Dopo Norvegia e Olanda, è il turno della Germania: i Mondiali in Qatar diventano un caso politico

di Andrea Distaso (calciomercato.com, 29 marzo 2021)

Il mondo del calcio fa sentire la propria voce in difesa dei diritti umani. L’inizio del cammino di qualificazione ai Mondiali del 2022, che saranno disputati in Qatar ed eccezionalmente nel periodo invernale, ha rappresentato l’occasione di dare grande risalto alle denunce portate avanti da anni dalle associazioni internazionali che hanno posto l’accento sulle gravi violazioni compiute negli Emirati. In particolare, sulla morte di circa 6.500 operai coinvolti negli ultimi undici anni nella realizzazione degli impianti che ospiteranno la manifestazione. Un grave atto d’accusa lanciato per primi dal quotidiano inglese Guardian e da Amnesty International e che ha smosso le coscienze di alcune delle federazioni calcistiche più importanti.1_Norvegia_Qatar_2022La prima a muoversi è stata la Norvegia di Haaland, che ha deciso di indossare una maglietta prima delle partite manifestando la propria posizione al riguardo, facendo da traino per le successive iniziative di Olanda, Danimarca e Germania. La nazionale allenata da Joachim Loew, vincitrice del titolo iridato in quattro occasioni, ha schierato ieri in Romania un undici di partenza sulle cui divise apparivano le lettere che, messe in sequenza, componevano la scritta HUMAN RIGHTS (diritti umani).Germany v Iceland - FIFA World Cup 2022 Qatar QualifierAl momento, da parte della Fifa, solitamente contraria ad ogni manifestazione di natura politica in eventi calcistici, non è arrivata alcuna presa di posizione nei confronti di questa vicenda. Nessuna sanzione ad oggi per le federazioni coinvolte, ma è inevitabile che quanto è avvenuto sui campi di mezza Europa nei giorni scorsi non potrà lasciare indifferente l’opinione pubblica sulle tante zone d’ombra che riguardano il prossimo Mondiale in Qatar.

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