Calvino e la musica “urgente”

di Paola Tamborlini (ansa.it, 28 maggio 2023)

Un’urgenza e una smania uniscono Italo Calvino, Vinicio Capossela e i maestri Luigi Nono e Luciano Berio. E, passando da Bach, Mozart e Beethoven arrivano fino al pianista Roberto Prosseda. È l’urgenza di raccontare, tramandare, unire la musica al saggio, la canzone alla protesta per raggiungere le nuove generazioni. Ancora una volta Calvino è fonte d’ispirazione, proprio per la sua capacità di avere una «visione plurima e sfaccettata del mondo», secondo la definizione che lui stesso usò nelle Lezioni Americane per descrivere quella che sarebbe stata «la grande sfida per la letteratura».

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Lo speciale dell’Ansa 100 di questi Calvino, che nella prima parte si è occupato di quanto l’opera dello scrittore continui a incidere nel presente, questo mese racconta il segno lasciato nel mondo della musica. «Dopo la Seconda guerra mondiale la rinata libertà di parlare fu per la gente al principio smania di raccontare», scrive Calvino nella Prefazione a Il sentiero dei nidi di ragno. Quella smania è la stessa che lo spinge scrivere testi di canzoni con i Cantacronache, il collettivo di intellettuali e musicisti (ne farà parte tra gli altri anche Umberto Eco) che nasce nel ’56 e punta a creare un ponte con le nuove generazioni tramandando, attraverso la canzone popolare, la storia della Resistenza ma anche portando avanti le lotte dei giovani operai.

Calvino scrive Oltre il ponte, con la musica di Sergio Liberovici, nella quale racconta in prima persona a una ragazza la sua esperienza partigiana. Ma anche Canzone triste, la storia allora molto contemporanea di una coppia che non s’incontra mai perché lui fa il turno di notte e lei quello di giorno. Per il collettivo Calvino firmerà i testi di nove brani. Un’esperienza, quella dei Cantacronache, che dura solo pochi anni, ma lascia il segno, tanto da essere considerata alla base della grande tradizione dei cantautori italiani. E ovviamente lascia il segno Calvino: Oltre il ponte entra nel repertorio dei Modena City Ramblers, che la riarrangiano e la mettono in scaletta.

Ma a raccogliere la tradizione c’è anche Vinicio Capossela, che l’ha cantata l’ultima volta il 25 aprile scorso e ha portato avanti anche quella smania di raccontare, parlare, denunciare: non a caso il suo ultimo lavoro s’intitola 13 canzoni urgenti. Calvino, spiega Cisco Bellotti, ex cantante dei Modena City Ramblers, «ha avuto un’urgenza comunicativa: cercare di raccontare alle nuove generazioni quello che aveva vissuto durante la Resistenza, e ha trovato un modo meraviglioso, assieme ai Cantacronache, scrivendo Oltre il ponte, una canzone che per me è un capolavoro e che abbiamo riarrangiato».

«Il progetto dei Cantacronache» racconta Capossela «ci parla anche di un momento storico in cui c’è stato tanto impegno condiviso», mentre oggi «siamo tutti individualizzati. Oggi ognuno s’indigna da solo». L’esecuzione di Oltre il ponte il 25 aprile scorso, a Torino, assicura, è stata «molto emozionante. Cantare tutti insieme (forse 80, 100 persone tra banda e coro) una canzone così di unione è stata una grande emozione. Parte dal concetto di passare il testimone ed è un concetto che ho ripreso in una delle mie canzoni che s’intitola Staffetta in bicicletta».

La musica accompagna Calvino anche nei romanzi, il suo stile segue sempre una melodia. Se ne accorge il maestro Prosseda che, leggendo i suoi saggi, sente la leggerezza di Mozart, Bach e Mendelssohn, la rapidità di Beethoven, Scarlatti e Webern, l’esattezza di Bach, Schoenberg e Paart. E porta a teatro le Lezioni Americane accostate alle sinfonie dei grandi compositori. «Calvino era un musicista ante litteram perché il suo modo d’intendere la letteratura è molto musicale» spiega Prosseda. «La leggerezza calviniana, il lasciar volare il pensiero per vedere dall’alto e non dare un’importanza eccessiva che spesso viene dalla mancanza di una veduta larga, si ritrova anche nella musica: Calvino ci insegna che lo sguardo dev’essere molteplice per capire meglio la realtà».

Che la scrittura di Calvino contenesse una melodia lo aveva notato 65 anni fa anche il grande maestro Luigi Nono, che nel 1958 inviò una lettera allo scrittore chiedendogli di realizzare per lui un testo, e lo fece con quella stessa urgenza. «Mi è necessario» sottolinea Nono «non un libretto, roba da museo, ma la fantasia creatrice di un uomo d’oggi». A ricostruire la corrispondenza tra i due, interrotta e poi ripresa negli anni, ma che alla fine non sfociò mai in una collaborazione, è un’interessante lezione, per il ciclo Incontri con la musica di Luigi Nono del 2021, dello studioso Luigi Finarelli, che racconta il rapporto tra lo scrittore e il compositore. E mostra anche una copia de Il sentiero dei nidi di ragno appartenuta al grande compositore, nella quale la frase sulla «smania di raccontare» è sottolineata e la parola «smania» addirittura cerchiata.

Un libretto d’opera in realtà Calvino lo farà, 23 anni dopo, nel 1981, assieme al maestro Luciano Berio. S’intitolerà La vera storia e tornerà a riallacciarsi alla narrativa popolare. Lo racconta in un’intervista lo stesso Berio, che, all’inizio degli anni Ottanta, comporrà anche l’opera Un re in ascolto, basata su un racconto della raccolta Sotto un sole giaguaro di Calvino. Anche il libro che Capossela consiglia, parla della voglia e dell’urgenza di tramandare che aveva lo scrittore ligure. Si tratta dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto raccontato da Calvino. Che ancora una volta lascia il segno: «Il suo grande amore per l’Ariosto è stato contagioso perché è proprio leggendo il suo racconto che mi sono appassionato a questo autore. Nel libro c’è una definizione che ho messo anche in una canzone».

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