La brutta copia di Alberto Angela (cosa non si fa in campagna elettorale)

di Manginobrioches (huffingtonpost.it, 24 ottobre 2019)

Le prova proprio tutte, l’ex ministro della Propaganda. Dopo aver per anni incarnato il perfetto assaggiatore di sagre, fiere e feste, aspirante giurato a qualsiasi talent gastronomico (ma la trasmissione di riferimento sembra piuttosto la celeberrima Man vs Food, epica sfida dell’uomo ai piatti più enormi del pianeta e alla civiltà del colesterolo tutta), ora ci prova con uno dei capisaldi della televisione italiana.MatteoSalvini_AlbertoAngelaPensate che choc, vederlo uscire da uno degli alberi più belli del mondo, l’ulivo millenario umbro di Bovara, in perfetto assetto da Ulisse (mancava giusto la sigla). Didascalico, persino pedagogico, albertangiolesco fino alla parodia (e infatti i social si sono scatenati, con l’hashtag #AlbertoAngela. Che Apollo e Atena, dei della sapienza e della conoscenza, ci perdonino), l’ex ministro dei Condimenti, in missione Campagna (letteralmente) Elettorale Umbra, abbraccia l’ulivo, non senza averci prima fatto una lezioncina su tradizioni, cultura e usi locali, di cui i sovranisti e leghisti si sono proclamati protettori, citando il veneratissimo patrono Sant’Emiliano.

Ma, ahinoi, le copie non sono mai gli originali (figuriamoci le brutte copie). Se fosse stato davvero Alberto Angela, a uscire dall’ulivo e magnificarci le tradizioni locali dell’Umbria, ci avrebbe raccontato che Sant’Emiliano era armeno, e venne da molto, molto lontano per diventare vescovo e subire il martirio, nel 304. Perché all’epoca, caro ex ministro del Bignami, i decreti sicurezza erano editti, e si chiamavano “persecuzioni”. Quasi come oggi.

Mai evocare la Storia, se non la conosci. Bacioni.

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