è tornato a sfoggiare pantaloni corti, camicia e scarpe da tennis. In passato non sono mancate polemiche, come quando ha esibito la divisa dei pompieri, facendo storcere il naso all’unione sindacale di base dei Vigili del Fuoco che ha denunciato l’allora ministro dell’Interno per “porto abusivo di divisa”. Era il gennaio del 2019, sembra un secolo fa.

Da allora, il numero uno della Lega ha ricalibrato le sue uscite. Accantonati la classica felpona e il duvet smanicato, Salvini ha rispolverato camicia bianca e giacca scura. Sempre e comunque senza cravatta, spesso l’immancabile spilletta di Alberto da Giussano a fare capolino sui revers della giacca, il leghista non disdegna gli accessori. Da qualche tempo, oltre al Rosario, è inseparabile dai braccialetti di gomma bianchi e blu con la scritta “Salvini premier” e dalla croce francescana appesa al collo. Il cavallo di battaglia in termini di look, il leader del Carroccio lo sfodera quasi sempre d’estate: petto nudo, costume boxer lungo, infradito di gomma, polo colorate. Poco macho ma, comunque, sa farsi notare.

Zero note cromatiche, volto ben rasato e occhiali da vista connotano invece il look di Enrico Letta, che si colloca esattamente agli antipodi rispetto a Salvini. Eccessivamente sobrio, forse, raramente il segretario dem esce dagli schemi. La sua divisa per tour elettorali, tv, conferenze stampa o comizi è da anni la stessa: completi blu o grigi, a volte un po’ anonimi ma comunque impeccabili, con giacca a due bottoni e cravatta classica affilata, spesso bordeaux, rossa o blu. Unica nota di stile la camicia, e non solo la classica bianca: spesso Letta opta per il celeste, le righe bianche e blu, i quadretti e il modello button down (con i bottoncini sulle due punte del colletto). Ai piedi quasi sempre mocassini, stringate british style o sneakers. L’unica eccezione alla regola, o quasi, Letta se la concede quando si slaccia la cravatta. E se è difficile che il segretario dem commetta scivoloni in fatto di look, in questi due mesi di campagna elettorale, sia per Letta sia per Salvini sembra valere la massima di Armani: «L’eleganza non è farsi notare ma farsi ricordare». Soprattutto nelle urne.

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