Melania Trump, o delle identità multiple

Ph. Win McNamee / Getty Images

di Simonetta Lucchi (huffingtonpost.it, 14 ottobre 2025)

Quindici anni di battaglia legale sono stati necessari affinché oggi Melanija Knavz riuscisse a diventare per l’anagrafe Melania Knauss. Ovvero si appropriasse della rivendicata identità che il vortice di lingue, provenienze, vicende storiche che hanno caratterizzato le regioni confini orientali ha portato e ancora porta con sé.

Nata il 26 aprile 1970 nell’ospedale di Novo Mesto, un tempo Rudolfswerth, da famiglia austro-tedesca di Sevnica/Lichtenwald, verde cittadina di cinquemila abitanti a un’ora dalla Capitale, la First Lady americana ha trascorso infanzia e adolescenza in una villetta di periferia prima di trasferirsi a Ljubljana, Lubiana in Italiano, Leibach in Tedesco, per studio e lavoro. Di famiglia privilegiata, pur nata nel 1970 ancora nell’ex Jugoslavia, il padre aveva una concessionaria d’auto e la Mercedes d’epoca, e giacca e cravatta erano irrinunciabili.

Mamma Amalia lavorava nell’industria tessile e disegnava i vestiti per sé e per le sue due belle figlie, Melanija e la primogenita Ines. Le due ragazze più eleganti del paese, di certo. Melanija fa la sua prima sfilata a cinque anni, con il pieno sostegno di mamma e papà. Il suo primo servizio fotografico è a sedici, grazie al fotografo sloveno Stane Jerko. Negli Anni Ottanta vuole finire il liceo e prepararsi al test d’ammissione per la facoltà di Architettura, all’Università di Lubiana, come la sorella Ines, poi diventata designer.

Intanto però partecipa all’edizione slovena di Look of the Year, si aggiudica il secondo posto, e arriva il 1992. La Slovenia è uno Stato indipendente, ma troppo piccolo per le sue ambizioni. È già il momento di lasciarsi alle spalle il passato e di cambiare nome, rendendolo più internazionale: Melanjia diventa Melania, Knavs viene germanizzato in Knauss, forse anche perché tedesche sono due delle top model del momento, Claudia Schiffer e Heidi Klum. E poi, tutto il resto.

La “Prva Dama” è ora riuscita a cambiare ufficialmente il proprio nome, portando a Knauss anche quello del padre e della madre, morta lo scorso anno, rispettivamente Melania (da Melanija), Waldemar Viktor (da Valdemar Viktor) e Amalia (da Amalija). E nulla è servito a riportarla in Slovenia, nonostante in suo onore si siano create delle pantofole dal nome eloquente, ovvero “Prva Dama”, una bella torta di noci (“Melania”, senza “j”), dolcetti deliziosi con sopra una M di zucchero, e sia stata perfino realizzata una statua, posizionata nel paese natio, a dispetto di chi all’epoca del primo mandato di Donald Trump aveva sperato in una visita istituzionale della celebre coppia.

Più statue in realtà: la prima, realizzata in legno ad opera dello scultore sloveno Ales Maxi Zupevc su commissione dell’artista americano Brad Downey, da alcuni paragonata a uno spaventapasseri, da altri a una “puffetta” o alla Madonna, e bruciata da ignoti, fu poi prontamente sostituita dalla una versione in bronzo nel 2020 che risulta scomparsa dallo scorso marzo. E se la qualità artistica dell’opera aveva suscitato molte perplessità, l’atto testimonia un rapporto un po’ controverso, come per molti abitanti di zone confinarie che, forse, più che un’identità, ospitano identità multiple, non sempre facili da conciliare. Chissà se le molte lettere ed email giunte da parte slovena al suo ufficio alla Casa Bianca abbiano mai avuto risposta dalla First Lady. O in quale lingua.

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