Dopo Villa Certosa agli emiri se ne va un altro pezzo di Una storia italiana, come s’intitolava il leggendario opuscolo illustrato del berlusconismo. Lo aveva curato lei, come molte altre cose, Mity (accento sulla y) Simonetto, storica «responsabile comunicazione e immagine» del Cav., scomparsa lunedì 6 luglio a 77 anni.
di Fabrizio Roncone (corriere.it, 14 novembre 2025)
I pomeriggi, a Montecitorio, scorrono ormai avvolti in una noia mortale. Il Transatlantico in cui avvenivano memorabili e altissime battaglie politiche, luogo di intrighi sublimi e accordi bizantini, di sospetti crudeli e divertenti perfidie, di scenate e struggenti abbracci, se osservato dalla buvette, appare come l’uscita di una qualsiasi fermata della metropolitana.
È abbastanza nota la storia di Loro, il film di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi comprato da Mediaset e mai uscito in dvd, blu-ray o in streaming, quindi impossibile da vedere a meno che non ne venga organizzata una proiezione. Meno nota è invece la storia di un altro film su Berlusconi, non d’autore ma a sua volta rimasto invisibile per anni: La brutta copia, quinto e penultimo film da regista di Massimo Ceccherini.
di Filippo Ceccarelli (repubblica.it, 21 maggio 2025)
È difficile spiegare e impossibile capire perché Alessandra Mussolini abbia aderito alla Lega. Inutile appigliarsi al fatto che cinque anni orsono, dopo due stagioni a Ballando con le stelle, avesse annunciato di aver definitivamente chiuso con la politica.
Francesca Pascale ha dato un’intervista alla Repubblica in cui ha parlato di una questione che va avanti da un paio di giorni, riguardante la ministra del Turismo Daniela Santanchè e la sua presunta abitudine di acquistare (e regalare) borse false. Pascale è nota per essere stata a lungo la compagna di Silvio Berlusconi, è stata sposata con la cantante Paola Turci ed è attivista per i diritti Lgbtq+.
L’avevo pronosticato già ai primi di aprile su questo giornale: prende più voti Berlusconi da morto che Salvini da vivo. Il mio pronostico non era dettato da chiaroveggenza, ma dalla conoscenza della profonda cultura sepolcrale italiana: da sempre ci piacciono i morti, nella musica come nella letteratura come in tv (guardate gli ascolti dei funerali, o anche solo dei programmi di teche); e sapevo che prima o poi sarebbe arrivata questa preferenza anche in politica.
Resta star dei social Silvio Berlusconi. A un anno dalla scomparsa, la Rete continua a tributargli un interesse che non accenna a spegnersi né a placarsi, trasversale a tutti i maggiori social network. A fotografare l’interesse di TikTok, Facebook e compagnia è una ricerca realizzata da SocialData, in esclusiva per Adnkronos, che ha analizzato tutti i post web e social dal 15 giugno 2023 – giorno successivo alle sfarzose esequie del Cavaliere al Duomo di Milano – al 10 giugno 2024.
In un’intervista data al talk show Mattino 5 il presidente di Forza Italia, Antonio Tajani, ha sostenuto che alle imminenti elezioni europee nello spazio dedicato alle preferenze sulla scheda elettorale si potrà scrivere il nome di Silvio Berlusconi, l’ex leader del partito morto da circa un anno, senza che la scheda venga annullata. Forza Italia ha anche preparato un depliant che sta distribuendo a militanti, attivisti ed elettori in cui in sostanza li rassicura sul fatto che potranno scrivere il nome dell’ex leader sulla scheda.
Una volta il gran Massimo Moratti, presidente y compañero, spinto dalla sua tifoseria terzomondista-vip, accarezzò da vicino l’idea di stampare sulla tessera della Beneamata non l’effigie di qualche suo divin puntero, ma quella del Comandante Che Guevara. Lo dissuasero, forse, uomini della statura politica di un Peppino Prisco.
Anni fa, i saperlalunghisti dicevano che la ragione per cui alcuni dei figli di Silvio Berlusconi si riproducevano senza sposarsi fosse un veto paterno: se poi ti separi, non disperdiamo il patrimonio dovendo dar soldi a qualcuno che non è sangue del nostro sangue e piume delle nostre piume. Mi è tornato in mente ieri, mentre pensavo quant’è stata sveglia Giorgia Meloni a non sposarsi, quanto aver evitato di dire “finché morte non ci separi” sia stato il gesto che più la qualifica come statista, come politologa, come pianificatrice che come tutte noi si prende delle cotte per degli impresentabili ma mica le degna d’un sigillo formale.