Questa non è un’imitazione: i video di Sarah Cooper su Trump

di Dario Ronzoni (linkiesta.it, 1° luglio 2020)

Lei non è come gli altri. E soprattutto non fa come gli altri. Se Alec Baldwin imita Donald Trump con tanto di parrucca gialla e Anthony Atamanuik (forse il migliore) lo ricrea in una caricatura perfetta («Come piega della bocca, Trump è uno Shih Tzu»), l’attrice e scrittrice Sarah Cooper ha scelto una strada diversa, non la somiglianza ma lo straniamento. La sua idea è semplice: si fa “doppiare” da Trump. I suoi video, diffusi su TikTok e all’apparenza casalinghi, la mostrano mentre finge di parlare e, in sottofondo, si sente la voce del presidente americano.

Mike McQuade
Mike McQuade

La parte più importante sono le pose: le frasi lunari del presidente, di cui lei sembra appropriarsi, sono accompagnate da gesti strafottenti, distratti, noncuranti. Cioè adeguati. A puntellare ogni affermazione insensata arrivano i movimenti degli occhi, che strabuzzano, roteano, cambiano direzione. Una grammatica che sottolinea lo zig-zag dei (si fa per dire) ragionamenti trumpiani, il suo saltare da una frase all’altra, la giustapposizione casuale di frasi e parole che a un ascolto (molto) distratto potrebbero sembrare coerenti.

Più o meno così:

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È il celebre «I tested positively», con cui in modo confuso Donald Trump spiegava di essere negativo al Coronavirus ma al tempo stesso non voleva, per ragioni di immagine personale o chissà, forse seguendo qualche buffa teoria di programmazione neurolinguistica, essere associato alla parola “negativo”. Da qui l’equivoco, con il suo essere “positivo” senza però avere il virus, il suo test “perfetto”. Nel video di Sarah Cooper bastano le espressioni del viso a dire tutto.

Oppure così:

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In questo caso il video è più articolato, con montaggi ad hoc (anche questi, all’apparenza casual ma dall’effetto studiato) che si alternano nell’accompagnare gli strologamenti dell’inquilino della Casa Bianca. Tutto questo fa ridere e diverte. Ma soprattutto, come sostiene un articolo del New York Times, smaschera la retorica di Donald Trump. Trasferire le sue frasi a un’altra persona – non a caso una donna, e afroamericana – significa metterne in mostra, fuori dal loro contesto, i ragionamenti insensati. Un’opera di smitizzazione ironica che arriva a suggerire che, forse, la vera chiave del successo di Trump sia nella sua postura. «È riuscito a diventare l’uomo più potente del mondo solo grazie a quella» ha detto Cooper in un’intervista, scherzando. Ma fino a un certo punto.

L’atteggiamento noncurante, la sicurezza ostentata, l’arroganza compiaciuta sono tutti modi con cui certifica, fin quasi all’ossessione, il suo successo e la sua appartenenza a una classe privilegiata. Se poi si aggiungono la folla festante, i vestiti costosi fino al pacchiano, la fisicità solida, si comprende perché chi vota per lui non perda tempo ad ascoltare quello che dice e a giudicare quello che fa. È uno showman, senza dubbio. Ma cosa succede se si toglie tutto questo – palcoscenico, folla, vestiti, atteggiamenti, autorità – e si guarda alla sostanza? È il senso dell’esperimento di Sarah Cooper. E la risposta è un desolato «I tested positively, toward negative. I tested perfectly, meaning… I tested negative». Appunto.