Il discorso di Jaylen Brown sul clima, e gli atleti italiani

Ph. Charles Krupa / Ap

di Fabrizio Fasanella (linkiesta.it, 12 giugno 2025)

Gli atleti professionisti italiani, tolta qualche eccezione, sono spesso avulsi dalla realtà. Vivono in un mondo parallelo che noi, il pubblico, continuiamo a giustificare e proteggere, pensando che il loro ruolo nella società debba limitarsi al campo da gioco. Gli Stati Uniti hanno tanti difetti, ma il loro sistema sportivo non è inserito in un cassetto d’oro chiuso a chiave e separato da tutto il resto.

Lo conferma il caso del cestista Jaylen Brown, la cui genialità è sì eccezionale, ma fa parte di un trend in cui lo sportivo americano – per citare LeBron James – è chiamato a essere «more than an athlete». La settimana scorsa, il ventottenne dei Boston Celtics è stato invitato al Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston per parlare di cambiamento climatico con un taglio educativo. «Mi rivolgo alle nuove generazioni in ascolto: dovete sognare un futuro che sia in equilibrio e in armonia con le esigenze della Terra. Dal lavoro che sceglierete al cibo che mangerete, passando dall’energia che impiegherete» ha detto durante l’evento Day of Climate, organizzato in una sala del museo del Mit.

Il discorso di Brown, rivolto a un pubblico di duecento ragazze e ragazzi, non si è limitato all’aspetto motivazionale. «La Terra è a rischio, e abbiamo i nomi e i cognomi dei responsabili. Le conseguenze dell’avidità e del capitalismo si vedono nei prodotti che usiamo, nei fiumi che abbiamo avvelenato. L’educazione, la consapevolezza e la preparazione sono le chiavi per invertire la tendenza. Il cambiamento climatico è già qui, non è roba da social media. Come società, però, non siamo preparati a questa nuova normalità».

«Rimango ottimista» a proseguito Brown, «perché l’educazione ha il potere di trasformare le società. Non è una coincidenza che le soluzioni ai problemi ambientali provengano da posti come questo [il Mit, N.d.R.] e da menti giovani come le vostre. Dobbiamo investire in comunità sostenibili. Dobbiamo investire in tecnologie pulite e in un’educazione che promuova la tutela ambientale».

«L’Nba è un progetto secondario per il signor Brown», ha scritto un tifoso – con un tono un po’ sarcastico – nei commenti sotto il video del suo intervento. In realtà, per il fuoriclasse dei Celtics l’importanza della sfera extra-sportiva è sempre stata motivo d’orgoglio. Parliamo prima di tutto di un essere umano brillante e fuori dal comune, poi di un cestista che un anno fa ha vinto il premio di Mvp delle finali Nba segnando più di venti punti di media a partita.

All’università Brown ha sempre preso il massimo dei voti; nel 2018, al suo secondo anno da professionista, è diventato il più giovane di sempre a tenere una lezione alla Harvard University (il tema era l’educazione e il ruolo dello sport nella società); nel 2020 ha guidato per quindici ore consecutive (da Boston ad Atlanta) per partecipare a una marcia pacifica in memoria di George Floyd; nel 2021 è stato contattato dalla Nasa per un tirocinio; e collabora da anni col Media Lab del Mit di Boston.

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