
di Debora Attanasio (marieclaire.it, 7 dicembre 2025)
Nell’aprile del 1962 il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy e sua moglie Jacqueline ricevettero alla Casa Bianca una coppia di ospiti giunti dall’altra parte del mondo, lo Scià di Persia e la sua seconda moglie Farah Pahlavi. Poiché la consorte dello Scià era letteralmente coperta di gioielli preziosi, la First Lady d’America non volle essere da meno e indossò una tiara sul suo celebre caschetto cotonato.
Per dei monarchici puri, quasi una mancanza di rispetto. Gli americani, invece, apprezzarono molto il gesto e visto che alla coppia presidenziale interessava solo far contenti i propri elettori, andò benissimo. Ma, a distanza di decenni, resta ancora una domanda sospesa: perché fra i beni della famiglia Kennedy c’era una tiara, anche se non erano di sangue blu? Ovviamente, non esiste una legge che impedisca a una commoner facoltosa di comprarsi una tiara, persino una corona. L’hanno fatto non poche ereditiere e qualche diva, anche se dagli aristocratici più snob viene considerato un gesto da “vorrei ma non lo sono”.
C’è infatti una teoria secondo cui da quando, alla fine del Settecento, le colonie americane si sono battute per staccarsi dal Regno Unito, i coloni non sono poi riusciti a tagliare completamente il cordone ombelicale con la Corona britannica di cui erano stati sudditi, e che gli americani si siano autocondannati a vivere per secoli col mito della monarchia, tanto da rimanere a bocca aperta quando un paio di loro concittadine sono riuscite a sposare l’una un re (che ha abdicato per lei) e l’altra il principe Harry. Per compensare questa forma di nostalgia, i primi milionari dell’Ottocento hanno coltivato il culto per il lusso costruendo dimore che ricordavano quelle degli aristocratici nella vecchia patria, e riempiendo portagioie e casseforti di gioielli che dall’altra parte dell’Oceano si potevano permettere quasi solo principesse e contessine. Intanto, la gente comune si appassionava alle saghe delle grandi famiglie che oggi chiamiamo “old money”.
Anche questa ennesima storia dei Kennedy parla di tutti questi elementi messi insieme, di una delle dinastie americane più rappresentative e del desiderio segreto di essere di sangue blu attraverso ciò che più è collegato alla regalità: i gioielli. Tutto inizia quando, dodici mesi dopo la sua elezione, il presidente Kennedy e sua moglie Jacqueline andarono in visita ufficiale in Gran Bretagna, un evento raccontato anche nella serie The Crown. Naturalmente, la visita includeva la cena con la regina Elisabetta II e il principe Filippo, ed è in quell’occasione che l’ex ragazza della buona famiglia Bouvier rimase affascinata dalle tiare indossate dalle donne della Royal Family.
Al rientro negli Stati Uniti Jackie decise che la sua posizione, in quanto moglie dell’uomo più potente del mondo, le consentisse d’indossare anche lei qualcosa di molto prezioso sulla testa. Secondo la rivista Tatler, la soluzione arrivò quasi casualmente quando, trovandosi a Londra, visitò il lussuoso negozio di Wartsky, uno storico rivenditore di antiquariato di Regent Street, e qui rimase folgorata da una grande spilla di diamanti con un motivo a raggiera circolare.
Quando, come si diceva, nel 1962, lo Scià di Persia e Farah Pahlavi arrivarono alla cena di gala alla Casa Bianca, l’imperatrice persiana indossava una parure di enormi smeraldi, composta, fra l’altro, da una collana a festone con pietre appartenute all’imperatrice Eugenia di Francia e una tiara abbinata, ma creata dal cosiddetto King of Diamonds, l’orefice americano Harry Winston. Fu quella la prima occasione in cui Jacqueline decise di adattate la preziosa spilla di Wartsky come un headpiece. Ma, come racconta sempre Tatler, non era la prima volta che una donna della famiglia Kennedy aveva a che fare con una tiara.
Indietro nel tempo ci fu un momento in cui Joseph P. Kennedy, padre del futuro presidente, era ambasciatore degli Stati Uniti nello United Kingdom, per cui si era trasferito a Londra con la famiglia. Rose Kennedy, sua moglie, si trovò in diverse occasioni ufficiali piene di aristocratiche signore tiara-munite e, proprio come sua nuora decenni dopo, si arrangiava sempre adattando un altro gioiello; un’arte che, negli anni Ottanta, pur non essendo sprovvista di gioie, metterà in pratica anche la principessa Diana.
C’è un’occasione in particolare in cui Rose Kennedy se la cavò egregiamente e risale al 1938, durante un evento a Buckingham Palace in cui sfoggiò una tiara Art Déco con un grosso diamante centrale creata dalla gioielleria parigina Chaumet, di proprietà di una sua amica, Roberte Ponsonby, contessa di Bessborough, che gliela prestò. Quella tiara, nel maggio del 2023, è stata il pezzo forte di un’asta da Christie’s Geneve, venduta per quasi 110mila euro. In un’altra occasione, stavolta negli Stati Uniti, Rose Kennedy indossò un’altra tiara, prestata stavolta direttamente dalla maison Van Cleef & Arpels, per un gala a Palm Beach, alla fine degli anni Sessanta. Era composta da gemme che si ritiene avessero fatto parte della coroncina dell’imperatrice Giuseppina il giorno dell’incoronazione.
Dopo la morte di Jacqueline Kennedy, nel 1994, il gioiello a forma di raggio di Sole che l’ex First Lady aveva indossato come tiara è stato visto una volta sola. È stato alla cerimonia di assegnazione dei Kennedy Center Honors 2012, i premi che la famiglia Kennedy riconosce ogni anno alle personalità che si sono distinte per il loro contributo all’arte e alla cultura. L’indossava la sua unica figlia Caroline, restituendogli il ruolo originario, quello di spilla, anche se l’aveva appuntata in una parte del vestito inusuale, il fianco, confermando la tendenza genetica a non accontentarsi mai della banalità.