Modi mette le mani sul cinema indiano

di Rafia Zakaria (internazionale.it, 3 luglio 2021)

Il mondo conosce l’India attraverso i suoi film. Per più di un secolo gran parte dell’Asia Meridionale ha canticchiato i motivi di Bollywood, aspettando con ansia il prossimo successo. L’influenza dell’industria cinematografica indiana va oltre il subcontinente. Statunitensi, egiziani, nigeriani e milioni di persone in tutto il mondo hanno sculettato al ritmo delle scene di ballo dei suoi film. E ovviamente hanno anche potuto conoscere il Paese, nella misura in cui è possibile farlo attraverso uno schermo. Molto presto tutto questo potrebbe cambiare. Nelle prossime settimane e mesi il Bharatiya Janata Party (Bjp), il partito del primo ministro Narendra Modi, soffocherà sempre più il settore multimiliardario del cinema, che ogni anno produce più film di Hollywood.

Narendra Modi via Instagram

Ci sono un paio di cose che al Bjp non vanno a genio nel cinema di oggi. La prima è che a dettare legge sia il triumvirato dei tre attori che hanno un cognome tipicamente musulmano come Khan – Shahrukh, Aamir e Salma –, i quali hanno acquisito enorme potere decisionale sulla produzione e i contenuti dei film. Da quando nel 2014 è cominciato il governo di Narendra Modi, e con più convinzione dopo la sua rielezione nel 2019, il Bjp si è scontrato apertamente con Bollywood. I film che raccontano le storie delle conquiste musulmane e della dinastia Moghul (come La sposa dell’imperatore) non sono facili da realizzare, e quelli come Padmavaat, ispirato all’omonimo poema epico scritto nel 1540 dal poeta sufi Malik Muhammad Jayasi, hanno generato violente polemiche. I produttori di film di Bollywood hanno imparato sulla loro pelle che il modo più facile di fare un film evitando le intromissioni dei censori del Bjp è proprio compiacere il partito. Di conseguenza i film a basso costo traboccano d’improbabili intrecci nei quali l’India domina sul Pakistan, e i patrioti e gli eroi sono tutti indù.

Negli ultimi tempi, mentre era impegnato a fare i conti con l’ultima ondata di Covid-19, il governo di Modi ha avuto bisogno di nuovi strumenti di propaganda. Modi sembra aver raggiunto conclusioni simili a quelle di Goebbels, il dirigente nazista che prefigurò l’uso del cinema a scopi ideologici. In India la televisione e la stampa sono già state sottomesse, al punto che vengono chiamate godi (leccapiedi) per indicare quanto i giornalisti indiani siano diventati accomodanti nei confronti del programma suprematista indù di Modi. Ora le grandi stelle e i grandi produttori di Bollywood devono essere trasformati in “Godiwood”. L’obiettivo è sostituire i tre Khan alla guida del settore e produrre film il cui unico scopo sia quello di esaltare le virtù del primo ministro e del suo governo, facendo conoscere al pubblico indiano, un tempo laico, miti e racconti antichi che possano essere ricollegati ai testi sacri Veda o al programma del Bjp. L’attrice Kangana Ranaut, che ha espresso il desiderio di attaccare il Pakistan, o la sua collega Priyanka Chopra, che ha abbracciato Modi in uno degli eventi organizzati per il suo matrimonio, potranno recitare in altri film. Sarebbe comico, se non fosse vero. Quando sono esplose le proteste contro la nuova legge indiana sulla cittadinanza i Khan, malgrado tutto il loro potere, non hanno osato prendere posizione. Quel poco che sono riusciti a dire non ha calmato Modi. E la legge sulla cittadinanza è stata approvata.

Modi ha bisogno di creare una distrazione per la popolazione, traumatizzata dal Covid-19. Per settimane, in troppi hanno dovuto vivere più tragedie di quelle che si sperimentano in una vita intera. Gli indiani che hanno creduto ciecamente alle promesse di Modi hanno avuto un’amara dose di realtà: nel Paese ci sono ancora milioni di poveri, le infrastrutture sanitarie sono inesistenti e c’è corruzione a tutti i livelli. Serve una macchina d’intrattenimento per distrarli. La risposta è Godiwood. Con delle star spaventate da controlli, minacce d’arresti e censura, Godiwood potrebbe produrre le stesse canzoni e spettacoli di danza ma con l’obiettivo di esaltare lo Stato suprematista indù che il primo ministro ha quasi finito di creare. I fascisti cercano sempre di controllare la produzione culturale. Osservando i mezzi d’informazione, viene da chiedersi come facciano tanti indiani a bersi gli elogi faziosi presentati come notizie del giorno. Godiwood sarà qualcosa di simile. Ci sarà più attenzione ai temi religiosi, ai mali dell’“indufobia”, alle devastazioni compiute dal Pakistan, alle infamie dei governanti musulmani del passato. Se Bollywood era leggera e piacevole, Godiwood sarà noiosa e banale. Se la Bollywood indipendente era un emblema dell’importanza culturale dell’India, Godiwood probabilmente sarà l’esatto contrario. Se la prima era il simbolo di un Paese democratico e affascinante, la seconda sarà un vuoto progetto apologetico rivolto a una popolazione manipolata.

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