Jacques Azagury, lo stilista che rese sexy Lady Diana

Ph. Tim Graham / Getty Images

di Ilaria Perrotta (vanityfair.it, 25 luglio 2025)

Jacques Azagury non è stato solo un celebre couturier e amico di Lady Diana, ma colui che ha contribuito a trasformarla in una fashion icon globale, grazie alla raffinatezza dei suoi capolavori sartoriali, sinonimo di eleganza sofisticata. Il designer ha accompagnato la principessa negli anni in cui il suo matrimonio andava in frantumi pubblicamente, ma lei era pronta a lanciare un nuovo messaggio con il suo stile.

Carlo e Diana si separarono nel 1992 e il divorzio fu ufficializzato nel 1996. E fu in quegli anni che lo stilista di origine marocchina creò per lei “The Famous Five”, una collezione di abiti che mostrava la Principessa del Popolo sotto una nuova luce, più libera, risolta e serena. «Anche prima di conoscerla, come il resto del mondo, mi ero completamente innamorato di questa royal diversa dal solito», ci racconta Jacques Azagury.

Lo stilista, oggi 69enne, vive a Londra: dopo quarant’anni di onorata carriera, nel 2023 ha deciso di ritirarsi chiudendo lo storico atelier di Knightsbridge, contenitore di tante storie di moda interessanti legate a Lady Diana. Così, per saperne di più sul rapporto del designer con lei e degli ultimi abiti che ha indossato, lo abbiamo raggiunto.

Partiamo dal primissimo incontro con Lady Diana: qual è stato il suo primo pensiero quando l’ha vista?

«Ci siamo conosciuti la prima volta nel 1986. Stavo presentando la mia collezione all’Hyde Park Hotel con un gruppo di altri stilisti, quando Anna Harvey, allora direttrice di British Vogue, me l’ha presentata. Nonostante fossi emozionatissimo, mi ha subito fatto sentire a mio agio e abbiamo iniziato a chiacchierare. Continuava a fissare un certo abito appeso all’attaccapanni del mio stand. Circa tre settimane dopo ho ricevuto una chiamata da Palazzo per una visita di Diana all’atelier. Arriva e afferma di voler indossare il vestito che aveva adocchiato: in velluto nero con stelle blu ricamate e minuscole gocce di glitter, con una gonna di organza blu fiordaliso attaccata al girovita svasato. L’ha indossato in occasione della sua prima visita in Italia nel 1988, ottenendo un grande successo. L’abito è stato venduto all’asta lo scorso dicembre, a Los Angeles, per 1,3 milioni di dollari».

Come descriverebbe il senso dello stile di Diana?

«All’inizio della sua popolarità, sono sincero, non ne aveva: i suoi abiti erano goffi e fuorvianti, era tutto troppo “inglese”. Sebbene il suo guardaroba avesse un’atmosfera piuttosto anni Ottanta, l’effetto finale era comunque trasandato. Così, fin dal primo abito che ho realizzato per lei, mi sono posto l’obiettivo di spogliarla di tutti i colletti arricciati e i fronzoli, e prepararla per il palcoscenico mondiale. E ha funzionato».

Può raccontarci i gusti della principessa in fatto di moda? Cosa le piaceva di più?

«Quando ci siamo incontrati di nuovo, agli inizi degli anni Novanta, il gusto di Diana stava cambiando rapidamente. Attraverso The Famous Five (i cinque abiti realizzati da Azagury che Diana ha indossato negli ultimi anni della sua vita, N.d.R.), il suo approccio con la moda si è definitivamente evoluto».

Qual è stato il primo dei Famosi Cinque, ormai iconici?

«I Famosi Cinque sono tutti modelli ridotti al minimo, dai dettagli indispensabili. Il primo, The Venice Dress, è quello rosso, in doppia georgette di seta, ricamato a mano con minuscole perline trasparenti per catturare la luce del Sole della Laguna. Con questo modello, sfoggiato a giugno del 1995, l’orlo delle sue gonne iniza a salire in modo piuttosto spettacolare.

Il secondo, l’abito Martin Bashir, è invece nero, un colore dai lei amato ma che da reale non indossava…

«L’abito Martin Bashir è il modello che abbiamo scelto per la famosa intervista, nel settembre del 1995, vista da milioni di persone. Quella sera la principessa stava partecipando a una grande raccolta fondi per la lotta contro il cancro e voleva apparire assolutamente splendida. Quindi abbiamo scelto il nero, un colore che lei adorava ma che da principessa non poteva indossare perché contro il protocollo. Il vestito aveva un taglio semplice, con un corpetto stile impero in pizzo cordonato e paillettes ricamate a mano, mentre la metà inferiore era composta da uno strato di crêpe de chine di seta e uno strato di georgette di seta che sfiorava il corpo».

E il terzo che ha indossato? È vero che stava rischiando di non indossarlo?

«Esatto. Parliamo dell’abito Washington che stava rischiando di non ricevere: Diana doveva essere a Washington D.C. per partecipare al ballo di gala della Croce Rossa nel giugno del 1997. Avevamo scelto di nuovo il rosso, perché le donava sempre un aspetto sensazionale. Poiché la principessa avrebbe tenuto un discorso importante, la parte anteriore del modello è piuttosto convenzionale, ma sapeva anche che dopo il discorso sarebbe stata una festa, quindi abbiamo deciso di creare sulla schiena un profondo scollo a V. Insomma, un abito da ufficio davanti, da festa dietro. Mentre stavamo confezionando l’abito per l’occasione, ho ricevuto una chiamata da Paul Burrell (il maggiordomo di Diana) che mi chiedeva dove fosse il vestito. Ma non lo avevo ancora terminato e a loro serviva dopo poche ore. Le mie aiutanti migliori hanno lavorato freneticamente, finché non è stato pronto e siamo riusciti a spedirlo a Palazzo. Prima che la principessa partisse per gli Stati Uniti, mi ha chiamato e mi ha detto: “Jacques, ci hai fatto impazzire tutti!”. Le ho risposto che avevo fatto un’impresa impossibile per poterglielo consegnare. E ci siamo fatti una bella risata. Nel giugno del 1997 ho creato l’abito del Lago dei Cigni. Diana era davvero al suo meglio, come mai l’avevo vista fino a quel momento. Abbiamo scelto un azzurro ghiaccio, praticamente il colore dei suoi occhi, e stava benissimo con la sua pelle leggermente abbronzata e i capelli biondi. I dettagli principali di questo semplice abito sono la profonda scollatura quadrata con fiocchi e la sua lunghezza ben sopra il ginocchio. Ovviamente ha fatto scalpore».

Parliamo, infine, dell’ultimo…

«Il Birthday Dress, indossato da Diana per il suo ultimo compleanno nel luglio del 1997: nero, in finissimo pizzo chantilly ricamato con migliaia di perline e paillettes. Molto glamour. Aveva già un abito da indossare quella sera, visto che avrebbe partecipato alla festa del centenario della Tate, ma poi ha indossato il mio. Il giorno dopo, ho ricevuto una bellissima lettera dalla principessa che mi ringraziava».

Ci può anche svelare qualcosa sul sesto vestito che Diana avrebbe dovuto indossare nel settembre del 1997?

«Prima di partire per le vacanze in Francia, quell’anno, abbiamo fatto la prova finale di un abito che Diana avrebbe dovuto indossare al suo ritorno, dato che avrebbe partecipato a una grande raccolta fondi. L’occasione era una première Disney. Quindi, abbiamo fatto di tutto per renderlo il più possibile perfetto per un red carpet hollywoodiano. Anche in questo caso, abbiamo optato per il nero e un tessuto i georgette di seta con migliaia di perline di vetro ricamate a mano. Presentava un corpetto molto scollato sul davanti e uno strascico favoloso sul retro, con un profondo spacco sul davanti. Era assolutamente sensazionale e avrebbe fatto impallidire tutti. Era pronto quando è partita. Ma la principessa non è mai tornata a Londra per poterlo indossare».

È vero che i suoi abiti per Lady Diana avevano una guaina modellante segreta?

«Sebbene gli abiti che ho realizzato per lei sembrassero tutti molto semplici, al loro interno avevano una struttura piuttosto complessa, con corpetti con stecche e tela, soprattutto nella parte superiore, per mantenere tutto al suo posto».

Quale consiglio o suggerimento le ha dato Diana per aiutarla a cambiare il proprio stile?

«In realtà il suo cambiamento di stile è stato merito mio, perché lei ha riposto grande fiducia in me. E io avevo ben chiaro in che direzione portarla».

Ha parlato in un podcast di alcune richieste di Diana di accorciare un abito, che lei le avrebbe rifiutato. Che è successo?

«L’unica vera questione su cui abbiamo discusso è stata la lunghezza delle sue gonne. La principessa voleva sempre accorciarle, ma come potete vedere dall’abito del Lago dei Cigni, erano già piuttosto corte. Anche se ex principessa del Galles, era pur sempre una royal».

Ha un aneddoto su Diana che potrebbe dire di più sulla persona, al di là del personaggio?

«Era una delle persone più premurose che conoscessi e, nonostante i tanti impegni, trovava sempre tempo per tutti. Era molto divertente e ci facevamo grandi risate insieme. Devo dire che ogni volta che la incontravo sembrava sempre molto felice, soprattutto negli ultimi mesi. Anche se la famiglia reale sta facendo un ottimo lavoro al momento, non credo che vedremo un’altra Diana per molto tempo, se non mai. Era davvero un fenomeno».

Diana oggi avrebbe sessantaquattro anni: cosa indosserebbe?

«Avendo vestito donne per oltre quarant’anni, credo fermamente che quando qualcuna trova il suo stile (e questo, secondo me, accade intorno ai trent’anni) tenda a mantenere la stessa ricetta, con piccoli cambiamenti man mano che passa all’età adulta. Ecco perché penso che Diana avesse davvero trovato sé stessa negli ultimi tempi e non avrebbe cambiato di molto la direzione adesso. In ogni caso, ognuno dei Famous Five potrebbe essere indossato ancora oggi ed essere al passo con la moda attuale, magari Diana avrebbe corretto solo qualche dettaglio, ad esempio aggiungendo le maniche. Chissà».

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