Grace Kelly, nata “princesse”

Ap Photo

di Enrica Roddolo (corriere.it/sette, 22 agosto 2026)

«Ai funerali di Grace, alla fine dell’estate del 1982, arrivò a Monaco la principessa Diana. Lady D aveva simpatizzato con lei a Londra. E la giovane Diana si rivedeva forse un po’ nella Grace degli inizi, arrivata dagli Usa per sposare un principe», gli occhi di Madame Louisette si velano di nostalgia mentre parla con 7 e rivede la sua vita con Grace.

Al Rocher, il palazzo dei principi che dal 1297 regnano su questo scampolo di terra e mare baciato dal Sole e dalla ricchezza, Louisette Lévy-Soussan Azzoaglio torna ogni giorno. Al Rocher, su nella torre con l’orologio, nell’ufficio di Grace Kelly prima e poi del figlio Alberto, ha condiviso tutto con la diva. «Lo studio di Grace era giallo, col blu il suo colore preferito, e verde acqua… ed era estate, ero in vacanza in Olanda, quando lei morì. Chiamai il palazzo, tornai subito senza smettere di piangere. Poi calò sul Principato un’ombra di tristezza che durò per oltre un anno. Ranieri dimostrò il suo amore autentico per Grace, non volle mai risposarsi. E quante nobildonne sognavano seconde nozze», continua la donna che è stata segretaria personale prima di Grace e poi di Alberto e a 91 anni è attiva nella vita di Monaco 2026, presiede anche il Club des résidents etrangers de Monaco.

Quella morte spezzò la favola, le nozze di Grace e Ranieri del 1956. Come arrivò al Palais?

«Grace era nata principessa, non solo per l’eleganza, la bellezza. Tra due anni avrebbe cento anni. Mi chiamò il padre dell’attrice Fanny Ardant. La madre era dama di compagnia di Grace e il padre, il colonnello Ardant, mi disse “ho bisogno che tu assista la Princesse temporaneamente”, così iniziai e poi non ci separammo più».

Grace arrivò a Monaco con un premio Oscar per La ragazza di campagna: ebbe nostalgia del cinema?

«Alfred Hitchcock la cercò per proporle di interpretare Marnie, ma il principe non accettò. E lei ha accettato la decisione del principe, ma restò in contatto con Ava Gardner, Cary Grant e Frank Sinatra. E c’era una sala cinematografica al palazzo dove ogni tanto si riuniva con i figli per rivedere i suoi film».

Quanto le pesò quella rinuncia a Hollywood?

«Penso che Grace fosse ormai molto occupata dal nuovo ruolo di principessa che aveva assunto a Monaco e che aveva preso molto sul serio, ma tutti gli attori e le attrici quando lasciano le scene conservano una certa nostalgia. Che poi trasferì nei recital di poesia per beneficenza che la portarono in Italia negli ultimi anni della sua vita: a Roma, in Vaticano. Gli italiani le ricordavano un po’ le sue origini irlandesi».

Quanto è legato oggi Alberto alle radici di Grace?

«Alberto ha riacquistato la casa delle origini in Irlanda dove gli antenati erano nati, e anche la casa di Filadelfia dove il principe è stato tante volte. Ha preso la sua delicatezza, ma anche la personalità di saper gestire momenti complessi. E più di tutto l’empatia verso la gente».

E perché a Grace piaceva tanto l’Italia?

«Nel calore degli italiani ritrovava quel calore della gente d’Irlanda. Le piaceva la cucina italiana e il carattere italiano, più allegro, solare, e quell’amore per l’arte, quella vitalità che hanno gli italiani».

In fondo i Grimaldi arrivarono da Genova, la dinastia ha origini genovesi.

«C’era una signora di Genova che ritagliava gli articoli sulla principessa, ne faceva un libro che ogni anno portava a Grace. Un giorno ricevetti sulla mia scrivania al Rocher una lettera anonima che invitava la principessa a non accogliere più quella signora, “non all’altezza di una principessa”. Firmato “la Genova Bene”. Ridemmo di gusto e continuò a riceverla fino alla morte».

Oriana Fallaci scrisse di Grace: «Il più semplice e complicato personaggio di donna che la nostra generazione abbia avuto. Solo i pigri la definiscono una sfinge senza segreti».

«Sì, era una donna dalle mille sfaccettature. Semplice con le persone semplici e molto sofisticata con personalità del cinema, del teatro. Ha incontrato John F. Kennedy con la First Lady Jacqueline in visita di Stato a Washington nel 1961, e il generale de Gaulle o Josephine Baker: in un’epoca in cui la negritudine era difficile negli Usa, ammirava come la Baker con la sua intelligenza fosse arrivata al successo. Grace le trovò una casa a Monaco, fece arrivare gli orfani che la Baker aveva salvato dalla miseria e dopo la morte della Baker si è occupata di quei ragazzi… oggi alcuni vivono e lavorano ancora a Monaco».

Come fu il rapporto con de Gaulle? Ranieri e de Gaulle si diedero battaglia.

«Il generale de Gaulle era innamorato di lei, aveva un’ammirazione straordinaria per Grace e questa fascinazione ha aiutato la distensione, ma Grace non si occupava di politica. Però Ranieri chiedeva sempre un parere a Grace, si fidava molto di lei e le affidò le celebrazioni del centenario di Montecarlo, il Bal du Centenaire, e lei fece arrivare Margot Fonteyn e Rudolph Nureyev».

Com’era la Grace quotidiana?

«Si occupava dei figli, della scuola, veniva tutti i giorni in ufficio a vedere le lettere, riceveva gente, andava alla Croce Rossa. Poi, negli ultimi anni, amava salire su a Roc Agel, raccogliere fiori e farne quadri. Era presidente del Garden Club di Monaco, tradizione continuata dalla figlia Caroline».

Roc Agel è amata anche da Alberto e Charlène. Perché?

«Perché là sulle alture sopra Monaco non c’è il protocollo di Corte, al Rocher. Ranieri lì si dilettava a modellare delle sculture, gli piacevano i lavori manuali. Come adesso per Alberto e Charlène è importante avere un buen retiro fuori dal palazzo. E a Grace piaceva camminare, così si teneva in forma. E mentre camminava raccoglieva i fiori che faceva poi seccare personalmente e queste sue opere le espose anche in una galleria d’arte parigina, vicino a Rue du Faubourg Saint-Honoré. Negli Usa poi una casa di biancheria realizzò anche una serie di lenzuola e biancheria per la casa con le stampe dei quadri di fiori della principessa… Che tristezza ripensare a quando Grace morì, a quell’ombra nera sul Principato. Ma ora la principessa Charlène porta a Monaco una nuova aria di entusiasmo e giovinezza».

Cosa piace alla principessa Charlène? Intervistata dal Corriere ci ha detto: «lo sport e l’acqua sono il mio linguaggio».

«Sì, lo sport è parte della sua vita e segue con passione il lavoro della sua Fondazione che combatte le morti per annegamento. E poi l’attenzione di Charlène per i suoi due bambini, Jacques e Gabriella, mi ricorda tanto quando a palazzo c’erano i principi piccoli».

Lei ha visto Alberto crescere. Com’è il principe?

«Nella giovinezza ha saputo utilizzare lo sport come una lezione di disciplina per il futuro sul trono e ha dimostrato saggezza e determinazione. E ha una memoria strepitosa».

I Grimaldi, con le principesse Caroline e Stéphanie e i tanti nipoti, ormai sono una tribù. Quali sono oggi i rapporti con i Kelly, con le radici americane di Grace?

«Sono tre caratteri molto diversi, Alberto e la sorella maggiore, la principessa Caroline, e Stéphanie. Ma sono una famiglia molto unita. Grace ha portato a Monaco lo spirito più aperto degli americani. Faceva le cose a suo modo, all’americana. E i Kelly venivano spesso a trovarla da Filadelfia. Ricordo le visite della madre Margaret, del padre Jack, del fratello e delle sorelle della principessa… oggi vengono i loro figli».

Com’era vivere con Grace?

«Quando persi mio marito mi portò con lei a Parigi, dove studiavano Caroline e Stéphanie. Lì il pianista Artur Rubinstein ci invitava a casa ad ascoltarlo, e quante volte abbiamo incontrato Maria Callas. Fu Grace ad aiutarla a superare i momenti più duri, quando Onassis la lasciò».

Spread the love