“Capi di Stato in fuga” è più di una action comedy estiva

Prime Video

di Lorenza Negri (wired.it, 2 luglio 2025)

Capi di Stato in fuga, dal 2 luglio su Prime Video, è un esemplare riuscito di blockbuster destinato allo streaming. Ne abbiamo già analizzato il fenomeno di recente: l’avvento di Covid-19 ha reso possibile una controversa tendenza che ha visto i canali di streaming trasferire sul piccolo schermo i classici action cinematografici con le superstar di Hollywood, con risultati spesso mediocri.

Capi di Stato in fuga [Heads of State, di Il’ja Najšuller, Usa, 2025] fa parte di questo trend ma, complice il fatto che il film stesso non si prende troppo sul serio, l’alchimia tra i due protagonisti e un mix ben dosato di generi, è molto meglio dei predecessori. Il buddy movie in salsa comedy action con Idris Elba, John Cena e Priyanka Chopra vede un presidente degli Stati Uniti “reaganiano” – è un ex attore entrato in politica – superare le divergenze con l’integerrimo primo ministro inglese per permettere a entrambi di sopravvivere ai tentativi di alcuni terroristi di farli fuori mentre sono dispersi tra le campagne della Bielorussia.

Will Derringer, “people pleaser” ed ex star degli action ossessionato dai like su Instagram, e Sam Clarke, serioso perfezionista che sente su di sé il peso del mondo, non vanno affatto d’accordo, ma dopo l’attentato all’Air Force One diretto a Varsavia da cui i due scampano per miracolo, sono costretti a mettere da parte i rispettivi ego e collaborare per riuscire a raggiungere tutti interi il G20 in quel di Trieste prima che l’attentatore (un Paddy Considine terrificante) e i suoi associati conducano a termine una cospirazione di portata mondiale. Proprio quando i due leader politici si rendono conto di non essere gli eroici action hero che credevano, entra in gioco la cazzutissima agente dell’MI6 Noel Bisset, interpretata da Priyanka Chopra. «Il mio ruolo è tradizionalmente affidato a uomini, per questo mi fa piacere rappresentare una realtà in cui le donne sono altrettanto capaci, se non di più, di proteggere i Capi di Stato» ha commentato l’attrice di Quantico e Citadel, che già in passato ha dimostrato uno discreto talento per i ruoli d’azione.

«Vorrei sottolineare che parti come questa non si creano da sole da un giorno all’altro, dev’esserci qualcuno che le promuova, come il regista Il’ja Najšuller. Questo film è stato realizzato prevalentemente da uomini. I registi e gli sceneggiatori sono uomini, i produttori sono uomini, come lo sono gli attori protagonisti, ma sono tutti femministi. Questi uomini sapevano che la forza del film sarebbe stata una donna!» ha continuato. La Chopra padroneggia mirabilmente il krav maga e altre forme di difesa personale, soprattutto nelle scene finali, nelle quali ha evidentemente rinunciato alla controfigura per un intenso corpo a corpo.

Najšuller (l’autore di Hardcore!, il suo folle esordio con protagonista Sharlto Copley) ha confezionato numerose scene d’azione – tra sequenze in volo, lanci col paracadute, risse sommarie, fughe trafelate, inseguimenti – spettacolari e ben costruite, riuscendo a ritagliarsi anche qualche virtuosismo registico (il bullet time parziale durante l’inseguimento con la Rolls Royce). Le coreografie d’azione sono sostenute da un valido montaggio e quasi tutte sono integrate in un contesto da commedia. Il risultato è un film ipercinetico, mai noioso, sempre divertente. Elba e Cena, che hanno scoperto di avere un’ottima intesa sul set di Suicide Squad, confidavano in questa reunion e la loro alchimia è un evidente bonus per Capi di Stato in fuga: la competizione sfrenata e i battibecchi legati al clash culturale offrono parecchio divertimento.

«Capi di Stato in fuga è un mix di azione, spionaggio e commedia» ha confermato Naishuller. «Sono un fan degli action degli anni Ottanta e Novanta e quando mi hanno proposto questo film, che originariamente doveva essere un thriller d’azione, ho pensato che sarebbe stato molto più interessante farne una action comedy in stile buddy cop movie» ha ricordato il regista [russo di nascita – N.d.C.]. «Allora ho pensato di fare del personaggio di John una star del cinema diventata presidente. Così, per fornire un’ottima prospettiva comica su tutto. Il suo personaggio pensa di sapere quello che fa, di essere un vero guerriero, ma non è così, e questo è divertente. Trovare il tono giusto ha richiesto molta riflessione. Non è stato facile, ma non è stato particolarmente difficile, grazie agli attori che abbiamo scelto».

Il confine tra ridicolo e autoironico, tra eccessivo e sfrenato, tra stravagante e stupido è sottile ma Capi di Stato in fuga balla su quel confine restando sempre dalla parte giusta. Najšuller trova l’equilibrio ideale tra azione e commedia, ma è il dono dell’ironia a elevare il suo film. Non prende il tutto troppo sul serio, ma ha l’audacia d’inserire nella narrazione un discorso di natura politica, una mossa rischiosa che poteva rivelarsi deleteria.

Quando, infatti, la vicepresidente degli Stati Uniti, interpretata da Carla Gugino, che presiede il G20 prende la parola a proposito del coinvolgimento degli Usa nella Nato commenta: «[noi americani] Coltiviamo, estraiamo il petrolio, produciamo. Nel frattempo mandiamo la nostra gente a morire nelle guerre degli altri. Questa non è una collaborazione. Noi diamo, loro prendono». Sono poche parole che fanno venire i brividi, nelle quali c’è tutta l’oscena arroganza e ipocrisia di un Paese in preda a leader pericolosi e fuori controllo resi folli da manie di grandezza. Najšuller si prende quel rischio e trasforma Capi di Stato in fuga in qualcosa di più di uno spensierato intrattenimento per l’estate.

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