Us Open, la reazione di Serena Williams diventa un caso di parità di genere

di Benedetta Perilli e Alessio Sgherza (repubblica.it, 9 settembre 2018)

New York – «Lo sapete tutti quello che ho fatto per arrivare fin qui, se fossi stata un uomo tutto questo non sarebbe successo», si sfoga così Serena Williams parlando al direttore tecnico della finale degli Us Open, persa 6-2 6-4 contro la giovane Naomi Osaka. Il caso Williams, che ha insultato l’arbitro durante la partita (compromessa anche a causa della penalizzazione che le è stata comminata) è diventato un esempio di gender gap.

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La giocatrice, tornata alle massime competizioni dopo la maternità, ha spiegato in conferenza stampa: «Ho visto giocatori uomini dire di tutto ai giudici. Sono qui per lottare per i diritti delle donne e per l’uguaglianza femminile. Io gli ho detto “ladro”, lui mi ha tolto un gioco, mi è sembrata una decisione sessista. Non avrebbe mai tolto un gioco a un uomo se gli avesse detto “ladro”. E poi aggiunge: «Continuerò a lottare per i diritti delle donne». La campionessa era stata penalizzata di un punto per “coaching”, ovvero per aver ricevuto i suggerimenti del suo coach (che nel tennis è vietato). Il suo tecnico ha ammesso di averlo fatto, ma il problema è stato il game di penalità dopo le proteste della campionessa. «Mi devi delle scuse, sei un ladro», ha urlato Willams all’arbitro Carlos Ramos. «Preferirei perdere piuttosto che imbrogliare». Sul caso è subito intervenuta Billie Jean King, grande campionessa del passato e paladina del femminismo: «Se una donna si lascia andare all’emozione del momento, diventa subito isterica e viene penalizzata». Parole che non sono passate inosservate: King – su di lei il recente film La battaglia dei sessi – è andata all’attacco e ha detto, senza mezzi termini, che nel tennis c’è un doppio standard, che se al posto di Serena Williams ci fosse stato un uomo non sarebbe stato affatto penalizzato. King ha twittato: «Grazie Serena Williams per aver messo alla luce questo doppio standard, molte altre voci devono fare lo stesso». «Se lo avesse fatto un uomo – continua King – sarebbe stato definito “schietto” e non ci sarebbero state ripercussioni». I due tweet sono stati retwittati migliaia di volte e hanno ottenuto decine di migliaia di “mi piace”. Anche Victoria Azarenka, già numero uno Wta, la pensa allo stesso modo: «Se fosse stato un match maschile, non sarebbe finita così». E con Serena si schiera anche Ellen DeGeneres. «Ha ragione, agli uomini è consentito gridare, imprecare, rompere racchette… questo è sessismo», sfida il giornalista americano Ryan Rosenblatt. Durante la premiazione Serena Williams ha poi sostenuto l’avversaria, in lacrime per l’emozione della prima vittoria in uno Slam e per la tensione del complesso match, e al microfono ha spiegato: «Non voglio essere scortese. Voglio fare i complimenti a Naomi che ha giocato davvero bene la sua prima finale Slam». La Williams, sei volte trionfatrice agli Us Open, inseguiva il record Slam di Margareth Court (24 trofei). «Basta fare “buh”: questo è il momento di Naomi che ha meritato di vincere», ha aggiunto rivolgendosi al pubblico. «Io supererò questo momento, statene certi».

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