Francesco De Gregori, i 70 anni del principe dei cantautori

di Antonella Nesi (adnkronos.com, 2 aprile 2021)

Francesco de Gregori, il “principe” dei cantautori italiani, compie domenica 70 anni e quasi 50 di carriera, visto che il suo primo album, Theorius Campus, scritto con l’amico degli esordi Antonello Venditti, è datato 1972. Nato a Roma il 4 aprile 1951, De Gregori aveva iniziato già nel 1969 a esibirsi al Folkstudio di Trastevere, cimentandosi in cover di Leonard Cohen e soprattutto di Bob Dylan, con cui instaurerà un rapporto di stima reciproca e a cui l’artista romano ha dedicato più di un lavoro discografico. Il titolo del primo album solista di De Gregori è Alice non lo sa. L’album esce nel 1973, ben trainato dalla partecipazione di De Gregori a Un disco per l’estate con la canzone Alice. Sebbene il pezzo si classifichi all’ultimo posto, il disco divide la critica tra chi lo trova troppo ermetico e chi ne apprezza la poesia e la scrittura (tra i brani del disco un capolavoro come La casa di Hilde).

Ph. Yuri Colleoni / Kikapress
Ph. Yuri Colleoni / Kikapress

Il disco seguente – che segna anche il passaggio dalla etichetta IT alla Rca Italiana – s’intitola semplicemente Francesco De Gregori, subisce le stesse accuse per i testi complessi e introspettivi (e d’altronde il brano di maggior successo di questo album è Niente da capire), ma nel frattempo l’artista comincia a conquistare un suo zoccolo duro di estimatori. Il grande successo arriva con Rimmel, del 1975, che diventa uno dei dischi più venduti del decennio, con brani come la title-track, Pablo, Quattro cani e Pezzi di vetro. In quel periodo nasce la collaborazione con Fabrizio De André, prima per la traduzione di Desolation Row di Dylan, poi per la realizzazione del disco Volume 8, con brani inediti in parte scritti in tandem. E si consolida quella con Lucio Dalla, che collabora anche al successivo album Bufalo Bill, del 1976.

Ma proprio quell’anno succede qualcosa che segnerà per sempre la carriera di De Gregori: il 2 aprile, durante un concerto al Palalido di Milano, viene contestato da attivisti della sinistra extraparlamentare che lo accusano di praticare uno stile di vita lussuoso e di strumentalizzare i temi cari alla sinistra per arricchirsi. Quando De Gregori, dopo aver cantato qualche altra canzone visibilmente infastidito dal clima, chiude il concerto, viene costretto da militanti armati a salire di nuovo sul palco per subire un “processo” in cui gli si chiede anche di lasciare sul palco l’incasso della serata. L’arrivo della polizia interrompe la serata e, secondo le ricostruzioni di stampa dell’epoca, De Gregori, lasciando il Palalido, dichiarò: “Non canterò mai più in pubblico. Stasera mancava solo l’olio di ricino, poi la scena sarebbe stata completa”. Quell’episodio ispirò persino delle canzoni di colleghi, come Vaudeville di Roberto Vecchioni, Era una festa di Edoardo Bennato e anche la recente Nel tempo di Luciano Ligabue. Intorno all’impegnato ma non allineato De Gregori, il dibattito era aperto. E lui tornò sul palco già nell’autunno del 1976.

La pausa se la prese l’anno successivo, per lavorare a un nuovo disco. Nel 1978, dopo aver sposato la compagna di liceo Alessandra Gobbi (testimone di nozze l’allora segretario della Fgci Walter Veltroni), uscì l’album De Gregori (quello che contiene Generale). L’8 luglio dello stesso anno De Gregori tiene allo Stadio Flaminio di Roma un concerto con Lucio Dalla con ben 40mila spettatori che fa da preludio alla fortunata tournée Banana Republic che i due artisti terranno l’anno successivo, dopo aver pubblicato il 45 giri Ma come fanno i marinai, e che diventerà anche un disco live. Il 1979 è l’anno di Viva l’Italia, che contiene l’omonimo brano destinato a diventare uno dei più famosi di De Gregori. Anche questo disco vede la collaborazione di Dalla. Nel 1980 De Gregori fa la sua unica esperienza (da autore) al Festival di Sanremo, uno dei riti italiani a cui non fa mistero di sottrarsi molto volentieri: scrive però il testo di Mariù, su musica di Ron (al cui disco Una città per cantare aveva collaborato anche con Dalla), che viene presentata alla manifestazione da Gianni Morandi.

Nel 1982 è la volta di un altro album simbolo di De Gregori, Titanic, e a stretto giro, nel 1983, dell’ep La donna cannone (con tre brani, due solo strumentali, composti per il film Flirt di Roberto Russo, con Monica Vitti). De Gregori è ormai il cantautore per eccellenza e negli anni successivi prosegue il suo successo, sia discografico sia live, con Scacchi e tarocchi, del 1985 (che contiene un altro brano destinato a rimanere come La Storia e una dedica a Pier Paolo Pasolini, A Pa’). Seguono un cambio di etichetta (passa alla Cbs) e gli album Terra di nessuno (1987) e Mira Mare 19.4.89 (1989). L’inizio degli anni Novanta coincide con l’uscita di una serie di album live, uno dei quali, Il Bandito e il Campione, contiene anche l’inedito omonimo firmato dal fratello di De Gregori, Luigi Grechi. Nel 1996 torna con un disco di inediti, Prendere e lasciare, che segna una svolta rock nella sua produzione e crea due casi: uno per il brano Prendi questa mano zingara, che verrà accusato di plagio del brano di Bobby Solo e “assolto” quasi dieci anni dopo; l’altro per L’agnello di Dio, accusato dalla Chiesa di servirsi di Dio per vendere copie. Nel 1997 il doppio live La valigia dell’attore, con tre inediti, compresi la title-track – che si aggiudicherà nel 1998 la Targa Tenco come miglior canzone dell’anno – e Non dirle che non è così, cover di If You See Her, Say Hello di Bob Dylan, che verrà inserita in un disco di cover internazionali del futuro Premio Nobel per la Letteratura.

Le collaborazioni con Franco Battiato e Nicola Piovani caratterizzano il successivo Amore nel pomeriggio, del 2001, che ottiene la Targa Tenco come miglior disco dell’anno a pari merito con Canzoni a manovella di Vinicio Capossela; numerose sono le polemiche sorte a proposito del brano Il Cuoco di Salò, che alcuni critici lessero in chiave revisionista. Del 2002 è invece il tour a quattro che De Gregori affronta con Ron, Fiorella Mannoia e Pino Daniele, che diventa un doppio album live, In tour. Nel 2002 pubblica insieme a Giovanna Marini, di cui è amico dai tempi del Folkstudio, un disco di canti popolari e sociali italiani, Il fischio del vapore. Nel 2003 De Gregori partecipa al film di Bob Dylan Masked and Anonymous, in cui canta Non dirle che non è così. Nel 2005 esce la raccolta di inediti Pezzi, che si aggiudica nuovamente la Targa Tenco come miglior album dell’anno. Nel 2006 De Gregori pubblica un nuovo album, Calypsos, con nove brani meno rock e più melodici. Parallelamente prosegue incessante la sua attività live, tra stadi e teatri.

Negli ultimi anni, dal 2010 in poi, complice probabilmente il cambio di management, De Gregori sembra aver rinunciato almeno in parte alla sua leggendaria ritrosia, dando vita a quella che qualcuno ha definito una seconda giovinezza: tour in piccoli locali o teatri, partecipazioni a trasmissioni radiofoniche e televisive un tempo impensabili, fino al tour dell’estate del 2019 in versione sinfonica, De Gregori & Orchestra – Greatest Hits Live e all’annuncio, in diretta tv a X Factor, di un concerto insieme ad Antonello Venditti allo Stadio Olimpico di Roma, fissato per il 5 settembre 2020. Concerto per il quale sono venduti quasi tutti i biglietti prima che venga spostato per la pandemia. Recentemente, rimanendo fedele a quell’impegno che in maniera del tutto personale e mai omologata lo ha sempre contraddistinto, è intervenuto con un suo articolo su la Repubblica per parlare della situazione gravissima della musica leggera nell’era del Covid-19 e della scarsa attenzione delle istituzioni e per chiedere l’introduzione di un Ministero del Divertimento. Lui che è considerato il meno leggero tra le leggende della musica leggera.

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