Il processo a Trump in Georgia sarà trasmesso live su YouTube

di Claudio Salvalaggio (ansa.it, 1° settembre 2023)

La data non c’è ancora, ma quello di Donald Trump ad Atlanta per il tentativo di sovvertire il voto in Georgia nel 2020 sarà di sicuro un processo show, mentre avanza in vari Stati chiave il fronte di chi chiede di escludere l’ex presidente dalle urne in base al quattordicesimo emendamento della Costituzione, che vieta di ricoprire cariche pubbliche a qualsiasi funzionario americano coinvolto «in un’insurrezione o ribellione» come quella del 6 gennaio, per la quale stanno fioccando condanne pesanti contro i leader del gruppo di estrema destra Proud Boys.

Ph. Shannon Stapleton / Reuters

Il giudice della Contea di Fulton Scott McAfee ha deciso infatti, in nome della trasparenza, che il dibattimento sarà trasmesso interamente live sul canale YouTube gestito dal tribunale, e quindi anche da radio e tv. Autorizzato l’accesso pure dei fotografi. Sarà quindi in mondovisione il processo che il tycoon teme di più per l’entità della possibile condanna e l’impossibilità di una grazia presidenziale, trattandosi di reati statali. E sarà la prima volta che le telecamere potranno riprendere completamente le udienze di uno dei quattro processi che attendono l’ex presidente, sempre saldamente al comando sui suoi rivali repubblicani nei sondaggi per la Casa Bianca.

I fotografi erano stati ammessi brevemente nell’aula del suo primo arresto, a Manhattan per il caso Stormy Daniels, ma poi l’unica immagine degli altri tre era arrivata dal famigerato carcere di Atlanta con l’ormai iconica foto segnaletica. Gli ultimi processi “presidenziali” in tv risalgono all’impeachment di Bill Clinton e ai due di Trump, che tuttavia si guardò bene dal comparire al Congresso. Ora però sarà costretto a sedere sull’imbarazzante banco degli imputati di un tribunale, dopo essersi dichiarato ancora una volta «non colpevole».

Gli esperti già si dividono sull’effetto mediatico: secondo alcuni sarà demolito dalle prove “schiaccianti” dell’accusa; per altri invece il tycoon, consumato manipolatore delle masse, trasformerà il processo in uno show tv a suo favore. Il giudice, comunque, non ha ancora fissato la data d’inizio. La pm Fani Willis aveva proposto il 4 marzo, ma poi ha anticipato al 23 ottobre dopo che due dei diciannove imputati hanno chiesto un processo accelerato. La difesa di Trump ha chiesto, però, di stralciare la sua posizione perché non avrebbe modo di esaminare le carte: l’obiettivo è dilatare al massimo i tempi per evitare un’eventuale condanna prima delle primarie o della convention per la nomination.

Piovono intanto condanne durissime su alcuni dei leader dei Proud Boys per l’attacco a Capitol Hill dopo il comizio incendiario del tycoon: diciassette anni all’ex veterano di guerra in Iraq Joseph Biggs, quindici a Zachary Rehl, dieci a Dominic Pezzola, gli ultimi due ex marine. Un quarto dirigente del gruppo di estrema destra Proud Boys, il trentatreenne Ethan Nordean, è stato condannato a diciotto anni. Ora tocca al capo, Enrique Tarrio, che rischia sino a trentatré anni.

Sul fronte politico si è riacceso invece il dibattito sulla gerontocrazia della politica Usa, dopo che l’ottantunenne Mitch McConnell, il leader più a lungo in carica al Senato – dove guida i repubblicani da sedici anni –, è rimasto brevemente paralizzato per la seconda volta in pubblico dopo la rovinosa caduta di marzo. Il medico di Capitol Hill lo ha autorizzato a tornare al lavoro, attestando che «occasionali capogiri non sono inusuali dopo un trauma cranico e possono capitare anche per disidratazione». Una tesi condivisa forse non disinteressatamente dal suo ex collega e amico al Senato Joe Biden, il più vecchio presidente degli Stati Uniti in carica, che avrebbe confessato privatamente di essere stanco, ma che a quasi ottantuno anni corre per la rielezione nonostante una buona fetta dei dem lo consideri troppo anziano.

A lanciare una bomba contro l’oligarchia dei matusalemme di Washington è stata la cinquantunenne candidata presidenziale repubblicana Nikki Haley: «In questo momento il Senato è la casa di cura più privilegiata del Paese. McConnell merita credito per i suoi grandi successi politici ma devi capire quando andartene… Nessuno dovrebbe sentirsi bene nel vedere i blocchi di McConnell più di quanto dovremmo sentirci bene nel vedere Dianne Feinstein o il declino di Joe Biden», ha attaccato, riferendosi anche alla novantenne senatrice dem afflitta da problemi cognitivi. E al Senato è già partita la fronda per costringere a fare un passo indietro a McConnell, che invece vorrebbe concludere il mandato nel 2026.

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