Il Quarter Zip Movement, simbolo di una riflessione sociale

di Federica Caiazzo (wired.it, 14 gennaio 2026)

Ma quale tendenza, la storia del Quarter Zip Movement – da cui nasce il classico maglioncino con mezza cerniera – è stata riscritta a partire da un video. Un tale Jason Gyamfi, laureato in Informatica, inquadra sé stesso e l’amico Richard Minor su TikTok mentre sfoggiano due “quarter zip” impeccabili.

«Non indossiamo Nike Tech. Non beviamo caffè da asporto. Qui solo quarter zip e tè matcha», dice Gyamfi, che con ironia si autoproclama fondatore dell’omonimo movimento. Ironia della sorte, il video è diventato virale superando i trenta milioni di visualizzazioni. E, come spesso accade sui social, ha dato il via a un fenomeno molto più vasto, da cui non può che scaturire una riflessione: qual è la sottile linea di confine tra moda e pregiudizio sociale?

A rappresentare il Quarter Zip Movement sono giovani uomini, perlopiù neri, che avrebbero consapevolmente scelto di sostituire la tuta da città – l’iconica Nike Tech Fleece [indossata anche dal presidente del Venezuela Nicolás Maduro durante la cattura da parte degli Stati Uniti, il 3 gennaio 2026 – N.d.C.], linea di tute e felpe lanciata da Nike nel 2013 – con un maglioncino a mezza zip. Non importa il colore, non importa il brand. Purché sia proprio il cosiddetto quarter zip.

Storicamente associato a un immaginario bianco, privilegiato e appartenente alla classe media borghese (consulenti, broker, politici e chi più ne ha più ne metta), il quarter zip comunicherebbe quindi professionalità, affidabilità, maturità. Di contraltare, la tuta Nike Tech avrebbe invece acquisito nel tempo dei connotati completamente opposti: lo spirito urbano della classe operaia, criminalizzazione e gang. Ecco che il quarter zip diventa, seppur implicitamente, l’affermazione di una verità silente di cui ancora fatichiamo a liberarci: l’abito fa il monaco, eccome se lo fa.

Ma basta davvero un maglioncino a mezza cerniera per cambiare opinione? O basta davvero una tuta nera per percepire la minaccia in qualcuno? Chi e cosa traccia realmente il confine tra rispettabilità e pericolo? Di più, il Quarter Movement ci spinge persino a riflettere sull’abito come strategia di sopravvivenza sociale.

Quando essere giudicati per ciò che s’indossa diventa un problema serio, un capo socialmente accettato come il maglioncino a mezza zip non è più solo una tendenza moda ma una vera e propria strategia che consente di negoziare il proprio posto nel mondo attraverso l’immagine. Gli incassi di vendita, nel frattempo, ne confermano comunque la popolarità. Secondo The Guardian, John Lewis avrebbe registrato un aumento del +425% nelle ricerche di quarter zip maschili solo nell’ultimo anno.

Forte e chiaro è anche l’interesse al femminile, però. L’ha dimostrato l’apertura della recente sfilata Chanel Métiers d’Art 2025-2026, firmata dal nuovo direttore creativo Matthieu Blazy. In passerella, il primo look ha visto sfilare Bhavitha Mandava (la prima modella indiana che abbia mai aperto una sfilata Chanel) in un quarter zip di colore beige. Certo, in tale circostanza potrebbe essersi trattato di una pura contaminazione casual in una collezione di lusso. Ma – calato in un contesto più ampio – anche il quarter zip firmato Chanel si emancipa dal semplice concetto di tendenza moda. E, più che essere simbolo di un movimento, diventa strumento di riflessione collettiva.

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