Tre soluzioni logistiche per evitare “il tavolino” di Giuseppe Conte

di Gianmichele Laino (giornalettismo.com, 4 febbraio 2021)

Facendo una battuta, vista la fede romanista del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, si potrebbe dire che quest’anno si sia assuefatto alle sconfitte a tavolino. Di certo la scena a cui si è assistito oggi, 4 febbraio – subito dopo l’incontro istituzionale con il premier incaricato Mario Draghi –, non è delle più riuscite dal punto di vista della comunicazione istituzionale, delle regole della regia e della più lineare semplicità logistica. Giuseppe Conte al tavolino offre l’immagine dell’Italia dei banchetti, dell’organizzazione dell’ultimo momento, dell’approssimazione e dell’improvvisazione. Non propriamente il biglietto d’addio, anzi d’arrivederci (visto soprattutto il tono delle dichiarazioni dell’ultimo bis-presidente del Consiglio), migliore possibile.

Ph. Fabio Cimaglia / Ipp
Ph. Fabio Cimaglia / Ipp

Errore numero uno: groviglio di microfoni e assembramenti di giornalisti. Vero che oggi, con i nuovi microfoni che la tecnologia contemporanea mette a disposizione, l’accavallarsi delle frequenze è praticamente impossibile. Ma il margine statistico per un errore del genere c’era comunque. Errori da matita blu sono i microfoni senza copri-microfono appoggiati direttamente sulla superficie del banchetto. Non vorremmo essere nei panni del reporter che, nel pomeriggio, è tornato in redazione con quel materiale. E se è vero che la soluzione di un distributore audio-video non era forse la più adatta per videomaker che – normalmente – girano con l’equipaggiamento leggero di microfono e telecamera (sarebbero serviti cavi importanti, diciamo), ancora non riusciamo a comprendere come l’ex presidente del Consiglio non abbia trovato una sala conferenze qualsiasi per organizzare il suo saluto, cosa che avrebbe evitato, magari, anche l’assembramento di fotografi – la famosa tonnara – qualche metro più avanti. Per un governo che ha sempre insistito sul divieto di assembrarsi, e che ha prodotto un’intera letteratura di Dpcm, non si è trattato di un colpo di genio comunicativo.

Errore numero due: l’ingresso in campo di Palazzo Chigi. Il portavoce dell’ex presidente del Consiglio, Rocco Casalino, cercava di far capire a fotografi e giornalisti di non riprendere l’edificio perché non si trattava di una comunicazione istituzionale. Ma la posizione scelta di Giuseppe Conte non ha di certo contribuito ad assecondare la richiesta. È vero: di solito, per le comunicazioni istituzionali in piazza Colonna, Conte dava sempre le spalle al Palazzo. Ma mettersi a tre quarti ha comunque fatto in modo che un po’ di edificio si vedesse, in tutte le inquadrature. Bastava posizionarsi in rotazione di 180° rispetto al portone d’ingresso principale di Palazzo Chigi: qualsiasi riferimento istituzionale, in quel modo, si sarebbe evitato e sarebbero stati i giornalisti a dare le spalle alla sede dell’esecutivo. Ma forse, per Conte, trovarsi di fronte al portone d’ingresso nel bel mezzo della sua dichiarazione avrebbe rappresentato un colpo al cuore decisamente troppo forte.

Errore numero tre: ma è possibile che un presidente del Consiglio che ha da sempre avuto una predilezione per le dirette Facebook non abbia pensato di girare un video – senza tavolini e senza microfoni tristemente aggrovigliati – per offrire il suo parere sulla gestione della crisi di governo in corso e per dare l’in bocca al lupo a Mario Draghi? Del resto Conte, al tavolino, ha parlato per tre minuti (la durata ideale che, secondo il manuale del buon social media manager, dovrebbe avere un video per essere efficace su Facebook), senza rispondere ad alcuna domanda. Il messaggio sarebbe passato lo stesso. Ma l’ultima immagine prima della futura discesa in campo (politica e non tecnica) sarebbe stata decisamente meglio curata.

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