
di Fulvio Abbate (huffingtonpost.it, 20 novembre 2025)
Tra gli arredi della saletta d’attesa destinata agli ospiti del centro di produzione Rai di Via Teulada, storico “duomo” romano del servizio pubblico radio-televisivo, c’è modo d’essere sovrastati da una gigantografia di Emanuele Filiberto di Savoia in frac da concorrente di Ballando con le stelle. La sua visione è così imponente da suggerire d’istinto pensieri sparsi sul destino ulteriore della monarchia dopo la vittoria del fronte repubblicano al referendum del 2 giugno 1946.
Accade altrettanto però che da alcune settimane la “leggerezza” di quest’immagine, riferibile, appunto, al palinsesto spettacolare della prima serata di Rai 1, si ritrovi contraddetta da altre posture che, sempre della stessa persona, giungono dal girmi dei social, che tutto assimila tra ludico e, d’improvviso, istituzionale inamidato. Ritroviamo infatti il versatile Emanuele Filiberto trasfigurato (sebbene brilli il dubbio che si tratti del frac medesimo) in un profilo Instagram intestato a «Sua Altezza Reale il Principe, Gran Maestro». Lì intento ad accogliere i mantelli blu segnati dal nodo della Casata che ancora adesso si schierano come un plotone sotto le insegne sabaude, immaginando, magari, che nell’attuale clima di populismo devozionale pronto a nutrire dubbi sulle ragioni della democrazia parlamentare, la monarchia possa avere, perché no, un sicuro presente. Assai più cerimoniale d’ogni partecipazione al dancing di Milly Carlucci.
Leggo infatti che, e qui cito testualmente dal profilo di «S. A. R. Emanuele Filiberto», che il nostro è reduce da «un fine settimana di appuntamenti istituzionali a Firenze (15 e 16 novembre) per la Consulta dei Senatori del Regno e gli Ordini Dinastici di Casa Savoia», presieduti, ripeterne i titoli è d’obbligo per ragioni di rango, da «S.A.R. il Principe Gran Maestro Emanuele Filiberto. Presenti anche le LL.AA.II. il Gran Duca George e la Principessa Victoria Romanov». Si sappia altrettanto che «il Galà di sabato 15 novembre a Palazzo Borghese ha visto il Principe Gran Maestro consegnare un assegno di 12mila euro all’Istituto di Cristo Re di Firenze, fondi destinati a una borsa di studio per la missione in Gabon e al sostegno di altri progetti benefici». Per l’occasione, dettaglio affatto secondario, la Principessa Romanovna è stata accolta ufficialmente nella Consulta. «L’importante weekend» si è concluso il giorno successivo con una «Messa solenne in rito antico» (sic).
Si narra che Umberto II di Savoia, nonno di Emanuele Filiberto, già luogotenente del Regno e infine «Re di maggio», intanto che raggiungeva l’aereo per volare in esilio in Portogallo abbia dispensato titoli nel fotofinish della leggenda monarchica d’Italia. I beneficiati, vero o falso che sia questo dettaglio di investiture in attesa del rullaggio del velivolo, sono detti «conti di Ciampino» (dall’aeroporto dove si è svolto l’ultimo atto; sullo sfondo la fuga a Brindisi di bisnonno Vittorio Emanuele III, l’abbandono dell’esercito l’8 settembre, lo stigma incancellabile d’avere accreditato il fascismo con le sue leggi razziali del 1938) o in subordine «conti della scaletta», sempre restando nella metafora aeroportuale. Per inciso, ancora nel 1980 Umberto da Cascais concederà a Licio Gelli, Gran Maestro della Loggia massonica P2, il titolo di conte, motto: «Virtute progredior». Chissà se questi dettagli poco onorevoli sono noti all’erede attuale di Casa Savoia.
Anche l’immagine “terminale” di Umberto che saluta la “corte” rimasta al suolo affacciandosi dal portellone dell’aereo è tra i post cari al nipote, accompagnata da una didascalia riferita al programma di Aldo Cazzullo Una giornata particolare, trasmesso di recente da La 7: «Dopo il referendum del 1946 Umberto II lasciò l’Italia, destinato a vivere lontano da essa per sempre. Il nipote, Emanuele Filiberto di Savoia, racconta: “Lo fece per l’Italia”». Né mancano, sullo stesso profilo, gli scatti in occasione della «Celebrazione del ricordo delle LL.MM. Re Vittorio Emanuele III e Regina Elena di Savoia» avvenute a Vicoforte tra labari, insegne del Piemonte sabaudo e figuranti in bicorno e ghette vermiglie. I commenti appaiono comunque invoglianti: «W Casa Savoia! Il Piemonte è sempre fedele!». E ancora, in ambito più informale, rinunciando a indossare le insegne dell’Ordine Dinastico della Real Casa di Savoia dei Santi Maurizio e Lazzaro, apprendiamo che Andrea Bocelli, sempre da S.A.R. il Principe Emanuele Filiberto, è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine Civile di Savoia «come già personaggi storici, scienziati, luminari e artisti come Cavour, Marconi, Puccini».
D’altronde, come scrive un supporter sotto il post dove il nostro, in tunica virginale bianca da prima comunione, appare bimbo abbracciato da nonna Maria José: «Deve tornare la Monarchia in Italia. Tornate su per salvare l’Italia e riportare il decoro e la sicurezza. Vi voterebbero in tanti». Osservando ancora le molte affollate occasioni cerimoniali giunge addirittura la sensazione che, tra il brand «Prince of Venice – Pasta & Pizza» e l’ostentazione di un ghiacciolo tricolore per tifare gli Azzurri, S.A.R. un pensiero in proposito lo stia probabilmente donando a sé stesso; al centrodestra c’è posto.
Secondo gli occhiuti filo-monarchici, sarebbero due le ferite immedicabili subite dai Savoia: i brogli in occasione del referendum (avrebbe in verità vinto la monarchia, se solo gli scrutatori dell’Emilia-Romagna “rossa” non avessero manomesso le schede destinate a Umberto!) e l’avere “usurpato” (su ordine diretto del Quirinale, allora presidente Giorgio Napolitano, in quest’altro caso) proprio a Emanuele Filiberto la vittoria al Festival di Sanremo del 2010, dove S.A.R. si trovava in coppia con Pupo e il tenore Luca Canonici presentando il brano dal titolo paradigmatico Italia amore mio.
La canzone, dopo essere stata inizialmente eliminata, venne ripescata classificandosi al secondo posto, infatti. A pensar male… Se davvero così fosse, Pupo, promotore, di più, motore unico di quell’azzardo quasi riuscito, meriterebbe il massimo riconoscimento onorifico di Casa Savoia: l’Ordine Supremo della Santissima Annunziata, che dà diritto a fregiarsi “fratello” (o forse “cugino”) del re, eppure, al momento, Enzo Ghinazzi, cui si devono brani come Su di noi e Sarà perché ti amo, già munifico benefattore di S.A.R., tra pranzi, cene e trasferte lautamente offerte, è ancora in dignitosa eppure silente attesa del prezioso “Collare” che, riteniamo, gli spetti di diritto, se non proprio risarcimento.
Nel frattempo, però, per i monarchici qualcosa si muove. Infatti, come ribadisce piccato un altro fedele al nostro pretendente al Trono: «Ci vuole di nuovo la monarchia al governo. I politici non sono in grado di riportare l’Italia al decoro». Avanti Savoia?