Il carisma di Zelensky

(ilpost.it, 27 febbraio 2022)

Quando fu inaspettatamente eletto presidente dell’Ucraina nel 2019, dopo una carriera da attore comico passata tra le altre cose per una vittoria alla prima edizione della versione ucraina dello show Ballando con le stelle, non era facile prevedere che nel giro di pochi anni Volodymyr Zelensky si sarebbe ritrovato a guidare un Paese durante una delle più preoccupanti guerre in Europa dal 1945 a oggi. Ma quello che ha realmente stupito analisti e capi di Stato di mezzo mondo è che nel giro di pochi giorni Zelensky sia diventato un leader politico capace di straordinario carisma e fermezza, dotato di persuasione e coraggio al punto da essere descritto dai media internazionali come un personaggio «eroico». Nei primi giorni dell’invasione Zelensky, il cui consenso peraltro era in calo prima della guerra, ha fatto ricorso alle sue abilità di comunicatore per tenere una serie di discorsi particolarmente efficaci e infervorati rivolti alla popolazione ucraina, ai Paesi occidentali e anche ai russi.

Zelensky ha anche gestito le relazioni diplomatiche con i Paesi alleati con grande attivismo e insistenza, dispensando peraltro qualche battuta, come quella con cui ha rimproverato il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi per un passaggio del suo discorso alla Camera di venerdì («la prossima volta proverò a spostare l’agenda della guerra per parlare con Draghi a un orario preciso») o quella con cui ha rifiutato l’offerta americana di aiuto per lasciare Kiev: «La battaglia è qui. Mi servono munizioni, non un passaggio». «Questa è l’ultima volta che potreste vedermi vivo» ha detto enfaticamente Zelensky giovedì sera durante una videochiamata con i leader europei, spiegando come tra gli obiettivi principali della Russia ci fossero proprio lui e la sua famiglia, ostacoli all’instaurazione di un governo fantoccio a Kiev. Proprio il fatto che Zelensky abbia scelto di rimanere simbolicamente nella Capitale ucraina è stato uno dei fattori più determinanti nel trasformarlo in un leader morale per gli ucraini, e in un capo di Stato ammirato e rispettato all’estero. Venerdì, dopo il primo giorno di invasione, Zelensky aveva pubblicato sui suoi account social un video insieme ad altri membri di governo e di partito per ribadire che loro erano ancora a Kiev. Ha fatto lo stesso il giorno dopo, filmandosi mentre passeggiava per il centro della Capitale in cui ha smentito le «notizie false su Internet» secondo le quali era scappato e aveva chiesto all’esercito di deporre le armi.

«La sua abilità a dialogare con il pubblico è esattamente quello che gli ha permesso di incarnare il ruolo di un leader nazionale in tempo di guerra. Riesce a riflettere e a proiettare le paure, i desideri e i sogni della gente. L’Ucraina si è unita dopo l’invasione. Zelensky è ispirato dallo spirito del suo popolo tanto quanto è lui a ispirarlo» ha scritto l’Economist. «Zelensky sta parallelamente creando e interpretando una narrazione, che sta emergendo spontaneamente fra gli ucraini, che parla di ribellione, resilienza e spirito di sopravvivenza», ha commentato il New Statesman. L’immagine del presidente ucraino per le strade di una città sotto assedio o col caschetto e il giubbotto antiproiettile mentre prende un caffè con i militari impegnati nella difesa del Paese sono in particolare contrasto con l’atteggiamento tenuto da Vladimir Putin, ripreso in questi giorni sempre dentro al Cremlino, isolato da tutti come vive praticamente dall’inizio della pandemia da Coronavirus o circondato da pochi ministri e ufficiali nelle bizzarre riunioni a cui ha partecipato. Se Zelensky è diventato nel giro di pochi giorni una specie di simbolo della difesa dei valori democratici, con l’invasione Putin è diventato ufficialmente un bandito e un reietto per praticamente tutte le forze politiche internazionali, anche quelle che in precedenza lo avevano sostenuto e ammirato: come la Lega di Matteo Salvini in Italia, o il Rassemblement National di Marine Le Pen in Francia.

Secondo alcune analisi, nonostante il suo passato poco convenzionale Zelensky ha diverse qualità che hanno facilitato la sua trasformazione di questi giorni. Nella serie televisiva satirica per cui è famoso, Слуга народу (Servitore del popolo), interpretava un insegnante di liceo eletto a sorpresa presidente dell’Ucraina dopo essere stato protagonista di un filmato virale in cui denunciava la corruzione del governo locale. Quel personaggio, che oltre a porsi come alternativa ai governi degli oligarchi e delle élite invitava i suoi concittadini a superare le divisioni tra la popolazione che parla Ucraino e quella russofona, contribuì a definire la sua piattaforma politica successiva. Durante la campagna elettorale del 2019, per la quale formò il suo partito chiamato proprio come la serie tv, Zelensky non insistette sul suo orientamento atlantista in opposizione alla parte di Ucraina più legata alla Russia (lui stesso proviene da una famiglia dell’Est dell’Ucraina in cui si parlava Russo). Puntò invece su altre questioni, rivolgendosi alla popolazione stanca della guerra nell’Est del Paese, dei governi che servivano gli interessi delle potenze straniere e che arricchivano gli oligarchi a discapito delle persone comuni. La svolta da statista di Zelensky è arrivata dopo un periodo in cui era stato oggetto di forti critiche, sia per non essere stato efficace quanto promesso nel combattere la corruzione in Ucraina sia per la sua apparente docilità nei confronti di Putin e per certa ambiguità tenuta nelle settimane precedenti all’invasione, in cui a tratti era sembrato sottovalutare l’eventualità di un attacco militare. Tanto che, scrive il Washington Post, la preparazione all’offensiva era stata per molti versi carente, e i dubbi sul fatto che Zelensky potesse guidare il Paese durante una crisi si erano fatti particolarmente pressanti.

Ma nelle ultime ore tra alcuni analisti è emersa una lettura di fatto opposta, secondo cui il carisma dimostrato da Zelensky potrebbe aver avuto un ruolo concreto nell’animare la resistenza dell’esercito e della popolazione. Nonostante la difficoltà nel ricostruire e interpretare l’avanzamento dell’invasione russa, infatti, sembra ormai sicuro che in questi primi quattro giorni l’offensiva sia stata meno efficace del previsto, e non sia proceduta come si aspettava Putin. Sembra che una delle ragioni sia l’inaspettata compattezza e tenacia dimostrate dall’esercito ucraino, nonostante sia straordinariamente sottodimensionato rispetto a quello russo. Questo inaspettato vantaggio potrebbe svanire presto, se Putin decidesse di aumentare l’intensità dello sforzo bellico: ma quanto successo in questa fase iniziale sembra confermare che l’Ucraina ha reagito all’invasione con un orgoglio e un’unità che molti non si aspettavano, forse nemmeno Putin.

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