La fiamma neofascista che arde ancora nel simbolo di Giorgia Meloni

di Davide Maria De Luca (editorialedomani.it, 10 agosto 2022)

Fondata oltre trent’anni fa, la Lega oggi può vantarsi di essere il più antico partito politico italiano sopravvissuto. Ma anche con i suoi decenni di storia non può competere con la tradizione dei suoi alleati. Proprio in questi giorni, Fratelli d’Italia ha confermato che alle prossime elezioni correrà con lo stesso simbolo del 2018. La fiamma tricolore, che arderà sotto il nome “Giorgia Meloni”, si contende con la falce e martello e lo scudo crociato il titolo di più antico simbolo politico italiano ancora in uso. Inventato nel 1946 dal gruppo di reduci fascisti che avrebbe fondato il Movimento Sociale Italiano, la fiamma tricolore è sempre stata presente sulle schede elettorali per tutti gli ultimi settant’anni e rappresenta la continuità della tradizione politica postfascista, mai veramente interrotta e sopravvissuta a tutti i tentativi di riforma e rigenerazione.

Una nascita leggendaria

La leggenda vuole che la prima versione della fiamma tricolore sia stata disegnata da un mutilato di guerra, che fermò sulle scale della sede romana del Msi Giorgio Almirante, ex dirigente fascista e suo storico fondatore. Secondo un’altra versione, sarebbe stato Almirante stesso a disegnarne una prima versione. Anche sul significato della fiamma ci sono storie discordanti. Negli ambienti della destra è diventata dominante negli ultimi anni la teoria secondo cui la fiamma trarrebbe ispirazione dal simbolo degli Arditi, il reparto di volontari che nella Prima guerra mondiale si vedeva affidare le missioni più pericolose. La storia però sembra apocrifa: il simbolo degli Arditi era un teschio e l’unica fiamma nella loro iconografia era quella delle mostrine nere che avevano sul colletto, chiamate “fiamme”, ma che non ricordano affatto il simbolo del Msi (per il colore di queste mostrine gli Arditi erano chiamati “fiamme nere”, così come per lo stesso motivo la guardia di finanza è chiamata “fiamme gialle”).

La versione più probabile sembra quella che circolava in passato e che è tuttora diffusa tra i militanti più anziani: la fiamma simboleggia lo spirito fascista che risorge dalla tomba del regime. Il trapezio, riassume il ricercatore Gabriele Maestri sul sito I simboli della discordia, «rappresenta la bara di Mussolini» in nome della «“comunione ideale tra i Morti e i vivi” (con quella maiuscola che forse non è dettata dal semplice rispetto per i defunti)» che viene citata proprio nel manifesto fondativo del Movimento Sociale.

Berlusconi e Fini spengono la fiamma

La potenza simbolica della fiamma, la sua capacità di aggregare elettori e personale politico accomunati dalla stessa tradizione riescono a sopravvivere anche alla rivoluzione messa in atto da Gianfranco Fini, che alla fine degli anni Ottanta succede ad Almirante alla guida del partito. Fini vuole trasformare l’Msi in una moderna forza di destra conservatrice. Ma non vuole, o non può, rinunciare del tutto alla tradizione. Al congresso di Fiuggi del 1995, l’Msi si trasforma in Alleanza Nazionale, ma nel suo simbolo rimarrà la fiamma dello spirito fascista risorgente e il trapezio-tomba di Mussolini. Ci vorrà l’intervento di Silvio Berlusconi per fare finalmente piazza pulita del vecchio simbolo. Tra 2008 e 2009, Berlusconi di fatto costringe Fini a sciogliere il suo partito nel nuovo partitone di centrodestra: il Popolo della Libertà.

Le due elezioni successive, quelle del 2008 e quelle del 2013, rappresentano un’eccezione nella storia della Repubblica. Per la prima volta gli italiani non troveranno il tradizionale simbolo della fiamma tricolore: i Pdl ha spazzato via la vecchia iconografia. Ma i nostalgici troveranno comunque un surrogato: la fiamma tricolore dell’omonimo partito creato da Pino Rauti in opposizione alla svolta di Fini del 1995. Nel 2008, il partito corre alleato a Francesco Storace e Daniela Santanchè ne La Destra – Fiamma Tricolore; e nel 2013 i due partiti si presentano separati, entrambi sfoggiando imitazioni più o meno fedeli della fiamma missina.

La fiamma si riaccende

Ma il vecchio simbolo fa gola. Con la crisi finanziaria, il declino di Berlusconi e l’arrivo del ciclone Movimento 5 Stelle la politica appare in fibrillazione. Gli eredi della destra si agitano per tornare a contare come forza indipendente e non più al traino di Berlusconi. I tempi, inoltre, sembrano molto cambiati rispetto agli anni di Fini. Nel 2013, quando Berlusconi annuncia il ritorno di Forza Italia, una pattuglia di ex An, tra cui l’ex ministra Giorgia Meloni, decide creare un nuovo partito di destra “rispettabile”. Nasce così Fratelli d’Italia. Meloni, che ha fatto in tempo a militare negli ultimi anni dell’Msi e che si porta dietro una parte dei colonnelli ribelli di Fini, non rinnega le sue radici, ma guarda verso il centro. Tra i maggiorenti del partito c’è Guido Crosetto, la cui storia arriva dalla destra liberale Dc. Per lui, il giornalista ultraliberista Oscar Giannino sarebbe il candidato ideale di Fratelli d’Italia. Il partito si presenta così come una formazione liberale e conservatrice. Nel suo simbolo, una corda tricolore annodata che non presenta richiami con il passato postfascista.

Sembra una scelta in linea con il percorso di Fini, una sorta di maestro politico per Meloni. Ma in realtà, dopo il ventennio berlusconiano, l’antifascismo sembra essere ormai un’arma spuntata. Distanziarsi dalla propria tradizione sembra politicamente più costoso che riabbracciarla. La parentesi, infatti, durerà pochissimo e il richiamo aggregante della tradizione avrà la meglio. Già alla fine del 2013 Meloni e i suoi luogotenenti guidano un assalto alla Fondazione Alleanza Nazionale, che custodisce il vecchio simbolo. Contro di lei si schierano il rivale Francesco Storace e parte degli ex An confluiti in Forza Italia, come Maurizio Gasparri, che preferirebbero lasciare il vecchio simbolo sepolto nei forzieri della fondazione.

Ritorno di fiamma

Meloni la spunta e, da quel momento, Fratelli d’Italia tornerà a mostrare orgogliosamente il simbolo del Msi e della lunga tradizione postfascista e nostalgica del suo partito. Ci saranno ancora poche modifiche. Nel 2017 spariscono il nome Alleanza Nazionale e il trapezio con la scritta Msi, ma resta la fiamma tricolore. Anche se l’Msi, partito “pesante” apertamente neofascista e fuori dall’arco costituzionale, è lontanissimo da Fratelli d’Italia, partito leggero e personale per nulla ostracizzato, la continuità e la tradizione rappresentata dalla fiamma tricolore ci ricordano che, se non altro, nell’Italia del 2022 il richiamo a quella storia e quella tradizione porta più voti di quanti ne tolga.