di Emilio Randon (corriere.it, 7 novembre 2025)
Si sa, le brave ragazze vanno in paradiso, mentre le cattive vanno dappertutto. Eccone tre di temerarie. Michela Morellato, vicentina, 39 anni, influencer con un talento per i guai tanto da farci un libro (Un talento per i guai, Bietti), Clizia De Rossi (età non pervenuta, militante transgender, attivista dei diritti Lgbt) e Maria Rosaria Boccia (42 anni, sugli scudi per l’affare Sangiuliano, fino all’altro giorno in corsa contro l’ex ministro della Cultura alle prossime elezioni campane).
Insieme hanno registrato a Padova un podcast intitolato Belle ciao, sottotitolo Sexy ma bon ton, il primo di una serie settimanale, visibile da domani su PrimaFree canale 170. Lina Sotis avrà da ridire sul bon ton, ma lo spirito del tempo c’è tutto: allieve di Cruciani – le prime due si sono conosciute a La Zanzara –, microfono aperto, il piacere di dire cose sconvenienti e la goduria del politicamente scorretto. Il tutto declinato al femminile. E qui sta la novità, loro osano dove nemmeno Giuseppe Cruciani può osare da maschio, eterosessuale e caucasico qual è.
Donne che parlando di donne alla maniera, si vorrebbe, di quando non sono ascoltate. Tema: l’uso del corpo per fare carriera. Maria Rosaria Boccia ha portato in studio i tarallucci napoletani e quello che sa sul tema, le conduttrici l’hanno interrogata mostrandole una serie di carte con il volto di politiche famose (il telespettatore non vede i volti delle interessate, le carte sono coperte e così, prudentemente, il reato di calunnia); il risultato è che, una volta aperto il tombino, ognuno può dire ciò che vuole.
La Boccia si rifà alla tripartizione sciasciana – uomini, mezzi uomini e ominicchi – e divide le politiche in tre categorie: «Quelle che fanno carriera per meriti e competenza, quelle che sono figlie di qualcuno, mogli o amanti e quelle che…». Su otto carte ne salva quattro, forse quattro e mezza: «Questa non la conosco ma è passata per qualche letto», «quest’altra sa quello che vuole ma lasci perdere dio, patria e famiglia», «questa lo sanno tutti di chi è figlia», «eccone un’altra navigata», «ah vedi quest’altra, penso che è grazie a lei se la Meloni è ancora viva. Si sa, alcune sono spudorate, usano tutti mezzi».
La Boccia parla e dice cose che molti pensano appartengano alla sua autobiografia. Lei lo sa e rilancia: «È il risultato del trattamento che ho avuto dalla stampa. Le donne ci sono cascate meno degli uomini» spiega a microfoni spenti, «io ho vissuto chiusa in casa per un mese intero, ora esco, non ho più paura, vado al mercato, la gente mi ferma e mi incoraggia. Delle accuse che mi muove Sangiuliano molte non hanno retto al primo scrutinio. Sul resto deciderà il Gup e ce la vedremo al processo».
Il podcast di cui abbiamo avuto il privilegio dell’anteprima contiene altre delizie e forse l’inizio di un mestiere per Michela Morellato e Clizia De Rossi, due Cruciani in gonnella alle quali le femministe saranno felici di strappare le unghie. La querela gira come un corvo. La Boccia, attentissima nell’evitarne un’altra dopo quelle già accumulate, dichiara di conservare dell’ex ministro della Cultura un tenero ricordo: «provo affetto per lui come per tutte le persone a cui ho voluto bene. Tutta la verità la troverete nel mio libro che esce a Natale». Per il resto conviene passare dal di lei avvocato. Avvocato che non era presente in studio quando ha detto che, a Carta Bianca, la Berlinguer le avrebbe chiesto prima di parlar male delle sorelle Meloni. «E qui lo ripeto, lei non mi ha mai smentito».
