
di Gianluca Modolo (repubblica.it, 7 febbraio 2026)
Tsunami Takaichi. Da quando è diventata lo scorso ottobre la prima donna premier del Sol Levante, il Giappone sembra in preda ad una Takaichi-mania: la borsa che porta, i cracker di riso e gamberetti che mangia, persino la penna rosa che usa per prendere appunti in Parlamento sono diventati oggetti di culto.
La “lady di ferro” vola altissima nei sondaggi (67% il gradimento per il suo governo) ed è per questo che ha deciso di andare ad elezioni anticipate – domenica 8 febbraio – per capitalizzare il sostegno di cui gode e rendere più robusta la maggioranza, ora risicata, della sua coalizione alla Camera. All’ultimo comizio, a Tokyo, ha promesso di rendere il Giappone «più prospero e sicuro». Come andrà a finire? Con una schiacciante vittoria, dicono le previsioni della vigilia, che i suoi colleghi del partito conservatore (il Pld, che governa il Paese quasi ininterrottamente da oltre settant’anni ma che l’anno scorso sembrava sull’orlo dell’abisso tra scandali e batoste elettorali) nemmeno si sognavano.
Ma uno tsunami, con le sue politiche fiscali aggressive, Sanae Takaichi rischia di esserlo pure per i mercati giapponesi e mondiali. Finora ha ospitato a Tokyo Trump, che fa ovviamente il tifo per lei e l’ha già invitata alla Casa Bianca a marzo; ha provato a ricucire i rapporti con la Corea del Sud, mettendosi a suonare brani K-pop col leader di Seul Lee; si è fatta selfie con Meloni cantandole poi tanti auguri in Italiano; ha fatto infuriare Xi scatenando una delle più gravi crisi diplomatiche con la Cina coi suoi commenti su Taiwan; vuole aumentare la spesa pubblica, e quella per la difesa, per un maggior potenziamento militare; non le dispiacerebbe rivedere la Costituzione pacifista.
Si vota per il rinnovo della Camera bassa, quella più potente nel Parlamento nipponico, e i sondaggi danno il Pld e il partner di coalizione Ishin pronti a conquistare oltre 300 seggi su 465 (ora ne hanno 233). Numeri che permetterebbero a Takaichi di portare avanti con più forza le sue riforme economiche e di sicurezza. Ultraconservatrice, la premier suscita però l’interesse soprattutto dei giovani, attratti, dicono, dal suo modo di fare semplice e schietto, che in lei vedono una ventata di novità in un Paese abituato a primi ministri tutti uomini e discendenti delle grandi dinastie politiche. Origini umili, mamma poliziotta e papà impiegato, Takaichi, 64 anni, è in politica dagli anni Novanta e ora si gioca il proprio futuro.
Usa abilmente i social (su X ha più di 2,6 milioni di follower), come i suoi rivali invece non fanno. Suona ancora la batteria (come faceva da giovane in una band heavy metal), ama il baseball e le moto. L’84% degli intervistati tra i 20 e i 29 anni e il 78% di quelli tra i 30 e i 39 si dice a favore di Takaichi, secondo un sondaggio di Nikkei, «anche se resta da vedere se l’entusiasmo si tradurrà in voti da parte di una generazione più giovane, spesso apatica dal punto di vista politico» scrive il giornale giapponese. Ma quanto durerà la Takaichi-mania in un Paese dove le famiglie sono sempre più povere, il costo della vita aumenta e lo yen è debole?
Lei cavalca le solite ricette della destra. Ha insistito molto sul tema dell’immigrazione, alimentando un’ansia ingiustificata in un Paese in cui solo il 3,2% della popolazione è costituito da residenti stranieri. Tattica che potrebbe permetterle di rubacchiare sostenitori al partito di estrema destra Sanseito. Ha promesso una sospensione di due anni dell’Iva sui prodotti alimentari, ma così si ridurrebbe il gettito fiscale di circa 5mila miliardi di yen l’anno e senza un piano di finanziamento sostitutivo si rischia di creare un grosso buco. I mercati finanziari hanno già reagito duramente. «L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato giapponesi accresce il rischio di una svendita globale», scrive il quotidiano tedesco Die Welt.
Delfina dell’ex premier Shinzo Abe, ammiratrice di Margareth Thatcher, Takaichi venne scelta come nuova premier dopo le dimissioni di Shigeru Ishiba e dopo aver vinto le elezioni interne al partito per la leadership del Pld. Ma non ha mai affrontato, finora, il test delle urne (sebbene gli elettori non eleggano direttamente il Primo ministro). Il Pld nel frattempo non è più in coalizione con il Komeito ma si è alleato a un’altra forza di destra, Ishin. Komeito invece si è unito al grande partito dell’opposizione, quello democratico-costituzionale, dando vita a una nuova formazione centrista che, però, secondo gli ultimi sondaggi, farà flop.