La parabola drammatica del “piccolo Arnold”: la vera storia di Gary Coleman

di Rita Celi (repubblica.it, 23 settembre 2025)

Il suo nome era Gary Coleman ma per tutti era Arnold Jackson, l’indimenticabile bambino protagonista della sit-com degli anni Ottanta Il mio amico Arnold. La serie (il cui titolo originale era Diff’rent strokes) tenne incollati alla tv gli spettatori di mezzo mondo dal 1978 al 1986 e in Italia arrivò nel 1980 col titolo Harlem contro Manhattan, diventato poi Il mio amico Arnold.

La sit-com raccontava la vita in casa Drummond, una famiglia composta dal vedovo milionario Philip Drummond (Conrad Bain), sua figlia Kimberly (Dana Plato), i due figli adottivi, i fratelli Arnold (Gary Coleman) e Willis (Todd Bridges), insieme all’affettuosa e simpatica tata, la signora Garrett (Charlotte Rae). Ma il successo della serie era dovuto ad Arnold, un bambino afroamericano, piccolo e grassottello, dall’irresistibile senso dell’umorismo e dalla battuta pronta diventata un tormentone, «Che cavolo stai dicendo, Willis», con cui rimbrottava il fratello maggiore.

Ma la vita spensierata che scorreva sul piccolo schermo non corrispondeva a quella del vero Gary Coleman, che non era affatto un bambino ma un uomo, adulto e minato nel fisico. Il suo sviluppo era stato compromesso da una forma d’insufficienza renale che l’aveva torturato fin dall’infanzia. La sua vera storia è raccontata in Gary. Io ero Arnold, lo speciale di novanta minuti distribuito da Nbc Universal in onda martedì 23 settembre su Sky Crime e in streaming su Now. Il doc ripercorre la sua esistenza, segnata da una grave malattia cronica che lo costrinse a vivere tra ospedali e dialisi, sin da giovanissimo.

Lo speciale svela anche il lato oscuro della sua carriera: lo sfruttamento economico da parte della sua stessa famiglia, le cause legali, la solitudine e una lunga discesa nella depressione. Dal passato di Gary affiora anche una brutta storia di violenza domestica con Shannon Price, la donna che sposò nel 2007 e da cui divorziò poco dopo. Fu arrestato e in seguito, per riabilitarsi di fronte al pubblico televisivo, accettò di partecipare a The insider, ma appena fu affrontato l’argomento Coleman si arrabbiò e lasciò lo studio dopo aver offeso le giornaliste che lo stavano intervistando.

Coleman aveva tentato anche la carta della politica: nel 2003 annunciò la sua candidatura a governatore della California ma, ironia della sorte, il “piccolo Arnold” fu battuto dal “grande Arnold”, Schwarzenegger. Una parabola drammatica che si è conclusa con la morte prematura, avvenuta nel 2020 a soli quarantadue anni. Attraverso interviste inedite, testimonianze dei familiari e nuove rivelazioni sulle circostanze della sua scomparsa, Gary. Io ero Arnold ricostruisce la parabola di un talento precoce e fragile, lasciato senza la protezione necessaria e intrappolato in un sistema che gli ha negato la possibilità di crescere davvero, cercando di fare luce sulla vita di una star della tv e sulla complessa e spesso amara realtà nascosta dietro il fascino della fama.

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