Le case di Trump e Mussolini, la stessa distopia

Ph. Hayley Murray / Unsplash

di Fulvio Abbate (huffingtonpost.it, 15 aprile 2026)

Nel condominio mediatico e spettacolare contemporaneo, Trump e Mussolini (Alessandra) appartengono al medesimo flusso mediatico spettacolare. Forse perfino politico, nel senso dell’Assurdo epocale.

Nel dormiveglia dell’altra sera, infatti, scarrellando nel tentativo cercare ristoro, telecomando in pugno, da una rete all’altra, temo di avere avuto una visione decisamente “distopica” (oscura parola per descrivere, forse, smarrimento dialettico, se non interpretativo proprio dei nostri giorni, perfetta per il post-analfabetismo filosofico), ossia la sensazione strabiliante di assistere a un reality “condominiale” nel quale, tra guerra, tragedia, farsa, follia e senso del ridicolo da angolo-cottura e angolo-bagno, tutto si fondeva in un’unica percezione residenziale immanente. Esatto, proprio un doppio comune reality nel quale coabitavano senza discontinuità ora il volto, i gesti, le movenze di Donald Trump accanto alle tarantelle e agli “Uè!” della signora Mussolini. Il peso storico e insieme semantico di entrambi i cognomi faceva sì che l’intera visione suggerisse, se non proprio un inenarrabile paradosso epocale, comunque una sorta di retrobottega in avaria della Storia stessa.

Se ho compreso bene, nel frattempo, nel bel mezzo del talk di Lilli Gruber, ospiti degnamente titolati si affannavano, non senza sgomento, ad approssimarsi a una possibile diagnosi psichiatrica sulla condotta caratterialmente, sebbene ineludibile, del presidente americano, chiedendosi quanto il tycoon, a dispetto del suo ruolo Ur-apicale, potesse essere ritenuto oggettivamente, paradossalmente, degnamente “pazzo”, cioè destinato all’icona cara ai social più prosaici, gli stessi nei quali viene visivamente invocato l’intervento con sirena bitonale, in tempi possibilmente brevi, di “Neni Neni the ambulance…”, lì soprattutto pronta per l’uso. Le risposte apparivano comunque evasive, nel senso che nessuno si è spinto con certezza vero l’estrema diagnosi.

Resta che il dibattito sull’immagine del presidente in veste di Re Taumaturgo, Caligola di Washington D.C., che se non proprio cristologica consegnava assai poco spazio al dubbio. Si dirà: in una società mediatica e fortemente spettacolarizzata, dove ricompare ogni genere di suggestione da “Giornale dei Misteri”, con l’evocazione addirittura dell’Anticristo e del collega Satana tutto è possibile, se non politicamente concesso. Non è Cristo, semmai un infermiere, un guaritore, un possibile pranoterapeuta, un esperto proctologo accompagnato dal coro degli angeli di supporto come possibili barellieri e ferristi in attesa che decisamente giungessero le caposala per condurre l’infermo Donald in corsia.

Queste e altre suggestioni punteggiavano il dibattito, tra volti smarriti in attesa di una parola definitiva, sullo sfondo una crisi planetaria e uno scenario di guerra che assume ormai aspetti più che problematici per il futuro delle nazioni, del cosmo, temo. Se tutto questo non dovesse apparire sufficiente, altrettanto ci sia interrogava sull’insufficienza decretata sempre da Trump rispetto all’attuale pontefice, suo connazionale. Se le cose stanno così, il dubbio che Donald possa ritenersi, se non proprio Cristo, direttamente un’emanazione dello Spirito Santo non appare peregrina. Sono tuttavia certo che, al di là d’ogni considerazione possibile dell’ormai dubbioso popolo Maga, come recitava un antico prosaico adagio d’altri tempi, la situazione sembri mostrare segni di notevole confusione.

Quanto alla prosaica citazione d’antan, la riportiamo nella sua ignobile e ambigua interezza: “Con mossa fulminea la regina strappa i Dardanelli al sultano, l’affare s’ingrossa, si temono ripercussioni al Bosforo”. Il fatto che in queste ore, assenti Bosforo e Dardanelli, sia invece in causa lo Stretto di Hormuz, nulla toglie alla consistenza del dramma in agguato, una possibile crisi energetica e l’ipotesi seria che l’Austerity di un’ormai remota crisi petrolifera dei non meno remoti anni Settanta apparirà una sorta di momento memoriale tutto sommato “ludico” e ricreativo rispetto a ciò che presumibilmente è invece adesso in arrivo in forma di cataclisma economico e finanziario.

Il rosario tra le dita potrà essere una possibile risposta ai tempi bui in agguato? Anche su questo non c’è risposta, se è vero che proprio Trump sembra presentarsi al momento come concessionario unico d’ogni strumento apotropaico o di supporto mistico per le Fedi. Perfino Giorgia Meloni in questo frangente appare minuscola figura afflitta da molte ambasce, l’amicizia con l’ex amico d’Oltreoceano si è rotta, va quindi immaginata anche lei, poveretta, su un guscio di noce nella tempesta globale. Destra e Sinistra? Categorie non meno ormai vaghe. Bene però ha fatto Elly Schlein a manifestare alla collega antagonista umana, decisamente umana, compassionevole vicinanza. L’affare s’ingrossa e non è escluso che tra i prossimi post Trump voglia addirittura mostrane le esatte dimensioni, forse perfino in forma di pene gagliardamente performante della potenza Usa.

In dissolvenza incrociata, nel medesimo condominio spettacolare, abbiamo avuto modo, nel già citato dormiveglia, di udire il cognome Mussolini. Non era proprio il Duce a essere evocato, non c’entravano le “reni da spezzare alla Grecia” e ancor meno la Spada dell’Islam ricevuta, se non rammento male, al tempo degli ascari fidelizzati sotto il littorio, semmai la nipote Alessandra, pervenuta a stella di prima grandezza farsesca nel consuntivo dei millesimi del Grande Fratello Vip, e incredibilmente non sembravano esserci possibili distingui dialettici e ancor meno intervalli visivi tra le intemperanze dell’attuale residente della Casa Bianca e la “tarantella” partenopea-predappiese della Nipote del fondatore del fascismo. Come si è provato già a dire, figure siamesi nel marasma oscuro del nostro presente, impagabili coinquilini del medesimo luogo, ripeto, “distopico”. SOS!!!! Si salvi chi può!

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