Moda e politica

di Arianna Chirico (alfemminile.com, 8 maggio 2023)

Ad aprire la diatriba, l’accusa di aver affrontato argomenti apparentemente voluttuari su una prestigiosa rivista di moda, in aggiunta del fatto che l’intervista rilasciata da Elly Schlein a Federico Chiara sia stata la prima dopo la nomina a segretaria del Partito Democratico e sia stata concessa a Vogue Italia e non a un quotidiano straniero o a un settimanale popolare. Pur trattandosi di un magazine di moda, l’intervista ha abbracciato le tematiche più svariate, dalla politica estera ai problemi ambientali, dalla leadership ai nazionalismi, dalle disuguaglianze alla questione salari.

Ph. Enrico Brunetti / Vogue Italia

 

Ma ha destato imbarazzo la sola e unica domanda sul power dressing, cui Elly Schlein ha risposto in questo modo: «Allora, se sapessi che cos’è, ti potrei rispondere! Scherzi a parte, le mie scelte di abbigliamento dipendono sicuramente dalla situazione in cui mi trovo.  A volte sono anticonvenzionale, altre volte più formale. In generale dico sì ai colori e ai consigli di un’armocromista, Enrica Chicchio».

L’importanza delle idee

Dopo questa dichiarazione, molti si sono sentiti autorizzati a intervenire per disputare se un politico, ma prima di tutto una donna che ricopre la carica politica più importante del Pd (uno dei principali partiti di opposizione), potesse essere oggetto di critiche per le sue scelte di styling. Le polemiche mosse contro Schlein si sono concentrate sull’apparente contraddizione tra l’essere portavoce di politiche di sinistra e curare il proprio aspetto, e sulla scelta della Segretaria di rivolgersi e pagare una consulente d’immagine per i propri look.

Elly Schlein ha risposto così alle polemiche: «Sono colpita di vedere tutti appassionati di armocromia; non vorrei però che si sottraesse attenzione al resto delle cose che sto dicendo anche in quell’intervista di ben 30 domande, di cui ne è emersa 1. Sono una persona che non capisce niente di abiti e di trucco e non ha alcun problema ad ammetterlo. Non è mai stato il mio ambito, non ho tempo da dedicarci e soprattutto non credo che uno dei problemi del Paese sia il fatto che mi sia rivolta ad un’amica che lo fa per mestiere. Delle donne spesso si parla più del loro aspetto che delle loro idee. Ma noi siamo qui a parlare delle nostre idee».

La comunicazione non verbale

Una verità scomoda quella evidenziata dalla Schlein, il cui lavoro è stato messo in secondo piano solo per aver ammesso di farsi aiutare da un’armocromista. In realtà è palesemente risaputo che sono molti i politici che si avvalgono di consulenze per il loro guardaroba e make-up, proprio per evidenziare quanto sia fondamentale la comunicazione non verbale per la costruzione di un personaggio. Chicchio, armocromista di Schlein, in un’intervista a la Repubblica ha dichiarato di aver sostituito l’eskimo con un trench di taglio sartoriale, per discostarsi dall’immagine stereotipata del militante di sinistra, permettendo così a Schlein di presentarsi in pubblico in una veste più carismatica.

Il rapporto tra moda e politica

Moda e politica sono da sempre intrinsecamente connesse, sebbene il loro rapporto sia controverso. Mutando attraverso le epoche storiche e i contesti politici, i capi istituzionali hanno sempre manifestato una particolare attenzione per i dettagli dei propri abiti, a partire da Luigi XIV a Elizabeth I, da Gandhi a Volodymyr Zelensky, da Angela Merkel a Donald Trump.  Le loro scelte stilistiche sono rappresentazioni simboliche del potere, che rinviano a codici condivisi nei rispettivi contesti di riferimento e che raccontano qualcosa del complesso rapporto che unisce moda e politica.

La moda ha a che vedere con il processo di stratificazione sociale e risponde, come sottolinea Georg Simmel, al bisogno di integrazione e/o differenziazione degli individui all’interno della società. Essa attiene alla dimensione delle manifestazioni della superficie che spesso, però, sanno rendere con maggiore efficacia la profondità dei comportamenti umani. La politica ha a che vedere con la regolazione del vivere associato e, in quanto espressione del potere, ha bisogno di attivare processi di legittimazione che non di rado attingono alla dimensione simbolica, della quale la moda è una manifestazione fondamentale.

La simbologia dell’abito

Così il presidente dell’Ucraina Zelensky, a fronte della terribile situazione che sta vivendo il Paese, ha adottato un abbigliamento militare, caratterizzato da una felpa con un piccolo tridente ucraino cucito vicino allo scollo, pantaloni cargo e scarponcini da task force. La scelta del leader ucraino non è dettata solo dalla praticità, ma fa parte di una sofisticata narrazione che porta avanti con i discorsi, con la prossemica, perfino con i vestiti. Zelensky ha rinunciato agli abiti civili, vestendosi come un soldato, per comunicare alla popolazione un messaggio chiarissimo: «Sono con voi, sono uno di voi».

Cinquant’anni fa, quando le scelte stilistiche erano una mera dichiarazione politica, fazioni di sinistra e di destra si riconoscevano tra chi indossava eskimo e jeans e chi preferiva giacche di pelle e occhiali da Sole, fin quando nel 1979 Bettino Craxi si presentò al Quirinale indossando un paio di jeans, inopportuni secondo l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. La società iniziava a cambiare e con essa la politica: se il completo formale ha rappresentato a lungo la scelta stilistica più ricorrente per un personaggio politico, alcuni dettagli, come la cravatta, furono associati all’aspetto più démodé del guardaroba dell’uomo di potere. Oggi, la politica continua ad adottare la moda per comunicare: Donald Trump, durante la sua presidenza, non si è mai mostrato in pubblico senza cravatta, intenzionato a riecheggiare i fasti dei magnati degli anni Ottanta – tra cui sé stesso.

Il formalismo delle donne in politica

La questione rimane formalissima se si pensa alle donne in politica: tutte le figure istituzionali femminili, da Margaret Thatcher ad Angela Merkel, da Christine Lagarde a Giorgia Meloni, hanno sempre preferito mise rigorose e pulite. Qualcuno dice che l’abito non faccia il monaco, ma è anche vero che la politica si fa pure con gli abiti e questo lo sa benissimo la neopresidente del Consiglio italiano, che, consapevole del potere della comunicazione, ha messo da parte le sue borse logate e costose per modelli Made in Italy meno popolari; ha sostituito le bluse color pastello con tailleur blu firmati Giorgio Armani e le décolletées con delle più comode stringate maschili. Quelle di Giorgia Meloni sembrano uniformi: ha scelto il designer più iconico della moda italiana e ha dato vigore ai propri look, optando per capi classici dai tagli maschili.

Il potere di chi ricopre cariche istituzionali sta nella possibilità di poter combattere da dentro le ingiustizie, di qualunque tipo esse siano, e di cambiare il sistema affinché si adatti meglio alla contemporaneità. La moda spesso interviene, adottata nel modo più pragmatico, per rendere la comunicazione più semplice.

Spread the love