Gad Lerner indossa la maglia rossa per i migranti, e viene coperto di insulti sul Web

(giornalettismo.com, 6 luglio 2018)

«Ospiti 39 migranti nella villa e poi faccia il proclama». «Ma come, non si vergogna?». «Ridicolo e patetico nello stesso tempo». Sono solo alcune delle critiche e degli insulti che in poche ore sono piovuti nei social network sulle bacheche di Gad Lerner, preso di mira per aver semplicemente aderito ad un’iniziativa promossa da Libera e altre associazioni.gad-lerner-maglietta-rossaIndossare una maglia rossa, diventata simbolo dei migranti morti nel Mediterraneo, per fermare quella che è stata definita dagli attivisti un’«emorragia di umanità». «È solo un piccolo gesto di attenzione, ma facciamolo», ha scritto il noto giornalista e blogger sulla sua pagina Facebook e su Twitter. I commenti offensivi non si sono fatti attendere, numerosi. «Io ho le mutande rosse… va bene lo stesso?», «Dove sei di bello in vacanza nella tua villa?», «Fuori da casa nostra! Parassiti!», sono alcuni dei messaggi comparsi come risposta all’appello rilanciato da Lerner. Il giornalista ha anche risposto con ironia agli insulti. «Se guarda bene, caro il mio proletario, ho anche il Rolex al polso», ha twittato. Una reazione che ha scatenato altri commenti velenosi. «Il suo problema non è il Rolex ma l’assenza di senso del ridicolo», «Vantatene pure… esaltato piddino… fai proprio pena!», hanno scritto. E ancora: «A quando la maglietta per i terremotati che sono ancora nei container ed i 5 milioni di italiani che vivono nella soglia di povertà?». L’iniziativa di Libera e altri gruppi prende il nome di “Maglietta rossa” e chiede di indossare sabato 7 luglio una maglia rossa. «Una maglietta rossa – si legge sui canali social dell’associazione di don Luigi Ciotti – per fermare “l’emorragia di umanità”. Rosso come le magliette di molti bambini annegati o arrivati in condizioni disperate sulle nostre coste, o come quelle delle mamme che si vogliono rendere riconoscibili». E ancora: «La maglietta rossa da indossare è un segno e i segni sono importanti ma poi bisogna organizzare il dissenso, trasformandolo in progetti e speranze. Il vero cambiamento passa dai fatti, dal loro linguaggio silenzioso ma profondamente chiaro e vero».

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