Negli Stati Uniti la mascherina è diventata un simbolo politico

di Andrea Indiano (wired.it, 6 luglio 2020)

Chiavi, cellulare, portafoglio è un utile promemoria da ripetere prima di uscire, al quale durante la pandemia di Covid-19 abbiamo aggiunto la mascherina: ma non tutti hanno voluto adattarsi a questo inevitabile cambio di abitudini. In special modo negli Stati Uniti si sta assistendo a una battaglia politica e culturale sulle mascherine, divenute simbolo di divisione nonostante l’intrinseco valore protettivo per l’intera comunità.

Ph. Patrick Semansky / LaPresse – Ap
Ph. Patrick Semansky / LaPresse – Ap

Numerosi governatori e sindaci non hanno promulgato leggi sull’obbligo di copertura per naso e bocca, seguendo quanto detto dal presidente Donald Trump, il primo a non incentivarne l’utilizzo fino a poco tempo fa. I casi di Coronavirus, però, sono in aumento e con essi gli episodi di violenza riguardo le mascherine; diversi video di litigi nei negozi sono diventati virali e l’atmosfera generale appare avviata verso un ennesimo periodo di tumulto.

La marcia indietro di Trump sulle mascherine

Se di recente Trump ha iniziato a cambiare idea sulle precauzioni per il Covid-19, le sue dichiarazioni degli ultimi mesi – insieme a quelle di altri politici repubblicani a lui vicini – hanno causato una situazione di instabilità difficile da sanare. Sono soprattutto gli Stati conservatori del Sud e del Midwest a portare avanti la lotta contro le mascherine, mentre il governatore democratico della California Gavin Newsom ha promosso varie campagne sulla loro importanza. Un video popolare su Twitter girato a Dallas mostra l’insistenza di un signore nel voler entrare in un supermercato infrangendo l’obbligo di indossare una protezione sul viso: l’alterco fra lui e il commesso finisce con una brutta caduta, e non è l’unico dove alle indicazioni dei negozianti sono seguiti urla e pugni.

I filmati permettono di ascoltare le voci dei protagonisti: si sentono spesso gli avventori no mask protestare per la loro libertà violata dopo aver visto un cartello che invita all’uso della mascherina, o in seguito al richiamo di un addetto. Non mancano personaggi in stile Karen – il nome diventato epitome, negli Stati Uniti, della donna privilegiata e intollerante – che adducono problemi di salute con tanto di finta tessera della “Agenzia del respiro libero”. Associare questi protagonisti agli elettori di Trump non è difficile, dato che è stato proprio l’ex conduttore di The Apprentice a sminuire i rischi da Coronavirus in molte occasioni. Senza dimenticare la sua campagna elettorale basata sulla lotta contro i poteri forti e l’invadenza del governo, paradossalmente proseguita anche una volta dentro la Casa Bianca. Queste azioni ora si stanno ritorcendo contro la sua leadership.

La discesa in campo delle celebrity

Non sono stati sufficienti nemmeno gli appelli degli attori di Hollywood o la fama raggiunta dall’immunologo Anthony Fauci ad aumentare la sensibilità sulle mascherine. I grandi quotidiani statunitensi sono d’accordo: gli americani sono riusciti a far diventare una questione politica persino l’indossare o meno una protezione per la salute. «Abbiamo politici che dicono di fare la cosa giusta, ma visto lo spirito individualistico del Paese non riusciamo ad ascoltare le autorità» ha dovuto ammettere lo stesso Fauci.

Il refrain appare tipico degli Usa: alcune persone appartenenti alle classi privilegiate non vogliono modificare le proprie abitudini nemmeno per un breve periodo per ragioni puramente ideologico-culturali, e ciò aumenta il divario economico e sociale con le categorie meno abbienti e prive di assicurazione sanitaria. Infatti a soffrire maggiormente sono i più poveri – statisticamente più spesso afroamericani –, fra i quali rientrano gli sfortunati commessi costretti a mettere a rischio la propria salute semplicemente recandosi sul posto di lavoro. Non solo per colpa del rischio contagio, ma pure per l’impudenza di alcuni clienti sostenitori del presidente.

Trump alla fine, davanti all’emergenza, ha aperto un mezzo spiraglio all’odiato accessorio – dicendo «A dire la verità ho indossato una mascherina: e mi piaceva come mi stava. Era una mascherina scura, nera, e ho pensato che mi stesse bene. Sembravo un po’ il Cavaliere solitario» –, ma al suo comizio sotto il monte Rushmore, il 4 luglio, né lui né i suoi ne indossavano una. Un Independence Day davvero rischioso.

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