Kate versione Goldfinger non è altro che un’influencer?

di Giorgia Olivieri (vanityfair.it, 1° ottobre 2021)

L’abito che la duchessa di Cambridge ha indossato per la prima di No time to die dal 5 ottobre potrà essere vostro. A conti fatti, la moglie del secondo in linea di successione per il trono del Regno Unito è stata la testimonial del lancio della capsule collection Jenny Packham 007. Il “Kate effect” è ben noto alla designer britannica che veste da sempre la prestigiosa cliente. Chi quindi meglio di lei poteva vestire uno dei modelli di punta della collaborazione tra il brand e Eon Production, la casa cinematografica che produce i film di James Bond?

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La collezione di otto abiti da sera ispirati ad altrettanti personaggi femminili della saga è nata per celebrare il prossimo 60° anniversario della versione su pellicola del personaggio creato da Ian Fleming e l’uscita il 5 ottobre in dieci selezionati negozi del mondo non è casuale, visto che si festeggia il Global James Bond Day: Agente 007 – Licenza di uccidere (Dr. No) uscì in questo giorno, nel 1962. La campagna è stata affidata a Greg Williams, fotografo ufficiale del franchise James Bond da vent’anni, che ha immortalato gli outfit iconici nell’esclusivo ristorante londinese Isabel. Non c’è bisogno di essere degli esperti di 007 per cogliere il riferimento dell’ormai celebre abito dorato della duchessa: nel film del 1964 Agente 007 – Missione Goldfinger la Bond Girl Jill Masterson, interpretata da Shirley Eaton, muore soffocata dopo essere stata completamente dipinta d’oro. Completamente verniciata, l’attrice inglese un mese dopo l’uscita del film comparve sulla copertina della rivista Life suscitando non poco scalpore.

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L’abito di Kate Middleton, di cui non conosciamo ancora il prezzo (modelli simili viaggiano sui 4mila euro), è meno scollato di quello disegnato per la ricorrenza; se l’intento fosse stato filologico la nostra si sarebbe dovuta presentare in calzamaglia d’oro, ma c’è ancora un limite agli azzardi reali. Gli altri sette abiti sono omaggi molto più immediati. C’è l’abito rosso che Sylvia Trench (Eunice Gayson) indossa quando Sean Connery per la prima volta si presenta come «Bond, James Bond» in Agente 007 – Licenza di uccidere. C’è il vestito nero con le spalline di Anya Amasova (Barbara Bach) de La spia che mi amava e quello di Octopussy (Maud Adams) in Operazione Piovra. Se per il monospalla di Miranda Frost (Rosamunde Pike) di Die another day e la sottoveste di raso di Solange Dimitrios (Caterina Murino) di Casino Royale Jenny Packham ha dovuto citare sé stessa, visto che i costumi erano suoi, negli altri casi ha potuto metterci mano.

In questi due giorni i royal watchers di tutto il mondo si erano affrettati a trovare analogie e somiglianze tra l’abito d’oro di Kate e quello di Bruce Oldfield sfoggiato da Lady Diana in un analogo red carpet. C’è chi in quel mantello ha visto un modo per legarsi ancora di più alla corona, con Elisabetta da un lato e il suo futuro ruolo dall’altro. Alla fine era solo una mossa per promuovere una collezione. Eh sì, proprio come fanno le “comuni” influencer. Non ci sono più le regine di una volta.

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