La seconda vita di “Suits”, la serie che lanciò Meghan Markle

di Paolo Armelli (wired.it, 18 agosto 2023)

Nella vita non c’è niente di meglio di una seconda possibilità. Lo sanno bene i fan di Suits, serie americana che è andata in onda con moderato successo tra il 2011 e il 2019 e che ora sta vivendo una nuova vita grazie a Netflix. Di recente, infatti, lo show è sbarcato nel catalogo del servizio streaming e come spesso accade per titoli cult del passato (da Friends a Paso adelante) ha scalato la classifica dei contenuti più visti. Ma Suits è riuscito a fare ancora meglio, infrangendo diversi record.

Ph. Frank Ockenfels / Nbc Universal – Getty Images

Secondo i dati raccolti dalla società Nielsen, infatti, negli Stati Uniti la serie ha totalizzato 3,8 miliardi di minuti di visione (sommando anche quelli raccolti su un’altra piattaforma di streaming Usa, Peacock) ed è stata per diverse settimane consecutive in cima alla top 10 dei titoli più visti su Netflix, diventando di gran lunga il contenuto licensed (cioè non originale) più visto sulla piattaforma. Considerato come nel suo corso originale questa serie sembri essersi guadagnata l’affetto di un’agguerrita ma limitata fanbase, è il caso di chiedersi: che cos’è Suits? Si tratta di un legal drama creato da Aaron Korsh (Everybody loves Raymond) incentrato sulle vicende di Mike Ross (Patrick J. Adams), un giovane uomo che non ha mai finito Giurisprudenza ma che, soprattutto grazie alla sua formidabile memoria fotografica, riesce a farsi assumere da Pearson Hardman, un prestigioso studio legale specializzato in diritto societario, dove ha modo di lavorare fianco a fianco con il veterano Harvey Specter (Gabriel Macht). Seguono miriadi di cause intricate, scandali dentro e fuori l’ufficio, acquisizioni spudorate, storie d’amore, e non poche avventure tra il buffo e l’assurdo.

I più, inoltre, conoscono Suits come la serie in cui recitava, nei panni dell’assistente Rachel Zane, Meghan Markle prima di fidanzarsi e sposare il principe Harry (ironicamente, racconta lo stesso principe nel suo Spare, William e Kate erano «spettatori abituali, anzi zelanti» della serie). È difficile credere, però, che il recente tan-tan intorno alla serie sia legato alla curiosità di vedere come la Markle se la cavasse in quello che in sostanza è stato il ruolo più importante della sua carriera da attrice. Piuttosto vien da pensare che sia la formula stessa di Suits – il suo sapiente mix di battute taglienti, intriganti battaglie legali e complesse dinamiche tra i personaggi – ad aver catturato il pubblico che finalmente ha una piattaforma su cui seguirlo. Del resto questa produzione è perfetta per un servizio come Netflix che, accanto alle sue ambiziose serie originali, ha bisogno anche di prodotti di più ampio respiro, che possano generare un’abitudine di visione continuativa (in totale qui ci sono 134 episodi in totale) e richiedano una fruizione non troppo impegnativa: nonostante abbia parecchie storie orizzontali (tra cui le storie d’amore tra Mike e Rachel e tra Harvey e la segretaria Donna), ci si può calare nella visione in diversi punti, senza eccessivo bisogno di orientarsi.

Un po’ erede di Ally McBeal e di tante altre serie procedural, ma anche workplace drama che affonda le radici nelle dinamiche del posto di lavoro, Suits sembra insomma il compendio perfetto per accontentare tutti i gusti, anche grazie anche all’equilibrata fusione tra intrallazzi romantici e situazioni comiche. Senza dimenticare, poi, che è una serie che si presta moltissimo a essere trasposta in gif e meme, e a originare trend sui social. Era quindi solo questione di tempo – e di sbarco nel mondo dello streaming – prima che il mondo si accorgesse di Suits. Ne è convinto anche Gene Klein, storico produttore esecutivo della serie, interpellato dal sito americano TvLine su questo rinnovato successo: «Penso che dipenda da due fattori: da una parte, credo che sia una serie che si fa guardare molto facilmente, e anche riguardare, perché conosco moltissime persone che mi hanno detto di averla vista quando era in onda e poi rivista altre volte» spiega Klein. «Dall’altra, dipende dalla piattaforma su cui è distribuita».

In effetti, non è la prima volta che una serie precedentemente passata in sordina susciti nuovo clamore una volta sbarcata sul servizio streaming: in passato è accaduto, per esempio, con Arrested Development o Manifest, due show di cui Netflix ha ordinato stagioni aggiuntive dopo il ritrovato successo on line. A questo punto, l’ipotesi sporge spontanea: dato questo exploit, ci sarà la possibilità di un revival anche per Suits? Difficile dirlo, soprattutto considerando che in origine la serie era arrivata a fatica alla sua nona stagione, dopo che molti dei suoi protagonisti (Adams, Markle e Gina Torres) avevano lasciato il cast già alla settima. Mai dire mai, però: «Ho menzionato la cosa ad Aaron [Korsh] e in questa epoca di reboot e reunion mi aspetto prima o poi una telefonata. Ma al momento non ci sono trattative serie al riguardo» ha dichiarato Klein. «Era già allora un balletto molto delicato tenere tutti gli attori coinvolti nonostante i loro impegni e i loro contratti. Ma sarebbe stupendo se una reunion avvenisse davvero». Escluso il ritorno di Meghan Markle, ipotesi davvero improbabile, resta da capire se questa seconda vita di Suits su Netflix porterà davvero a nuovi episodi. Nel frattempo il binge watching nostalgico è assicurato.

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