L’invasione russa ha militarizzato anche l’industria del gaming ucraina

di Giuseppe Giordano (linkiesta.it, 4 agosto 2023)

Nel racconto della storia dei videogiochi, scritto dal giornalista e saggista Tristan Donovan (Replay. The History of Video Games, Yellow Ant, 2010), si legge che i cabinati nel blocco sovietico erano tecnologicamente più arretrati degli equivalenti occidentali. Ed erano costosi: per il prezzo di un gettone potevi acquistare un piccolo pasto. Il regime comunista esercitava uno stretto controllo sulle opere multimediali interattive nell’Unione Sovietica: non era possibile inserire un punteggio in una classifica, perché questo avrebbe incoraggiato la concorrenza e non la cooperazione.

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In più, era vietato esporre giochi in cui lo scopo avesse a che fare con lo sparare a esseri umani o animali. Bisognerà aspettare gli effetti della Perestrojka per assistere a nuovi tentativi di innovazione. Alcune di queste iniziative partirono dall’Ucraina. Non era un caso. Il Paese aveva un focus sull’Ingegneria elettronica ed era centrale nei piani dell’Unione Sovietica, i quali prevedevano di superare l’Occidente anche da un punto di vista tecnologico.

Alla fine degli anni Ottanta, Extrema-Ukraine, azienda localizzata nell’oblast di Vinnytsia, entrò in una partnership con il produttore di hardware Terminal, con lo scopo di creare arcade games più sofisticati. L’ispirazione per Konyok-Gorbunok, un gioco di genere platform simile a Pitfall! (Activision, 1982), arrivò da una favola in versi dello scrittore Pyotr Pavlovich Yershov. La storia di Konyok-Gorbunok, del XIX secolo, racconta di un contadino che sposa una principessa dopo essere riuscito a soddisfare le richieste impossibili dello Zar. Si trattava di una satira contro il monarca, bandita per vent’anni all’epoca della sua prima uscita. Per gli stessi motivi, Gorbunok piaceva all’establishment comunista. Già nel 1991 Extrema-Ukraine non aveva più nulla a che fare con i videogiochi: produceva giochi d’azzardo e strip poker.

A un anno e mezzo dall’invasione russa, l’industria del gaming in Ucraina resta legata soprattutto ai successi delle serie Cossacks, S.T.A.L.K.E.R. (entrambe di Gsc Game World) e Metro (4A Engine). Però, oltre ai nomi più blasonati c’è anche altro. Negli anni Novanta lo studio di sviluppatori Meridian’93, con sede nella città di Lugansk, attualmente occupata dai russi, esordiva con Admiral: Sea Battles (1996), seguito dai folli sparatutto su rotaia della serie di Rooster Revenge e da due versioni digitali del gioco da tavolo tedesco Carcassonne, meno famose di quella distribuita su Xbox 360 nel 2007 da Sierra Online. Tra gli ultimi giochi ucraini misconosciuti vale la pena menzionare almeno Ukraine War Stories (Starni Games, 2022), scaricabile gratuitamente via Steam: una serie di racconti interattivi basati su eventi reali e testimonianze, riguardanti i civili intrappolati nei primi mesi dell’invasione russa. Ukraine War Stories dimostra che la guerra influenza il lavoro degli sviluppatori anche sul piano dei contenuti. Un altro livello è naturalmente quello economico, poi ce n’è uno pratico.

Dopo l’aggressione, gli sviluppatori di Gsc Game World hanno lavorato all’attesissimo nuovo capitolo di S.T.A.L.K.E.R. tra taniche di carburante, kit di pronto soccorso e razioni. Fuori sono rimasti parcheggiati alcuni bus, pronti a partire in caso di emergenza, mentre un piano di evacuazione è stato messo a punto nei dettagli e memorizzato dagli impiegati. I dettagli di una quotidianità sconvolta dalla guerra arrivano da un articolo pubblicato a gennaio 2023 su Wired, dal titolo What it takes to build a game in a war zone (“Cosa serve per sviluppare un gioco in una zona di guerra”).

Lo spazio digitale, come quello fisico, è stato militarizzato. Microsoft, la parent company di Xbox, ha dato una mano all’Ucraina per approntare le difese in vista di eventuali cyber attacchi. A marzo, GSC Game World ha comunicato via social di essere stata vittima di alcuni hacker russi, che avrebbero divulgato materiale destinato a un uso interno. Scorrendo la cronologia degli aggiornamenti postati su Twitter dall’account di Gsc Game World, cerchiato dai colori della bandiera dell’Ucraina, ci si imbatte in dichiarazioni di solidarietà, raccolte fondi, esaltazioni patriottiche, mentre gli anniversari della pubblicazione dei giochi dello studio si intrecciano a quelli dell’invasione. I portavoce di Gsc Game World hanno presentato S.T.A.L.K.E.R. 2 come parte di una battaglia culturale e politica: la scelta di modificare il titolo in Heart of Chornobyl (“Il cuore di Chernobyl”), per riflettere l’ortografia nazionale, va esattamente in questa direzione.

Sul fronte opposto, una recente inchiesta del New York Times ha rivelato che i videogiochi sono stati utilizzati dai russi per amplificare la propaganda del Cremlino. Alcuni utenti hanno riprodotto in Minecraft la conquista di Soledar, una città ucraina nel Donbas occupata dai russi a gennaio. In un tutorial dedicato allo stesso gioco, è possibile osservare la bandiera della Federazione svettare su uno skyline descritto come quello di Lugansk. La propaganda di Mosca avrebbe trovato la sua strada fino a Discord, una chat molto utilizzata dagli appassionati di videogiochi. Secondo il team di sicurezza di Microsoft, quelle elencate qui sopra non sono iniziative individuali, ma fanno riferimento a un disegno riconducibile al governo autoritario di Vladimir Putin. Lo spazio digitale viene militarizzato e politicizzato: la guerra campale ha ormai una propagazione nel settore del gaming.

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