Alla guerra civile con le canzonette di Sanremo

di Enrico Dal Buono (linkiesta.it, 8 gennaio 2020)

Rula Jebreal sarà al Festival, è bella e preparata. No, non ci sarà, è straniera e disprezza gli italiani. Sì, forse ci sarà, li disprezza solo un po’, giusto quel che si meritano, e parla di violenza sulle donne. Rita Pavone parteciperà a Sanremo: piace ai sovranisti perché “non si inchina al pensiero unico”. No, è vecchia e dice che Greta Thunberg la mette a disagio.Sanremo-2020Ma sì che ci sarà, la pappa al pomodoro è rossa, bisogna ammetterlo, però Tosca deve portare una falce altrimenti il martello che quell’altra si fece dare nel ’64 che ce sta a fa’? Le idee non capitano tutti i giorni, sono mica un tramonto: ecco le ideologie belle che pronte per tappare i buchi. I capolavori musicali non capitano nemmeno tutti gli anni, sono mica un solstizio: piuttosto che il silenzio meglio la cagnara dei social.

Gente che al bancone ordina il mojito con fare cospiratorio: tutti sanno che quando Salvini dice “il solito” un barista è già lì a pestare zucchero e menta. Gente che si tiene alla larga dai monasteri: poi da dietro l’angolo ti spunta una Iena per appiopparti il profugo nella stanza degli ospiti. Biciclette di sinistra, felpe di destra, biscotti di sinistra, ragù di salsiccia di destra. Dopo l’indice dei libri, l’indice degli antipasti. Anzi, due indici degli antipasti speculari. E indici per i vestiti, per i saluti, per le località vacanziere, per i mezzi di trasporto. Tu credi di pisciare seduto perché hai pessima mira, ma stai mortificano il ruolo biologico del maschio: non assumere diuretici che è un attimo trasformarsi in genitore 2. Tu credi di mandare a quel paese il tizio che ti ha fatto perdere un verde, ma suo nonno è senegalese, guarda un po’, e allora tu sei un razzista che merita di essere appeso per i piedi.

Vinicio Capossela dice che ogni gesto è politico, ma è troppo moderato. Politico è tutto, giù giù fino agli organi: quelli che accolgono, globalisti, come la bocca, e quelli che tendono a rifiutare ingressi di corpi estranei, i retro-sovranisti. Checco Zalone un comico? Ma va là, è Klemens von Metternich + orecchiette alle cime di rapa. Naturalmente, politico più di ogni altra cosa è il “Festival della canzone italiana”. Come dice il nome stesso. Il fatto che sia politico è certificato da “italiana”. Finché le canzoni non si offenderanno si potrà evitare di usare la @ al posto della “a” ma resta il fatto che dove c’è Italia c’è guerra civile. Se poi qualcuno ha voglia di fischiarci sopra un motivetto, ai colpi di mortaio e ai plotoni d’esecuzione, be’, che s’accomodi pure. Però, aspetta un attimo, da che parte della trincea lo vuoi fischiettare, ’sto motivetto? Come suona, ’sto motivetto? Le note sono mica neutre. Il Si, quel narcisista, cosa avrà mai votato al referendum di Renzi? E il Sol Diesis, con quel doppio cognome, è radical chic fino alla sua ultima eco.

Ed ecco che dagli studi Rai – non è difficile immaginarlo – qualcuno spiffera: “Il giro di Do verrà bandito da Sanremo 2020 per convenienza politica”. Subito Salvini scrive su Facebook: “Voi componete pure canzoni astruse che nessuno capisce se non i professoroni dei centri storici, ma io rimango alle care vecchie canzoni popolari con cui sono cresciuto, come Il cielo in una stanza e Sapore di sale. Bacioni alla Rai e ai poteri forti”. “Eccellenza” sussurrano i suoi consiglieri a frittata (uova italiche) fatta, “Gino Paoli è un vecchio baffo comunista”. Salvini modifica prontamente il post: “Voi componete pure canzoni in giro di Do, traduzione del pensiero unico in quattro accordi, ma io continuerò a difendere il cambiamento, anche nelle armonie. Brava mamma Rai!”. E allora quegli altri adottano subito il giro di Do: “Giro di Do uno di noi!” twitta l’account del Pd. Gradevole, rassicurante, pulito, bello sbarbato: una sardina fatta e finita. “Sarebbe gravissimo se il giro di Do venisse bandito da San Remo. Solo perché è fatto di Do, maschile, e pure di La, evidentemente femminile: la Rai discrimina i transessuali!” fanno sapere i Democratici.

“Sarò strano”, risponde Salvini, dopo aver fissato un La ore e ore per poi decretarlo pure lui femminile per vantaggio strategico, “ma io sono cresciuto con un Do in pantaloni e un La che mi allattava, e per me devono rimanere separati”. La Lega propone quindi due alternative per i cantanti in gara: Do-Do-Do-Do, oppure La-La-La-La. Zingaretti è un po’ indeciso, questa storia del La-La-La-La potrebbe essere intesa come un messaggio femminista. “Quel babbeo di Salvini s’è fatto un autogol”, pensa. E così i vertici Rai trovano un compromesso: consentito solo il giro La-La-La-La. Di Maio non è d’accordo: “Da secoli questi Do e queste La (ormai il La è ufficialmente femminile per tutti, N.d.R.) monopolizzano la musica, è ora di contrastare la casta armonica. Abbiamo fatto decidere alla piattaforma Rousseau. La nota preferita dai nostri elettori, con 24 voti a favore, è ronf (i 24 voti provengono tutti dalla stessa famiglia di Catanzaro, che gestisce un ingrosso di cuscini, chiamato… Ronf, N.d.R.)”.

Amadeus e il suo staff si arrovellano, sudano, imprecano: come diavolo faranno i concorrenti a scrivere canzoni in ronf-ronf-ronf-ronf? “Cioè, uno si può tollerare” soppesa le parole un vecchio saggio della direzione artistica, “ma quattro ronf di seguito mi sembrano francamente da fanatici”. Per fortuna, quando la settantesima edizione del Festival di Sanremo sembrava destinata a naufragare, Renzi rilascia un’intervista al Corriere: “I grillini non sono molto bravi a dirlo, ma è vero che canzoni in ronf esistono a Firenze dai tempi di Dante, e ve ne darò la prova”. Così, il fondatore di Italia Viva salva la manifestazione: sul palco si esibirà lui, e gareggerà contro sé stesso. Anzi, contro dieci sé stessi: un’identica canzone in ronf-ronf-ronf-ronf, chiamata Italy Alaiv (e non Alive, per licenza poetica, N.d.R.), verrà interpretata da Renzi ora con un lungo assolo di basso tuba, ora con chitarra elettrica e voce roca, ora con arpa e falsetto, ora con sintetizzatore e voce campionata. Al di là di polemiche e contestazioni, anche quest’anno, che lo ammettano o no, che gli piaccia o no, gli italiani rimarranno incollati alla tv per scoprire chi sarà il vincitore.

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