Dopo l’angelo meloniano a Roma, il confratello Putin a Londra

di Paolo Martini (adnkronos.com, 1° febbraio 2026)

È bastato un angelo un po’ troppo somigliante a Giorgia Meloni in un affresco recentemente restaurato nella Basilica di San Lorenzo in Lucina, a Roma, per scatenare il tam-tam virale delle interpretazioni artistiche. E, come spesso accade quando l’arte incontra la cronaca politica, lo sguardo curioso degli osservatori non si è fermato a Roma.

Circola ora, infatti, un’altra suggestione: qualcuno giura di riconoscere il volto di Vladimir Putin in uno dei due confratelli raffigurati dal pittore Gentile Bellini (Venezia, 1429-1507) – figlio maggiore di Jacopo e fratello di Giovanni, anch’essi celebri artisti veneziani – nel dipinto Il cardinale Bessarione e due membri della Scuola della Carità in preghiera con il Reliquiario Bessarione, oggi conservato alla National Gallery di Londra. Un colpo di teatro che unisce Storia e ironia: il dipinto, realizzato a Venezia nella seconda metà del Quattrocento, mostra il cardinale greco-bizantino Bessarione (1403-1472) – umanista e collezionista, ponte tra cultura greca e rinascimentale italiana, fondamentale per il passaggio dei manoscritti antichi in Occidente, molti dei quali confluiti nella Biblioteca Marciana di Venezia – e due confratelli in preghiera davanti a un reliquiario contenente frammenti della Croce e tessuti della veste di Cristo.

Ma agli occhi attenti dei nostri giorni uno dei monaci in bianco, forse stanco dopo secoli di devozione, sembra somigliare incredibilmente a un leader contemporaneo: il presidente russo Vladimir Putin, alla guida della Russia dal 1999. Già il viaggio del dipinto è affascinante: appartenne alla Scuola di Santa Maria dei Battuti della Carità a Venezia, passò attraverso collezioni imperiali e private in Austria, fino a essere venduto da Christie’s a Londra il 12 dicembre 2001, offerto dagli eredi di Erich Lederer (1896-1985), un collezionista austriaco di origini ebraiche la cui raccolta era stata confiscata dalla Gestapo durante la Seconda guerra mondiale. L’opera di Gentile Bellini venne poi acquisita dalla National Gallery nel 2002, grazie a generosi lasciti testamentari.

Non risultano restauri successivi all’arrivo a Londra, quindi il “Putin angelico” potrebbe essere lì da oltre cinquecento anni, ignaro del destino virale che lo attendeva… o forse qualche “manina” potrebbe aver aggiunto il suo tocco putiniano poco prima dell’asta di venticinque anni fa. Dall’angelo romano alla suggestione londinese, una cosa appare chiara: l’arte diventa uno specchio dei potenti; anche i santi e i monaci possono trasformarsi in celebri politici del XXI secolo.

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