Berlinale: Kaouther Ben Hania rifiuta il premio Cinema for Peace

Ph. Ramsey Cardy / Getty Images

(tg24.sky.it, 18 febbraio 2026)

La Berlinale 2026 si trova al centro di una nuova controversia internazionale dopo la decisione della regista tunisina Kaouther Ben Hania di rifiutare un premio durante la cerimonia Cinema for Peace, evento collaterale al Festival internazionale del Cinema di Berlino. L’autrice del documentario The Voice of Hind Rajab ha scelto di non ritirare il riconoscimento “Most Valuable Film”, lasciando il trofeo nella sala della premiazione.

Il gesto è arrivato in seguito all’assegnazione, nello stesso evento, di un riconoscimento al generale israeliano in pensione Noam Tibon, coinvolto nel documentario canadese The road between us, dedicato agli eventi del 7 ottobre 2023. Durante il suo intervento, la regista ha spiegato di percepire più una responsabilità che un motivo di gratitudine, trasformando la premiazione in una presa di posizione pubblica.

Il documentario The Voice of Hind Rajab racconta la vicenda della bambina palestinese di cinque anni uccisa a Gaza nel 2024 mentre era intrappolata in un’auto colpita da centinaia di proiettili. La narrazione si concentra su una lunga telefonata tra la piccola e i soccorritori della Mezzaluna Rossa Palestinese. La morte della bambina aveva già suscitato una forte reazione internazionale, anche per le contestazioni legate alla ricostruzione dei fatti. Ben Hania, nel suo discorso alla Berlinale, ha collegato direttamente il rifiuto del premio alla richiesta di responsabilità e giustizia per le vittime civili del conflitto.

La regista ha dichiarato che non avrebbe portato a casa il trofeo finché la pace non fosse perseguita come «obbligo legale e morale». Nella stessa serata è stato premiato Noam Tibon per la sua presenza nel documentario The road between us, che racconta le sue azioni durante gli attacchi del 7 ottobre 2023. La coincidenza delle due premiazioni ha amplificato il significato del gesto della regista, trasformando la cerimonia in un momento di confronto simbolico sul rapporto tra memoria, guerra e rappresentazione cinematografica.

Il caso s’inserisce in un clima già teso attorno al Festival. Più di ottanta tra attori, registi e professionisti del settore — tra cui Tilda Swinton, Javier Bardem, Brian Cox e Mike Leigh — hanno firmato, infatti, una lettera aperta indirizzata agli organizzatori della Berlinale. Nel documento si chiede al Festival di esprimere una posizione chiara sulla guerra a Gaza e di garantire agli artisti libertà di parola sul tema. Gli autori criticano il silenzio istituzionale della manifestazione e invitano a riconoscere esplicitamente il diritto alla vita dei civili palestinesi. Al momento della pubblicazione, il Festival non ha rilasciato commenti ufficiali.

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