di Daniel Mosseri (huffingtonpost.it, 29 settembre 2026)
Tante mamme e tanti papà ci sperano: quando il proprio bimbo mostra talento sul campo di calcio, chissà, un giorno potrebbe entrare in un grande club e poi anche in Nazionale. Più da nonne teledipendenti è invece il desiderio che il pargolo di casa diventi famoso alla televisione, non importa se presentatore o giornalista, l’importante è che entri nei tinelli delle amiche attraverso il piccolo schermo.
Diventare Re, invece, resta un sogno proibito, un destino che incrocia le nostre vite solo sfogliando qualche rotocalco pieno di teste coronate con le storie più o meno edificanti dei loro rampolli. Ma se noi stessi potessimo scegliere, punteremmo sul ruolo di attaccante, di monarca o di mezzobusto? C’è chi questa scelta l’ha fatta, sorprendendo chi aveva dintorno.
La storia comincia da Fort Portal, capoluogo del distretto di Kabarole, nell’Uganda sud-occidentale, ma anche Capitale del regno di Toro (Tooro Kingdom). Perché l’Uganda è sì un Paese repubblicano dotato di un sistema presidenziale – e il potere è saldo nelle mani del capo dello Stato Yoweri Museveni dal lontanissimo 1984 –, ma l’ordinamento statale riconosce anche quattro monarchie tradizionali (oltre a una serie di territori e istituzioni culturali ognuna con alla testa il proprio leader). I sovrani di Buganda, Toro, Busoga e Bunyoro-Kitara hanno il loro governo guidato da un primo ministro: si tratta tuttavia di monarchie prive di potere amministrativo o legislativo, importanti invece per gli affari culturali, linguistici e religiosi. Un mese fa è morto il Re (Omukama) di Toro, Oyo Nyimba Kabamba Iguru Rukidi IV. Salito al trono ad appena tre anni di età, Re Oyo è morto alla soglia dei trentacinque per una malattia incurabile.
«Invito tutto il popolo di Toro a rimanere unito, calmo e in preghiera durante questo momento profondamente difficile», ha dichiarato il primo ministro Calvin Armstrong Rwomiire Akiiki annunciando il trapasso del giovane sovrano. «Possa Sua Maestà il Re riposare in pace eterna». Rispettato dagli ugandesi di ogni provenienza, Re Oyo ha anche ricevuto il tributo della Federation of Uganda Football Associations, che il 4 settembre ha fatto iniziare le partite nel Paese con un minuto di silenzio per onorare il suo «amore, passione e contributo» allo sport. Senza dimenticare che lo stesso Museweni si è recato all’aeroporto di Entebbe lo stesso giorno per accogliere i resti dell’Omukama di Toro in arrivo dagli Stati Uniti e deporre una corona di fiori sulla sua bara.
Anche a Toro, regno ereditario, vale la regola “il Re è morto, viva il Re”, ma il giovane sovrano non era sposato e non aveva figli. A individuare il successore di Oyo ha dunque provveduto il comitato di successione reale del clan dei Babiito, offrendo il trono a un cugino del defunto sovrano, il principe George Desmond Kamurasi. Ma Kamurasi, in arte Big G per il fisico imponente, ha fatto sapere di non essere disponibile a causa di altre responsabilità: trentasei anni, farmacista, una moglie e un figlio, nel tempo libero Big G è il portiere della SE Dons di Londra, una squadra dilettantistica della Southern Counties East Football League (Scefl) Premier Division, equivalente più o meno alla Prima Categoria in Italia, due livelli sotto all’Eccellenza. Non importa se a trattenerlo a Londra sia stata la farmacia o il pallone, ma il clan Babiito si è rimesso all’opera individuando un nuovo nome nella linea di successione al trono di Toro.
Con quindici voti su diciotto, i dignitari hanno offerto la corona al cinquantaseienne Edward Rukidi Kijanangoma. Una decisione che ha incontrato la netta ostilità della regina madre, Best Kemigisa, e di sua figlia la principessa Ruth Nsemere Komuntale. Le due più vicine parenti di Re Oyo hanno contestato la decisione, insistendo sul fatto che l’Omukama, malato da tempo, aveva lasciato un testamento già nel 2022 in cui nominava come suo legittimo successore un suo figlio nato fuori dal matrimonio e in cui indicava anche una seconda scelta nel caso in cui questi non fosse stato in condizione di salire al trono. Il clan Babiito non ha però dato ascolto alle due donne, procedendo con fermezza – mettendole brevemente anche agli arresti domiciliari a palazzo, ha denunciato la regina madre – in direzione di Edward Rukidi Kijanangoma, che, al contrario del cugino “londinese”, ha accettato l’incarico.
Una storia di “ordinaria” successione dinastica se non fosse che anche il secondo principe ha un lavoro molto speciale quale giornalista e mezzobusto della Uganda Broadcasting Corporation, la televisione pubblica di Kampala. È stato, ancora una volta, il presidente Museweni a suggellare la pratica reale, partecipando alla complessa cerimonia d’incoronazione del principe del sangue, che ha scelto per sé il nome di Edward Rukidi Nyabongo I quale quindicesimo Omukama di Toro. Meglio Re che mezzobusto.
