Alla fiera del tricologicamente corretto

di Guia Soncini (linkiesta.it, 14 settembre 2020)

Sì, i telefoni a gettoni, i juke-box, la lira, l’irreperibilità. Ne ho nostalgia anch’io, per carità, ma mai quanto del vero scomparso degli ultimi anni: il no comment. Nessuno più si sottrae. Nessuno più evita di avere un’opinione, una versione dei fatti, di scusarsi, di spiegare. La settimana scorsa, la portavoce di Donald Trump ha fatto un’intera conferenza stampa con, alle spalle, un video di Nancy Pelosi che andava dal parrucchiere. Era, chiederanno i miei piccoli lettori, un’installazione tesa a dimostrare la vanità delle ottantenni?NancyPelosi_lockdownMacché. Era propaganda politica. Pelosi è la speaker of the House, la presidente della Camera, ed è dei democratici. Vedete, stavano dicendo le immagini nella sala stampa della Casa Bianca, anche i democratici non rispettano le regole di tutela dal virus, poi dicono a noi. I parrucchieri, infatti, avevano il permesso di riaprire solo il giorno dopo. Pelosi era stata filmata mentre andava da un parrucchiere che legalmente sarebbe dovuto essere ancora chiuso. Praticamente beveva whisky durante il proibizionismo. Per tutto il tempo guardavo la portavoce di Trump, e pensavo: e a te i capelli chi te li ha fatti? In Italia, durante la chiusura che ci sembrava chic chiamare lockdown, tutte – a parte le felici poche nate con capelli fighi, quelle che li hanno naturalmente lisci e non sembrano Maga Magò senza piega professionale –, tutte le donne che lavorano con l’immagine, chiunque abbia un mestiere pubblico e abbia continuato a frequentare gli studi televisivi ha continuato ad andare da parrucchieri ufficialmente chiusi. I programmi televisivi avevano eliminato trucco e parrucco come misura di sicurezza, ma neanche le donne più di contenuti erano disposte ad andare in tv senza trucco e parrucco.

Vent’anni fa la direttrice d’un giornale per cui scrivevo, mollando la chiusura delle pagine a metà pomeriggio perché la sera era ospite in tv e doveva andare a farsi la piega, mi spiegò che altro che stipendi; il vero divario tra uomini e donne è che loro possono venire convocati in un programma televisivo cinque minuti prima: mica devono farsi belli. Anni dopo lo stesso concetto sarebbe stato espresso da Hillary Clinton nella sua autobiografia: le volte in cui si era fatta vedere in pubblico struccata, rievocava, lo scandalo era finito sui giornali. Le donne di valore non le vedi dalla carriera che fanno o dalla calma sotto sforzo che riescono a mantenere: le vedi dalla fatica che fai a trovare loro foto in cui i capelli non siano perfettamente piastrati, foto dalle quali scoprire che no, non sono naturalmente lisce. Vale per tutte, da Raffaella Carrà a Chiara Ferragni (che si porta il “glam artist”, come lo chiama lei, anche in vacanza; scoprii che non era naturalmente liscia guardando i video dalla luna di miele, un viaggio che aveva inspiegabilmente deciso di fare senza parrucchiere al seguito).

Ma questi mesi non hanno cambiato le cose, abituandoci a vederci (e a vedere le altre) in pantaloni con l’elastico e fascia tra i capelli a coprire la ricrescita della tinta? Era la domanda che si faceva l’altro giorno il New York Times, invitando la Pelosi a dare il buon esempio e a liberarsi dall’obbligo del parrucchiere, liberando così tutte noi dalla tassa raccontata da Hillary. Qualche giorno prima, Maureen Dowd aveva intervistato Jane Fonda, che tra le altre cose aveva gongolato del proprio tempismo: aveva deciso di tenersi i capelli bianchi un attimo prima che la clausura la forzasse a prendere quella stessa decisione. Su Instagram, Dowd ha messo un pezzetto dell’intervista fatta su Zoom. Fonda è la solita strafiga. La differenza tra tenersi i capelli bianchi essendo lei e tenerseli essendo me è la stessa che intercorre tra un divano di Cini Boeri e uno di Ikea.

Tuttavia, io non sono ancora andata a tingermi la ricrescita, che dopo sei mesi ormai più che una ricrescita è un luogo del disastro: la mia pigrizia sembrerebbe eroica al New York Times, ma che l’ottantenne Pelosi abbia una vanità più viva della mia un po’ mi umilia. Solo una cosa ha sbagliato Pelosi, così tignosa da andare a farsi la messa in piega nonostante il proibizionismo: non ha detto “no comment”. Ha fatto una conferenza stampa dicendo che era una trappola, che le avevano detto che ricevevano una cliente alla volta e non c’era pericolo, ma avrebbe dovuto sapere che era un complotto dei repubblicani per farle violare le regole. Sarebbero dovuti restare nell’impero britannico, a emanciparsene si son dimenticati di “Never complain, never explain, never say I’m sorry”.

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