
di Luigi Mastrodonato (wired.it, 23 dicembre 2025)
Domenica 21 dicembre in Marocco è iniziata la Coppa delle nazioni africane (o Coppa d’Africa), la più importante competizione continentale di calcio maschile (quella femminile si è tenuta a luglio scorso, sempre in Marocco). Il torneo, che andrà avanti fino a metà gennaio, è un banco di prova importante per il Paese, che nel 2030 ospiterà insieme alla Spagna e al Portogallo i Mondiali di calcio maschile.
Ingenti investimenti sono stati fatti per ammodernare gli stadi, migliorare trasporti e viabilità e costruire strutture ricettive pronte a ospitare milioni di nuovi visitatori. Proprio questi grossi investimenti nel calcio e nel turismo sono stati tra le micce delle proteste scoppiate in autunno. A guidarle la Generazione Z, che ha chiesto l’allocazione di maggiori risorse nel campo della sanità e dell’istruzione. Le manifestazioni sono state represse violentemente, con un bilancio di tre morti, decine di feriti e migliaia di arrestati. E proprio negli ultimi giorni, all’alba del calcio d’inizio della Coppa d’Africa, sono emersi racconti di gravi abusi nei confronti delle persone in custodia da parte delle forze dell’ordine marocchine.
Alle ore 21 di domenica 21 dicembre, con il calcio d’inizio di Marocco-Comore (finita 2-0 per la squadra di casa), è ufficialmente iniziata la Coppa d’Africa di calcio maschile e, con lei, una stagione sportiva molto calda per il Marocco, che durerà fino al 2030. Oltre a ospitare la competizione continentale, il Paese sarà anche uno dei tre Stati, insieme a Spagna e Portogallo, dove tra cinque anni avranno luogo i Mondiali di calcio. Il ministro del Bilancio marocchino, Fouzi Lekjaa, ha detto che il Paese ha stanziato circa 150 miliardi di dirham (oltre 16 miliardi di dollari) da investire in progetti infrastrutturali relativi a trasporti, stadi, aeroporti e strade.
Tutti i nove stadi sede delle partite della Coppa d’Africa sono stati interessati da profondi lavori di ammodernamento, mentre altri sono nati di fatto da zero; come il Prince Moulay Abdellah di Rabat e il Grand Stade de Tanger. Sono partiti anche i lavori per l’Hassan II Stadium, un’immensa struttura da 110mila posti al costo di mezzo miliardo di dollari che verrà utilizzata in occasione dei Mondiali del 2030. Molte risorse sono poi state investite nei campi della viabilità e dei trasporti: strade nuove, aeroporti più funzionali e una linea ferroviaria rinnovata rispetto al passato. E poi c’è il capitolo delle strutture ricettive che si sono moltiplicate nelle grandi città marocchine, privilegiando strutture di lusso.
Come ha sottolineato l’economista sportivo marocchino Yassine Alaia, il Marocco vuole sfruttare la Coppa d’Africa prima e i Mondiali poi per dare una forte spinta al turismo internazionale. Non solo nelle settimane del torneo, ma anche successivamente e proprio alla luce del processo di ammodernamento infrastrutturale messo in atto e dell’immagine internazionale rafforzata del Paese. L’obiettivo è raddoppiare gli arrivi turistici da 13 a 26 milioni di persone entro il 2030 e solo per la Coppa d’Africa è previsto l’arrivo di 1,5 milioni di persone. Al di là quindi dei ricavi diretti che deriveranno dall’organizzazione di queste competizioni, il governo marocchino ha deciso di mettere le sue fiche sul turismo più di quanto finora fatto. E, dunque, di spendere in modo importante per spingere questo comparto.
Lo scorso settembre, in Marocco sono scoppiate profonde proteste antigovernative. La miccia è stata il decesso di otto donne in un ospedale del Paese durante il parto, che ha acceso i riflettori sulle carenze del sistema sanitario marocchino. Migliaia di persone, perlopiù giovani appartenenti alla Generazione Z che si sono riuniti dietro la sigla GenZ 212, si sono riversate nelle piazze delle principali città, come Rabat, Casablanca, Marrakech, Agadir, Tangeri. Le proteste sono andate avanti per diverse settimane.
Tra le rivendicazioni c’erano maggiori investimenti nella sanità, nell’istruzione, nell’occupazione giovanile e una denuncia diffusa della corruzione dilagante nel Paese. E i giovani hanno preso di mira proprio le ingenti risorse destinate all’organizzazione della Coppa d’Africa e dei Mondiali di Calcio, come dimostra il fatto che nelle strade si urlavano slogan come «Vogliamo ospedali, non stadi». L’organizzazione delle proteste è avvenuta su piattaforme social come Discord, Instagram e TikTok, proprio come successo più o meno in contemporanea in altri Paesi, tra cui il Nepal, lo Sri Lanka e il Madagascar.
Le autorità marocchine hanno represso con la violenza queste manifestazioni. Il primo ottobre a Lqliâa, vicino alla città costiera atlantica di Agadir, la polizia ha aperto il fuoco sui manifestanti uccidendo tre persone. La giustificazione è stata che era in corso un assalto alla stazione di polizia locale per rubare le armi, ma molte cose non tornano: una delle persone uccise aveva fatto domanda pochi giorni prima per essere assunto proprio dalla polizia, e aveva dunque un profilo poco sovversivo. Alla fine di ottobre le proteste si sono fermate, anche alla luce delle promesse da parte del governo di maggiori investimenti nei servizi sociali. Secondo Amnesty International, nel corso delle manifestazioni sono state arrestate 2.400 persone.
Negli ultimi giorni una serie di denunce di abusi di potere e violenze da parte delle forze dell’ordine hanno riportato l’attenzione sulle proteste marocchine dell’autunno. L’Associazione marocchina per i diritti umani (Amdh) ha denunciato «atti di molestie, insulti, commenti volgari e sessisti, e palpeggiamenti inappropriati» durante la custodia dei manifestanti. Per diverse persone sono già arrivate condanne fino a quindici anni di carcere, ma i procedimenti giudiziari sarebbero avvenuti in assenza di avvocati e con indagini rapide e insufficienti.
Tra le testimonianze raccolte dall’Amdh si parla di percosse con fili elettrici, mancata distribuzione di cibo e acqua, e confessioni estorte con la violenza. Tra le persone in custodia ci sarebbero anche degli adolescenti. «Il governo si è chiaramente spaventato e ha orchestrato questa repressione per inviare un messaggio forte: non tollererà alcuna forma di dissenso» ha sottolineato Ahmed Benchemsi, portavoce dell’organizzazione non governativa Human Rights Watch.
Queste denunce e l’imminenza del via alla Coppa d’Africa hanno ridato un piccolo slancio alle proteste dell’autunno. Negli ultimi giorni centinaia di manifestanti si sono riuniti in almeno otto città marocchine, scandendo cori per la giustizia sociale e mostrando bandiere di One Piece, il famoso manga di Eiichirō Oda utilizzato nelle manifestazioni scoppiate in autunno in diversi Paesi del mondo. La repressione non si è fatta attendere e sono state arrestate diverse persone. Un messaggio chiaro per evitare disordini in queste settimane in cui gli occhi di tutto il mondo saranno sul Marocco per ragioni sportive.